Cenerentola a Parigi, di Stanley Donen

Una americana a Parigi. È Audrey Hepburn che balla e canta con la sua voce e con la leggerezza di una vita in rosa. In Cenerentola a Parigi Stanley Donen recupera le canzoni di Funny Face (1927) di George e Ira Gershwin integrandole nel tessuto narrativo di un altro musical, Wedding Bells di Leonard Gershe. La trasformazione della timida libraia Jo (Audrey Hepburn) in modella delle sfilate parigine con gli splendidi abiti di Hubert de Givenchy è dovuta all’intuito del fotografo di moda Dick Avery (Fred Astaire che si ispira alla figura di Richard Avedon) e alla lungimiranza di Maggie Prescott (Kay Thompson) dispotica direttrice della rivista fashion Quality che sembra l’antesignana della Miranda Priestly in Il Diavolo veste Prada.

L’inizio del film, dopo i colorati titoli di testa con le foto del grande Richard Avedon, cattura subito l’attenzione: sulle note di Think Pink cantate dalla sorprendente Kay Thompson veniamo scaraventati dentro il caos creativo della redazione di una rivista di moda. Non sembra di essere nel 1957 ma in pieni anni ’70 tra premonizioni di pop art e composizioni fotografiche avveniristiche con statue che ricordano le opere di Alberto Giacometti. Stanley Donen cura meticolosamente scenografia e costumi trasformando l’opera in un musical fantascientifico che ritorna al futuro. Accanto alla modella Marion, (Dovima una delle più famose top model di fine anni ’50 che legge il fumetto La grande invasione di Marte), si agitano tecnici, sarte, costumisti, fotografi nell’ansia di trovare la posa perfetta, l’essenza della bellezza. La piccola libraia Jo accoppia l’estetica con l’intelligenza ed i suoi interminabili discorsi sull’ ”enfaticalismo” del professor Emile Flostre (Michel Auclair che fa il verso a Satre e all’esistenzialismo) affascinano il fotografo Dick che attraverso il trucco e la tecnica trasforma un timido passerotto in un uccello del paradiso. Il segreto è questa empatia, ovvero mettersi nei panni dell’altro per provare le sue sensazioni.

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Musica e danza vanno di pari passo con l’evoluzione dei sentimenti dei personaggi: Jo nella sua libreria al Greenwich Village davanti allo specchio in piena crisi identitaria canta How Long Has This Been Going On provando un copricapo verde e arancio; Jo e Dick flirtano nella rossa camera oscura sulle note di Funny Face mentre dai negativi magicamente è nata una stella; Jo, Dick e Maggie attraversano tutti i più noti siti turistici di Parigi in un triplo split screen commentato da Bonjour Paris!. E ancora le prove fotografiche della elegantissima Jo che attraversa i personaggi di Anna Karenina e Tristano e Isotta fino ad arrivare alla Nike di Samotracia. Mentre Audrey Hepburn salta al tempo delle note jazz nei bistrot di Parigi, la linea narrativa diventa sempre più esile mettendo di fronte il falso intellettualismo del filosofo con la matura consapevolezza del fotografo. C’è ancora il tempo di una scatenata Clap Yo Hands che rivela le insospettabili doti atletiche di Kay Thompson per arrivare all’inevitabile happy ending con He Loves and She Loves… di Jo e Dick sui luoghi del primo innamoramento, incuranti della differenza d’età.

Tormentato dal cattivo tempo metereologico durante la lavorazione, supportato dalla fotografia di Ray June e dalle imponenti scenografie di Hal Pereira e George W. Davis, Cenerentola a Parigi è un musical favolistico che profetizza i successivi trionfi di Audrey Hepburn come donna-immagine e lancia l’attrice americana definitivamente nel firmamento delle grandi star. L’insostenibile leggerezza di quei palloncini colorati agitati dal vento (“mi sento benissimo, ma non sono io…”) o dello scialle rosso in una posa che mima la Nike di Samotracia saranno il marchio di fabbrica confermato e sigillato da opere come Colazione da Tiffany (1961) e My Fair Lady (1964). Ci possono essere nuvole e pioggia, falsi intellettuali e fidanzati attempati, ma ad ogni passo e gorgheggio di Audrey je vois la vie en rose.

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Titolo originale: Funny Face
Regia: Stanley Donen
Interpreti: Fred Astaire, Audrey Hepburn, Kay Thompson, Michel Auclair
Durata: 103′
Origine: USA, 1956
Genere: musical

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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