Che ci facciamo con questa scena madre?

Manna dal cielo per strategie di marketing e uffici stampa, le scene madri nei film possono ricoprire varie funzioni. Eccone due o tre da Kubrick a De Palma, Coppola e il Wright di Last night in Soho

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C’è qualcuno che non ama le luci al neon nei film? Impossibile dai. Lo sa bene Edgar Wright che in Ultima notte a Soho ne fa un uso quasi smodato. Bianche, blu, rosse. Soprattutto rosse. Bellissimo. Quando la studentessa di moda Ellie si imbatte in un monolocale che di notte è illuminato dalle insegne luminose della strada e dei locali, capiamo che è l’appartamento “giusto”. C’è anche un giradischi dove mettere un disco di Cilla Black. Così improvvisamente la ragazza si ritrova nella West End degli anni ’60. Precisamente dovrebbe essere il 1965, perché prima di seguire Ellie al Caffé de Paris vediamo in alto l’insegna di Thunderball. E, devo ammetterlo, non so se questa scena mi piace perché è bella o perché cita Thunderball

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Diversi anni fa, credo fosse un’intervista sul set di I Magi Randagi, Sergio Citti diceva una cosa del genere (vado a memoria): “I film oggi funzionano se azzecchi 10-15 minuti. Se tutto il film è un capolavoro non ha senso”. Qualsiasi cosa intendesse mi sembrò subito la cosa più vera del mondo. Forse Citti aveva già preconizzato YouTube, oppure il suo era un modo per dire che da spettatori stavamo già cominciando a distrarci dalla visione e che quindi i film sarebbero stati “salvati” dalle scene madri. Io ad esempio amo le scene madri, ma non devono essere più di una o due. Prendiamo Mission:Impossible di Brian De Palma. Ecco un film che molti di noi amano soprattutto per l’irruzione di Tom Cruise a Langley, Virginia, per sottrarre un dischetto della CIA appeso a un soffitto senza emettere suoni né toccare il pavimento. SCENA MADRE. La sparatoria nella stanza degli specchi in La signora di Shangai è un altro esempio su cui si è scritto di tutto. Andiamo poi al film di guerra più folle e costoso di sempre, Apocalypse Now. Qui l’assalto al villaggio vietnamita da parte degli elicotteri americani “pompati” da Robert Duvall e dalla musica di Wagner è talmente una scena madre che rischia di far apparire la psichedelia del ponte Do Lung, la morte del giovane Lawrence Fishburne e il finale con Marlon Brando roba da ricreazione. (Ovviamente non è così, ma l’immaginario parla chiaro: “Mi piace l’odore del Napalm di mattina!”).

Passiamo al sesso. Tutto Eyes Wide Shut ruota intorno al momento clou inserito a metà: un’orgia in maschera per massoni (parola d’ordine Fidelio!). Qui siamo di fronte anche a una specie di scena madre “primaria” dal momento che Tom Cruise (ancora lui) nella prima parte del film fa di tutto per infilarsi in quella notte orgiastica, per poi uscirne umiliato, smascherato e provare in tutta la seconda parte a rimuoverne il trauma come se stesse facendo una seduta di psicoanalisi.

Chiaramente le scene madri sono manna dal cielo per le campagne di marketing e per gli uffici stampa. (Quella di Ultima notte a Soho che abbiamo citato all’inizio la trovate facilmente su YouTube con il commento dello stesso regista). Le scene madri ricoprono varie funzioni. Me ne vengono in mente due o tre. Possono sabotare l’equilibrio del film creando una differenza emotiva e percettiva che modifica il livello di attenzione di noi spettatori e quindi solleticare il nostro inconscio. Oppure dettano le regole retoriche, stilistiche di un film o di un autore come fossero un vero e proprio manifesto programmatico. Ma è altamente probabile che, semplicemente, una scena madre sia stata pensata, scritta e realizzata per promuovere il film. In quest’ultimo caso è possibile che non sia neppure la “cosa” migliore dell’opera in questione. Che succede poi se una scena madre non funziona? Beh chiedetelo al direttore d’orchestra Michael Caine seduto su una panchina in Youth mentre cerca di musicare i versi delle mucche, gli scampanellii e il silenzio della montagna. Ah un’ultima cosa: attenzione alle scene madri truffa! All’inizio del 2000 quando in Italia uscì American Beauty vollero farci credere che la fantasia sessuale di Kevin Spacey nei confronti di una adolescente nuda sospesa su un soffitto pieno di petali di rosa non fosse semplicemente la deriva kitsch di un (brutto?) film. Occhio.

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