"Capo Nord", di Carlo Luglio

Il regista Carlo Luglio esordisce con questo strano ibrido tragicomico con vaporose e timide venature di surrealismo, senza la benché minima paura di strafare e con la sfacciataggine di farlo. “Capo Nord” è una polimorfia di generi, stili, di smottamenti narrativi, di parabole chiuse a se stesse e di continui teatrini inscenanti allegorie su allegorie

Il sole a mezzanotte di Capo Nord è il giorno che non si chiude mai, è l'ultima tappa oltre la quale il buio e la ciclicità della vita tornano a terremotarti coi loro demoni; è la vita o la morte. Napoli, più sotto, con la sua sarabanda di colori, di fitte alla vita e di spasmi al cuore, è la città dalla quale un gruppetto di ragazzi parte prepotentemente per salire fin lassù, passando prima per Amburgo poi per la decisiva Oslo. Ettore-Francesco-Genny-Fofò sono, o meglio è, il corpo dell'adolescenza che si concerta coralmente con la vita difficile da vivere. Un organismo pulsante ormoni che cerca la giusta via per scindersi in quattro coscienze distinte e (ir)realizzate. Nelle strade scoscese di un'Europa divisa come non mai (come ora!), quel corpo si spaccherà definitivamente per regalare un'esistenza, voluta o meno, ad ognuno dei suoi componenti. Il regista Carlo Luglio esordisce con questo strano ibrido (Premio "Opera prima" al Roma Film Festival 2002) tragicomico con vaporose e timide venature di surrealismo, senza la benché minima paura di strafare e con la sfacciataggine di farlo. E infatti strafà. Capo Nord è una polimorfia di generi, stili, di smottamenti narrativi, di parabole chiuse a se stesse e di continui teatrini inscenanti allegorie su allegorie su allegorie… Capo Nord non ha paura di nulla, cita Arancia meccanica come fosse una cosa da ridere (il rapporto sessuale velocizzato, la vecchia antipatica che sembra la "signora dei gatti"), uccide e rapina impunemente (tanto ci penserà la vita a punire), piange, urla, ride, si droga, scopa e poi ancora questo e tutto il contrario di questo. Ma la cosa più inusitata è che questa masnada di andirivieni di senso, alla fine, ci consegna un film tanto imperfetto quanto candido, schietto, innocente come quei quattro incoscienti picari metropolitani e figli di buona donna. Non c'è scena alla quale non siamo disposti a credere sino in fondo in questo Capo Nord, e dentro quelle stesse scene non c'è una singola decisione che non sottoscriveremmo. Un film sballato ma sincero e immorale.

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Regia: Carlo Luglio
Sceneggiatura: Carlo Luglio
Fotografia: Frederic Fasano
Montaggio: Alessio Doglione, Stefano Chierchiè
Musica: Paolo Pagnani, Beat Tornados 109 Mhz, La Famiglia
Scenografia: Adolfo Recchia
Costumi: Elena Del Guerra
Interpreti: Emanuele Valentini (Ettore), Francesco Vitiello (Francesco), Alberto "Polo" Cretara (Genny), Luca Riemma (Fofò), Stig Henrik Hoff (Laurence), Ingar Helge Gimle (Jack), Sofian Guermi (Lumaca), Ella Ege Bye (Carolyne), Oystein Selenius (Ronald Reagan)
Produzione: Silvana Leonardi, Enzo Di Marino, Rosa Russo
Distribuzione: Thule Film
Durata: 103'
Origine: Italia, 2002

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