Chambre 999, di Lubna Playoust

Quaranta anni dopo Room 666 la regista pone a una nuova generazione di registi la stessa domanda: il cinema è un linguaggio che sta per perdersi? Cannes Classics

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Nel 1982, Wim Wenders chiese a 16 dei suoi colleghi registi di parlare del futuro del cinema, dando vita al film Room 666. 40 anni dopo la regista Lubna Playoust pone a una nuova generazione di registi la stessa domanda: il cinema è un linguaggio che sta per perdersi, un’arte che sta per morire? Dallo stesso Wim Wenders a James Gray, da Rebecca Zlotowski a Claire Denis, da Olivier Assayas a Nadav Lapid ad Asghar Farhadi ad Alice Rohrwacher… L’idea della morte del cinema ritorna ciclicamente e costantemente, spesso in relazione a grandi sconvolgimenti sociali come il COVID, la crisi ecologica, i conflitti, le rivoluzioni tecnologiche. Dopo 40 anni non si cercano risposte definitive ma di fare il punto della situazione attraverso le prospettive di diversi registi.

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In quelle stanze di albergo non si parla solo di cinema. Si parla anche del mondo in cui viviamo, o meglio, si parla del mondo attraverso il cinema. Quando il proprio mondo, dentro quattro mura, è l’immaginario e questo è un viaggio tra avanti e indietro la stanza. La 666 era profetica, divertente, toccante, tutto quello che vorrebbe essere anche la 999. Nel 1982 c’era una preoccupazione monotematica che contrapponeva il cinema alla televisione. Oggi invece la questione è sfaccettata, ancora più difficilmente canalizzabile. 666 e 999 sono praticamente fianco a fianco, anche la base di partenza sembra davvero sullo stesso piano, praticamente condivisibile. Se nel 1982 c’era un frontale pessimismo, in Chambre 999 la differenza più sostanziale che viene fuori dagli incontri è che c’è l’idea di accettare i cambiamenti, quantomeno l’idea che al cambiamento non ci si può sottrarre. E non è da temere. C’è però da difendere ancora con più forza e decisione ciò che il cinema è stato, insegnando alle nuove generazioni la storia del cinema.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
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