#Cannes68 – Love 3D, di Gaspar Noé

Ecco un film a cui come voto si potrebbe mettere 0 o 9. Perché com’era ampiamente previsto Love di Gaspar Noé è un oggetto che puό irritare con molta facilitá. Del resto siamo sempre stati i primi ad avere avuto delle perplessitá sul cinema formalista, vuoto e spesso noioso del regista argentino. Ma iniziamo con lo scandalo. Love mostra per i suoi ¾ di durata scene di sesso esplicito, tra rapporti orali, eiaculazioni in primo piano, amplessi estetizzanti lunghi ed esibiti in piano sequenza con accompagnamento musicale che va da Satie alla musica tecno. La fotografia utilizza filtri cromatici accesi, iperrealisti, prediligendo spesso il rosso del sangue, della passione e anche del “mercato”.

La storia d’amore tra l’americano Murphy, aspirante filmaker che vive a Parigi, ed Elektra è raccontata soprattutto attraverso il loro desiderio, il godimento e una progressiva sperimentazione che li porta a contemplare anche il tradimento, la frequentazione di locali notturni e il coinvolgimento della giovane e bionda vicina di casa. Quest’ultimo sará anche il punto di non ritorno che porrá fine alla loro relazione. Murphy infatti metterá incinta la donna e verrá mollato da Elektra che scomparirá nel nulla. In realtá Love – come Irreversible – parte proprio da qui. Dalla fine. Murphy, ormai accasato con un figlio piccolo, riceve una telefonata dalla madre di Elektra che chiede della figlia: sono due mesi che ha perso sue notizie e ha paura che si sia suicidata. Murphy si preoccupa, teme il peggio. E’ ancora innamorato di lei e per lui inizia una specie di incubo. Comincia a ricordare il passato, il corpo di lei, i sapori, le litigate e le scopate. I flashback si accavallano e il film si trasforma subito in un’allucinazione psichedelica sul vuoto di un corpo da ritrovare, un amplesso da (ri)vivere, da ricostruire attraverso i colori della videoarte e una musica assordante che anziché creare straniamento contribuisce a donare impulsi percettivi alla visioni del protagonista e a quelle dello spettatore in sala. Mettete un uomo e una donna insieme in una stanza da letto e vi racconteranno il mondo diceva la nouvelle vague. Gaspar Noé sembra partire da qui con un unico obbiettivo: raccontare prima l’ossessione per l’amore e per i corpi e come conseguenza parlare di sentimenti. Ma stavolta non si prende (troppo) sul serio. Lavora quasi esclusivamente pensando a Love come a un’opera concept, confezionandola come fosse la divagazione erotica di 2001 Odissea nello spazio, che infatti Murphy dice a Elektra essere il suo film preferito.

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Love 3D è un’esperienza sinestetica discutibile quanto si vuole, ma seducente e “sentimentale”. Un trip di suoni, colori.  E’ un oggetto astrale che puό essere usato e gettato come un preservativo, ma dopo aver goduto senza falsi compromessi. Da questo punto di vista nonostante le sovrastrutture stilistiche che lo caratterizzano è un film diretto e sincero, che nel parlare di amore finisce soprattutto con l’esaltare i nostri sensi attraverso il cinema. A volte l’artificio puό semplicemente piacere ed essere lontano anni luce dal cinismo e dalla freddezza di un cinema nocivo. E alla fine di una proiezione non dobbiamo vergognarci di aver amato un Sgt. Pepper’s vietato ai minori.