Channing Tatum, il reduce

channing tatum in Magic MikeA dispetto di quel collo taurino che è diventato il diminutivo colloquiale (o la sineddoche affettuosa) del nome di battesimo, Channing Tatum è uno a cui affideresti il destino del mondo proprio perché non lo spaccherebbe mai in due come una noce di cocco. Piuttosto lo userebbe come palla da bowling per strappare un sorriso ai bambini. Nel secondo capitolo di G.I. Joe. La vendetta (in questi giorni nelle sale) ha a stento il tempo di giocare alla playstation col pacioso e roccioso sodale Dwayne Johnson. Se i registi non si affrettassero a farlo fuori (pure in Side Effects di Soderbergh finisce presto pugnalato con coltello da cucina dalla casalinga impasticcata Rooney Mara), Channing potrebbe improvvisare un autoironico siparietto canterino come da Jimmy Kimmel dopo gli ultimi Oscar. Conscio di essere (stato?) uno strumento (a molla: un po’ scacciapensieri) dell’implacabile industria hollywoodiana, si è lasciato “suonare” dal collega Jamie Foxx al pianoforte.
Il primo piede nel mondo dello showbiz lo ha infilato proprio a passo di danza: Ricky Martin lo scelse per il videoclip di She Bangs, ma è tuttora difficile scorgerlo tra le code glitterate e altri appariscenti dettagli delle sirene ballerine.
channing tatum e dwayne johnson in G.I.Joe. La vendettaCon quella faccia proletaria bonaria poco credibile per una sottomarca di birra, finisce nei commercial dei soft drink: Pepsi, dove dà prova – su dance floor e su strada – del potenziale energetico del beveraggio. Gli si vuole bene (soprattutto) per questo: Tatum è il tipo che non sai dove vive, ma sai sempre che viene dall’Alabama. Riguardo all’alloggio, lo collocheresti in un sottoscala umido e sovraffollato come nella camerata di un collegio militare. Diverso e uguale, ha lo zigomo formattato dell’ex bambino stampato sulla scatola dei cereali e l’occhio nero del dropout per scelta – obbligata. Sarebbe il primo della classe in un corso di sopravvivenza ma finirebbe bocciato per il 7 in condotta. In pochi mesi incastra due ruoli che scavano il solco della sua carriera attoriale: il ballerino ribelle autodidatta di Step Up e il picchiatore pestato autolesionista di Guida per riconoscere i tuoi santi potevano scavargli la fossa, invece disegnano i binari di una strada a doppia corsia. Corpo ottuso o contundente, la velocità di percorrenza è la stessa: Channing è uno che corre e si spacca la faccia, la mette nei ruoli elementari & alimentari e nei giocattoli sensazionali degli autori che ti fanno il curriculum.
Channing Tatum in Guida per riconoscere i tuoi santiIn Magic Mike spoglia se stesso (ma pure tutta una Storia Americana), mettendo al palo lacerti di storia personale. In Knockout. Resa dei conti ne paga uno salato alla tostissima Gina Carano, eppure il bacio nella penombra lounge di Barcellona oscura i 5 minuti di ritmato corpo a corpo con bicchierate: due corpi contundenti fanno più scena quando li estrapoli dal terreno battuto di lotta. La linea di demarcazione tra incoscienza di un’adolescenza protratta e volontà di maturità è ondulata come un encefalogramma.
Nell’esordio di Dito Montiel il Channing ragazzo troneggia sghembissimo, back in the New York groove ma sempre nel mood inebetito/anestetizzato, re emotivamente ritardato nel paradiso fin troppo terrestre di poche certezze e incerte virtù: mentre l’amico si paga un biglietto per la redenzione portando a spasso i cani degli altri, lui sta a guardare il proprio fratello falciato dalla metropolitana perché non può dire “ti voglio bene”. Non lo puoi immaginare “grande” perché dalla sua (fetta di) Mela neppure pretende di seguire il puntino nero sul vetro del treno, per volare sopra la città con un occhio chiuso. E quando alla fine del film te lo ritrovi adulto, seppur col volto di un altro, senti comunque la frattura. Tatum è un reduce. In Stop-Loss, in Dear John, e pure nei film dove non passa dal fronte. In Fighting è un combattente alla giornata dal fardello banale, poi si fa illuminare dalla sinuosa Zulay, una Jenny from the block con figlioletto a carico e ferrea disciplina. Un pranzo mai consumato al baretto bordostrada vale più di tante parole. Quando parla (anche, soprattutto coi gesti), Channing fa una tenerezza sfacciata: puoi prenderlo a sberle finché non va a tappeto, ma è nelle imprese meno universalmente eroiche che dimostra la stoffa del campione.
Vederlo giocare d’azzardo alla roulette russa dei cioccolati riattiva La memoria del cuore: quella di Rachel McAdams, la cui amnesia si scioglie lentamente come zucchero riscaldato; quella della spettatore, che in una corsa all’Art Institute di Chicago abbandona ogni riserva nei confronti dell’uomo-soldatino giocattolo.

Un commento

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    ottimo ritratto. la Bruno ha però dimenticato il sorprendente ruolo autoironico/autobiografico di Channing nell'esilarante "21 jump street", che pure mi pare di ricordare a voi selvaggi fosse piaciuto molto