#Cannes76 – Indiana Jones e il quadrante del destino. Incontro con James Mangold e il cast

Sala gremita per Harrison Ford e James Mangold, che, insieme al cast del film, hanno presentato in anteprima il nuovo capitolo della saga nata negli anni ’70

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In occasione dell’anteprima mondiale al 76esimo Festival di Cannes di Indiana Jones e il quadrante del destino, si è svolto l’incontro con Harrison Ford, il regista James Mangold e il cast del film.

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In una sala conferenza gremita di giornalisti, un visibilmente emozionato Ford ha definito “Indescrivibile” l’accoglienza riservata alla prima mondiale del quinto capitolo della saga.

Non riesco a descrivere quello che provo, credo sia straordinario rivedere i momenti salienti della mia carriera trasmessi sullo schermo in questo modo. Il calore di questo luogo e il senso di comunità… l’accoglienza è semplicemente inimmaginabile. E mi fa stare bene.”

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Orfani della regia di Steven Spielberg, i produttori del film si sono affidati alla mano esperta di James Mangold, reduce dal buon successo di Le Mans ’66 – La grande sfida. Lo stesso Ford riserva più volte durante la conferenza stampa parole di stima nei confronti di Mangold:

Non c’è stato bisogno di una chiamata per accettare il ruolo, conosco bene James e i suoi film, siamo amici. Il suo segreto è che non si ferma mai. È stato in grado di vestire le scarpe di Steven alla grande. Per me, ha fatto un film bellissimo.”

Il regista newyorkese si è subito ambientato nell’universo Indiana Jones riprendendo quel fondamentale dialogo con il passato lasciando una necessaria impronta personale inserita nel contesto cinematografico contemporaneo. Così, lo stesso Mangold, si è espresso sul suo ingresso nel franchise nato negli anni ‘70.

Quando mi è stato proposto c’è stata sicuramente un po’ di esitazione da parte mia. Parlando con Steven Spielberg, ho capito che realizzare un film di questo tipo è una grande responsabilità e hai tante aspettative addosso. C’è tanto amore che circonda il film e devi ripagare tutto questo amore. Ognuno ha la sua versione di Indiana Jones e non puoi accontentare tutti…

Inoltre, hai di fronte una crew leggendaria con cui devi collaborare. Io ho cercato di entrare in sintonia con tutti nella maniera più genuina possibile per realizzare un film che potessi sentire anche mio. Poterlo fare, entrando in questa bellissima famiglia, ritrovando i miei idoli del passato, i motivi per cui faccio oggi il regista, beh sono andato oltre i miei più grandi sogni.

Per cui, sì, da una parte grande amore e legame con il passato. Ma, come nello sport, se vuoi vincere di nuovo non puoi continuare a pensare a cosa è accaduto prima. Devi rimanere concentrato sul dannato film.”

Il film di Mangold gioca esplicitamente col tema del tempo, lo fa attraverso la saga, il cinema e i generi ma anche attraverso delle nuove generazioni di attori che hanno collaborato per la prima volta con Harrison Ford, tra questi Phoebe Waller-Bridge, Boyd Holbrook, Ethann Isidore, Shaunette Renee Wilson e Mads Mikkelsen.

A proposito di questo ricambio generazionale, quando gli viene chiesto se si ritiene pronto a lasciare andare il personaggio di Indiana Jones, Ford si lascia andare all’autoironia sugli anni che passano, indicando il proprio fisico.

Non vi sembra evidente?… A parte gli scherzi, adoro lavorare e lo farò fin quando ne avrò la possibilità, amo questo personaggio e ciò che ha portato nella mia vita. Volevo vedere il completamento dei cinque film, volevo completare la storia. Inoltre, lavorare con queste persone è stato incredibile, l’esperienza di lavorare con loro vale tutto: in Indiana Jones convivono mito e magia e appartengono tutti alla stessa scatola che è il cinema. E quando funziona, è una fottuta magia…”

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