CATTIVISSIMO ME 2 – Incontro con Max Giusti e Arisa

Cattivissimo Me 2Se tre anni fa, il primo capitolo di Cattivissimo Me era quasi interamente veicolato dalla voce principale di Max Giusti alias Gru, oggi, il suo personaggio si affianca alle particolarissime modulazioni vocali di Arisa nei panni della partner Lucy White, in un gioco di squadra che riesce a far breccia anche in un “cuore di bronzo” come quello di Gru. L’attore cita così le parole di Steve Carrel che, nella versione originale, fornisce al protagonista un accento dell’est Europa, secondo una visione molto meno politically correct rispetto a quanto consentito nel contesto italiano, perché “in America è letta bene, in Italia, soprattutto in un cartone, questa scorrettezza un po’ terrorizza”. In questo modo, Max Giusti, insieme alla direttrice del doppiaggio Fiamma Izzo, riesce a reinventare Gru e a farlo suo attraverso un mondo, quello dei cartoni animati, che “ha rappresentato un’occasione per riscoprire i sapori buoni, i buoni sentimenti. In una società che richiede sempre risultati e target, quando si torna a vedere un cartone animato è sempre un bel tornare: in questo caso, al cartone e a Cattivissimo Me.”

A: “Si, è stato molto bello. Il doppiaggio in sé e il fatto di doppiare un cartone animato riesce anche a cambiarti, nel senso che tu entri nel personaggio e il personaggio entra dentro di te. Inoltre, i cartoni aiutano a formare le donne rispetto ai modelli forniti al di fuori di questo mondo.


 

Rispetto anche all’originale, questo Cattivissime Me 2, è meno cattivo e più ingenuo?

M: Sai, bisogna seguire una linea personale all’interno di quella del Paese in cui si vive e capire il contesto in cui si va proporre il cartone. Credo che Cattivissimo Me abbia avuto una grande intuizione: i Minion, che fanno innamorare i bambini ma, nello stesso tempo, rappresentano un contraddittorio all’interno dell’intera visione. C’è un grande lavoro sull’elemento di diversità che permette di fare i conti con il mondo contemporaneo e con la realtà circostante, mettendoci di fronte ai nostri piccoli grandi difetti. E questo già avveniva nel primo Cattivissimo Me. La forza di questo cartone sta allora nel riuscire ad appassionare oltre al pubblico dei più piccoli, anche il mondo degli adulti. Non si tratta del solito cartone disneyano smielato, c’è infatti anche tanta amarezza ed è in questa ottica che il genitore riesce a ritrovarsi nel percorso delineato. Non c’è niente di più duro per un papà che andare alle festicciole dei bambini, trovando impossibile, se ha delle figlie femmine, ritagliarsi del tempo per sé. La scena in cui Gru è nel ristorante con la ragazza di turno, rifatta e in carriera, è una della immagini più contemporanee che il cartone riesce a mettere a nudo.

A: Una delle cose più belle nel film è quello che Gru dice alla piccola Agnes: Non crescere mai.


È stato un lavoro emozionante?

M: Ho passato tre settimane in sala doppiaggio e alcune scene non erano ancora pronte. Così quando ho visto il personaggio di El Macho l’ho trovato assolutamente divertente, sembrava uscito dai quartieri della Magliana. È proprio questo il bello del cartone: l’immersione nell’attualità e l’inserimento del contemporaneo anche nelle ambientazioni. Quando poi ci si lega ad un prodotto di successo, è sempre emozionante.

Arisa, come sei arrivata all’esperienza del doppiaggio?

A: In passato mi ero già avvicinata a questa realtà grazie ad un film di Besson. Poi, quando mi hanno chiamata anche per questo cartone, mi sono talmente riconosciuta nel personaggio di Lucy e nel tipo di donna che rappresenta, fuori dai consueti canoni di femminilità, che l’ho trovato un lavoro facile e divertente. Lucy è una donna vera che ha voglia di darsi e che riesce ad evolversi. È stato interessante anche perché mi ha permesso di scoprire alcune intonazioni della mia voce che neanche io conoscevo.


Qual è la differenza tra lavoro di recitazione e doppiaggio?

A: La recitazione mi piace perché è come un viaggio, soprattutto per chi la scopre in età adulta. Doppiare, invece, rappresenta anche un modo per vedersi in un corpo che non è il proprio. Farei nuovamente entrambe, se si ripresentasse l’occasione.

M: I miei personaggi televisivi non sono mai vere e proprie imitazioni perché sono filtrati dalla mia immaginazione. Per quanto riguarda il personaggio di Gru, mi sono messo un po’ al suo servizio, fino a sentirlo completamente mio.


Quando vi rivedremo prossimamente? Che progetti avete?

M: Tornerò a teatro con uno spettacolo sul rapporto padre/figlio, fatto di comicità, non detto e sottili sentimenti e che parte da una domanda profonda e fondamentale: Quando si diventa padri, si smette di essere figli? Forse, anche in questo, c’è un po’ di Cattivissimo Me.

A: Io farò della musica, anche se, dopo Amami, sarà difficile trovare qualcosa che sia ugualmente profondo. Devo impegnarmi a guardare dentro di me e cercare la verità.