CASINO': l’immaginario di Scorsese e le realtà francesi

di Antonio Spilotro

"Negli ultimi anni sono stati quattro i film che volevo fare: L'ultima tentazione di Cristo, l'episodio di New York Stories tratto da Dostoevskij, Quei bravi ragazzi, e L'età dell'innocenza. Ci ho infilato in mezzo Cape Fear e Casinò per accontentare la casa di produzione. Cape Fearè proprio un film in stile hollywoodiano. L'ho fatto per risarcire la Universal di tutto quello che le ho fatto passare con L'ultima tentazione. Casinò è una via di mezzo tra questi due. E' al tempo stesso un film hollywoodiano e un film personale, su un mondo che conosco. Ho cercato di unire le due cose. L'ultima tentazione, Quei bravi ragazzi, L'età dell'innocenza: questi tre film avevano una sceneggiatura molto salda…erano così solide che avrei potuto restarmene a casa e spiegare per telefono dove piazzare le macchine e cosa girare. Con Casinò non è stato così. Lavoravamo sulla sceneggiatura e ci inventavamo nuove cose man mano che andavamo avanti. Era appassionante e grandioso al tempo stesso" – Martin Scorsese, 1996

Difficile sfatare i miti negativi generalmente associati ai casinò, impressi ormai nell`immaginario collettivo con la complicità di pellicole straordinarie come Casinò del 1995, capolavoro di Martin Scorsese tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Pileggi, basato sulla storia vera del gangster Frank Rosenthal. Un film che recupera l'atmosfera “malavitosa” di altre opere scorsesiane come Mean streets del 1973 e Quei bravi ragazzi del 1990, ambientato in una Las Vegas corrotta e depravata. 

Un cast d’eccezione per l'operazione che vanta la presenza di Robert De Niro e Joe Pesci per i protagonisti maschili e di Sharon Stone per l’esplosiva Ginger McKenna. Interpretazione che le fruttò una nomination all’Oscar come migliore attrice protagonista, categoria in cui si aggiudicò, nello stesso anno, la vittoria ai Golden Globe.
Una storia di eccessi quella di Casinò, nevrotico nella manifestazione di sentimenti forti e contrastanti, attraverso i quali si rivive una pagina della storia americana.

La parte più difficile è stata trovare una struttura, ha raccontato Thelma Schoonmaker,  fedelissima montatrice e sostanzialmente co-autrice dei film di Scorsese sin da Toro ScatenatoA un certo punto ci siamo resi conto di voler trattare l'idea della corruzione a Las Vegas fin dall'inizio del film. Non era scritto così nel copione, in origine. La scena in cui si vede uno dei dipendenti del casinò entrare nella stanza conteggi e mettere del denaro in una valigia, inizialmente doveva apparire solo dopo un'ora di film. Poi abbiamo deciso di mostrarla nei primi minuti, in modo da far avvertire la corruzione per tutto il resto della storia, come se fosse sullo sfondo. A volte avevo l'impressione di lavorare su due film allo stesso tempo!

Tre filoni che si intrecciano ma che mai si fondono poiché il film punta un riflettore soprattutto sull’arrivismo e l’egoismo dei personaggi, che nel tentativo di trionfare l’uno sull’altro porteranno al collasso un impero di milioni di dollari.

Niente a che vedere, si spera, con Montecarlo e con il progetto di prossima realizzazione a Marsiglia: è infatti recente la proposta di alcuni esponenti del Carroccio di riaprire il casinò di San Pellegrino Terme, nel tentativo di risollevare l’economia del bergamasco intercettando il turismo dei frequentatori del gioco d`azzardo. Il progetto aveva suscitato non poche polemiche, incontrando una forte resistenza, che magari potrebbe sciogliersi sulla scia di una recente notizia d`oltralpe. Pare infatti che i francesi intendano compiere un’operazione simile investendo 50 milioni di euro per trasformare Marsiglia nella nuova Montecarlo.
Il rigido controllo dell’amministrazione francese, ultimato il progetto, ridurrà poi al minimo il rischio d’infiltrazione della criminalità organizzata nel sistema, una delle preoccupazioni da subito esposte dai marsigliesi, del resto sia Montecarlo che Deauville sono esempi virtuosi in questo senso.