#Cannes68 – La voglia di raccontare la veritá. Parlano Stéphane Brizé e Vincent Lindon

 

La Loi du Marché è stato accolto con entusiasmo da buona parte della critica presente al Festival. La maggior parte della stampa è rimasta colpita dalle scelte rigorose fatte tanto per la ripresa quanto per i contenuti.
Viene osservato che “la quasi totalitá delle scene è girata in ambienti chiusi, è la camera che si  muove, mentre i personaggi non si muovono molto generando maggiore attenzione sui dialoghi, sui rapporti tra i personaggi e, ovviamente, sull’interpretazione straordinaria di Vincent Lindon”. Stéphane Brizé precisa, infatti, che il modo di girare è stato influenzato dalla volontá di filmare la veritá, di “avere uno sguardo sul reale”. Ma di farlo senza mostrare tutto. Lo spazio in cui ha girato, con i suoi confini stretti, gli ha permesso di farlo nel modo piú appropriato. A questo, il regista aggiunge, ha dato il suo apporto anche il corpo attoriale di Vincent Lindon. “Lui è come un pugile in un ring. Il suo modo di utilizzare il corpo nello spazio è sensazionale. È qualcuno che ha, e allo stesso tempo non ha, la forza di proteggere. Questo crea molta empatia con il personaggio che incarna. È questo il modo in cui lo spettatore si appropria della storia e delle sue emozioni.”

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Vincent Lindon dice che “la fiction può essere una risposta alla realtá”. Al Festival di Cannes sono spesso arrivati in concorso film con temi politico-sociali. L’attore crede fermamente che i film che restano nella storia del cinema sono proprio quelli che parlano della societá contemporanea. Ritiene che il cinema sia un mezzo potentissimo e che dia la possibilitá di interrogarsi su molte questioni. Fino a poco tempo fa, aggiunge, le persone andavano al cinema per intrattenimento, per vedere cose che non accadevano nella vita reale. “Ora accade il contrario. Le notizie ci arrivano spesso attraverso una comunicazione dagli effetti sensazionali e dalla quale si tende a prendere distanza. A cinema, invece, si guarda una fiction, che ti porta in una storia, e questo può diventare piú reale della vita reale.” In questa storia, precisa, “ci sono persone che si trovano in una posizione debole e combattono. È il modo in cui funziona il mondo oggi. Ed è spaventoso.”

Alle osservazioni sul fatto che non si tratti di un film confortevole da guardare, Stéphane Brizé concorda. Ci sono molti dialoghi nel film ma non scene nelle quali vediamo il personaggio di Thierry esplodere o avere una discussione con la sua donna. Tutte le sue emozioni sono interiorizzate. A parere del regista, questa scelta era inevitabile. “La vita è piú complessa dei clichés. Gli atti eroici sono quelli silenziosi. Thierry è senza dubbio un eroe silenzioso.”

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di Maria Vittoria Pellecchia