#Cannes68 – Luc Jacquet e Claude Lorius tra il Ghiaccio e il Cielo

È La Glace et le Ciel il film di chiusura dell’edizione 2015 del Festival di Cannes. La storia del giaciologo Claude Lorius, partito nel 1957 per studiare i ghiacciai artici, raccontata da Luc Jacquet

È La Glace et le Ciel il film di chiusura dell’edizione 2015 del Festival di Cannes. Quella di Claude Lorius, il giaciologo francese partito nel 1957 per studiare i ghiacciai dell’Antartico è una storia che parla del nostro presente e del nostro futuro, indissolubilmente legati all’impatto della mano dell’uomo sul nostro pianeta.

Luc Jacquet, il regista, in conferenza stampa sottolinea che questa storia singolare gli ha dato la grande opportunità di raccontare “una storia sorprendente fatta di ricerca e di creatività”.

Claude Lorius, presente in conferenza stampa, afferma che “le riprese e il ritrovarmi tanti anni dopo nei luoghi della mia ricerca mi hanno riportato alla memoria molti ricordi della mia vita, è stato emozionante”.

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Luc Jacquet aggiunge di essere rimasto affascinato dalla figura del ricercatore, testimone umile di un racconto straordinario, e dai paesaggi. “L’antartico è qualcosa di impossibile da descrivere, talmente è estraneo ed estremo”.

Il regista precisa che quello che lo ha colpito della storia di Claude è proprio averlo aiutato ad affrontare una questione complessa, il destino del nostro pianeta. “Mi sembrava giusto affrontare la questione climatica da questa prospettiva più umana”. E aggiunge “questo è il film più cinematografico che io abbia diretto, la forza del cinema sta nella capacità di raccontare una storia universale attraverso una particolare”

Claude Lorius, dopo aver ricordato gli ostacoli principali incontrati durante la sua ricerca, la solitudine e l’impossibilità di comunicare, dice “il punto non è essere ottimisti o pessimisti ma prendere coscienza del problema che l’innalzamento della temperatura è una cosa che può distruggere il genere umano. Prima ero pessimista ma ora credo che le persone stiano cambiando e sappiano sia necessario trovare una soluzione, forse da questo deriva lo sguardo ottimista che, nonostante tutto, fuoriesce dal film”.

A cura di Maria Vittoria Pellecchia

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