"Certi Bambini", di Andrea e Antonio Frazzi

I fratelli Frazzi aderiscono a corpi non-professionisti dall'acre, ribellistico sapore truffautiano-placidiano, che sprigionano una purezza sottocutanea dello sguardo in questo film di bambini, sui bambini, specchi potenti della bestialità di "certi adulti" puntati con una sensibilità tattile che raggiunge momenti di grazia preziosi

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"Verso sud" è la direzione imboccata dal cinema italiano di quest'ultimo week-end con un trittico in sala i cui tre pannelli si dispongono con lo schema Napoli-Roma-Napoli, ovvero Ventitré di Duccio Forzano-Dentro la città di Andrea Costantini-Certi Bambini di Andrea e Antonio Frazzi bros. E proprio questi ultimi dipingono la tela plasticamente e cromaticamente più violenta perché il disagio è veicolato, in linea coi precedenti Don Milani – Il priore di Barbiana e Il cielo cade, dai corpi innocenti per antonomasia, quelli dei bambini appunto. Educazione sentimentale e criminale dell'undicenne Rosario (Gianluca Di Gennaro, nipote del caratterista di film-sceneggiata anni 70 con Merola come Il mammasantissima, Nunzio Gallo) che mentre si prende cura della nonna, Lilina (Nuccia Fumo, La casa del sorriso di Ferreri), alterna partite a pallone e furti casalinghi su commissione col branco di amici alla frequentazione del centro di accoglienza del parroco locale dove scatta il primo, grande amore per la ventenne Caterina (Miriam Candurro). Seguendo le linee tortuose dell'omonimo romanzo, premio Campiello, sul mondo dei baby-killer del co-sceneggiatore Diego De Silva, i fratelli Frazzi aderiscono a corpi non-professionisti dall'acre, ribellistico sapore truffautiano-placidiano, veicolo privilegiato dai quali e verso i quali si sprigiona la purezza sottocutanea dello sguardo in questo film di bambini, sui bambini, specchi potenti della bestialità di "certi adulti" puntati con una sensibilità tattile che, senza il garbo pedagogico dello splendido Non è giusto di Antonietta De Lillo, raggiunge momenti di grazia (le dita di Rosario che accarezzano le labbra di Caterina, le rudi tenerezze con la nonna) preziosi. Sapientemente attraversata/squarciata da temi scottanti e di disturbante attualità come la prostitutizione minorile (agghiacciante l'indifferenza di una madre che mercifica il corpo acerbo della figlia mentre sfama il figlioletto in casa) e immancabilmente attraversata da una filologica colonna sonora degli Almamegretta, l'opera dei Frazzi consuma una ben miscelata mistura di sporcizia e sincerità che ricorda il miglior cinema del conterraneo Antonio Capuano e nello specifico qualcosa del suo Vito e gli altri. E tutte le tensioni in campo si accumulano e si sprigionano nel/dal protagonista, inquietante "guerriero della notte" in viaggio sulla metropolitana dei suoi ricordi e pirandelliano nel suo trasmutare continuamente in uno, nessuno e centomila perché la sua apparente doppiezza morale-sociale esplode e implode senza posa in infiniti frammenti di personalità, poste in essere ed azzerate in un gioco al massacro spietato e vero, anzi "verace", che ci fa ammutolire nell'indifferenza solipsistica del finale.

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Regia: Andrea e Antonio Frazzi


Soggetto: Diego de Silva, dal suo romanzo omonimo (Einaudi editore)


Sceneggiatura: Diego de Silva, Andrea e Antonio Frazzi, Marcello Fois, Ferdinando Vicentini Orgnani


Fotografia: Paolo Carnera


Montaggio: Claudio Cutrì


Musiche: Almamegretta


Scenografia: Mario di Pace


Costumi: Mariolina Bono


Interpreti: Gianluca di Gennaro (Rosario), Miriam Candurro (Caterina), Carmine Recano (Damiano), Arturo Paglia (Santino), Sergio Solli (Casaluce), Rolando Ravello (Sciancalepore), Mario Giordano (Brasile), Nuccia Fumo (Nonna Lilina), Marcello Romolo (Don Alfonso), Terence Guida (Aniello), Emanuela Garuccio (Gemma), Alessandro Guasco (Venturino), Maria Laura Rondanini (Lucia)


Produzione: Rosario Rinaldo per Pequod, col contributo dell'Istituto Luce e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali


Distribuzione: Mikado Film


Durata: 94'


Origine: Italia, 2004

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