ChatGPT, tre anni di rivoluzione digitale

Dalla cautela iniziale di OpenAI fino alla diffusione globale: l’evoluzione del modello conversazionale che ha segnato una svolta tecnologica senza precedenti

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Shanghai,China-May 19th 2023: close up ChatGPT official app icon on screen.

ChatGPT compie 3 anni, il tempo necessario per cambiare il mondo. Sembra trascorsa un’era da quando assistevamo ai primi generatori di testi capaci di produrre contenuti e output di una qualità senza precedenti. Era il 2019, infatti, quando OpenAI porta alla luce un nuovo modello di intelligenza artificiale: GPT-2 (Generative Pre-trained Transformer). I suoi creatori però, temendo un uso sconsiderato e potenzialmente scorretto di quel sistema, decidono di non proseguire nella diffusione del modello, interrompendo la ricerca pubblica e bloccandone il rilascio integrale perché considerato “troppo pericoloso“.

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Va ricordato che OpenAI non era ancora l’azienda che conosciamo oggi: Elon Musk figurava come primo finanziatore del progetto e la startup manteneva una struttura no-profit e open source. Il suo creatore, Sam Altman, era lontano dall’apparire come una sorta di autoproclamatosi moderno Prometeo del settore tech, colui che ha donato agli esseri umani il “fuoco” dell’AI per elevarne lo stato di conoscenza. Le ricerche comunque proseguono fino a una data che segna l’annus mirabilis per l’IA: la sera del 30 novembre 2022, quando OpenAI organizza una piccola festa per celebrare la messa online di ChatGPT.

Nonostante ChatGPT stesse muovendo i suoi primi vagiti elettronici, in azienda non regnava un grande entusiasmo verso quel nuovo sistema di intelligenza predittiva. Alcuni membri dell’amministrazione nemmeno erano a conoscenza del progetto; per altri si trattava di una semplice “anteprima di ricerca“, come ha dichiarato Sandhini Agarwal, ricercatrice di OpenAI, nel libro-intervista Empire of AI della giornalista Karen Hao. Ma, come spesso accade per le innovazioni sottovalutate, ChatGPT raggiunge in pochissimo tempo un successo straordinario: un milione di utenti in cinque giorni, cento milioni in appena un mese.

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Chat GPT

Qual è stato il suo impatto nelle nostre vite? Si può affermare l’esistenza di un “prima e dopo” il suo avvento? Sembra quasi che il nostro rapporto con la tecnologia non possa più tornare indietro. È vero: sistemi di intelligenza predittiva erano già largamente diffusi in numerosi settori, da quello medico a quello militare, da quello economico a quello dell’intrattenimento, dove algoritmi sempre più accurati prevedono i nostri gusti — da Spotify a Netflix, da YouTube in poi.

Con ChatGPT, però, si è sconfinato nel territorio dell’AI generativa, conversando senza filtri con una macchina capace di rispondere con risultati sorprendenti ed elaborati. In pochi secondi è in grado di generare lunghi testi, riassumere documenti, offrire spunti creativi, proporre soluzioni, comporre canzoni, poesie e molto altro. Quello che sembrava essere un tratto distintivo dell’essere umano — il linguaggio — viene affrontato da ChatGPT come in una sorta di impresa asimoviana: un alter ego robotico al quale affidare parti di noi stessi molto più di quanto potessimo immaginare.

Colpisce che siano trascorsi “solo” tre anni, per la rapidità dei progressi ottenuti sembrano molti di più. È forse questo uno dei paradossi più evidenti della nostra contemporaneità: le evoluzioni tecnologiche avanzano a un ritmo forsennato, spesso superiore alla nostra capacità di comprenderle. Se si tratti o meno di una minaccia per la sopravvivenza della specie umana, come immaginano film come l’ultimo Mission: Impossible, il diktat dei prossimi anni sarà imparare a dialogarci e a trattarle come strumenti da integrare consapevolmente, per quanto possibile, nelle nostre vite quotidiane.

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