Chi fermerà la musica? Non la quarantena

Abbiamo già parlato (quantomeno qui e qui) delle iniziative di streaming e live che il mondo dell’entertainment ha messo e sta mettendo in atto per dare il proprio contributo, oseremmo scrivere sociale, durante la reclusione domestica di mezzo mondo occidentale legata alla pandemia di Covid-19. Qui invece vogliamo provare a rintracciare alcuni degli esiti creativi con cui i musicisti rispondono ad una situazione d’isolamento che coinvolge in prima persona anche loro in un’arte che è quasi sempre partecipativa. Nel profondo scombussolamento della sua natura primaria gli artisti si sono adeguati alla realtà transeunte provando a coglierne gli aspetti essenziali (grazie magari ad alcune app professionali rese gratuite che permettono di campionare i suoni dei sintetizzatori come nel caso di MOOG).

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I primi in Italia a rispondere con la velocità compositiva della scena musicale di cui fanno parte sono stati ad esempio i nostrani Fabri Fibra e Salmo che sfidandosi in un freestyle a tema Covid-19 hanno subito rilasciato i risultati delle loro composizioni. In Nuovo Rinascimento Salmo si adagia sulla narrazione istituzionale italiana prendendosela con i runner (“Questi stanno in giro sembrano corsa campestre”) e con chi non rispetta le disposizioni dei numerosi DPCM (“Paziente uno, sono impaziente perché chi non sta al sicuro c’ha il quoziente intellettivo in culo“) per dare la chiusa alla “Andrà tutto bene” di immancabile positivismo italiano facendo leva sui nostri punti di forza del passato: “Sono contento perché il vento fra’ non soffierà in eterno. Risorgeremo, nuovo rinascimento“. Allargando lo sguardo al mondo c’è chi invece, ad esempio, risponde a questa situazione con la sensibilità introspettiva che da sempre lo contraddistingue.

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È il caso di Michael Stipe che il 28 Marzo posta sul proprio canale Youtube la demo dell’inedito “No Time for Love Like Now” che sin dal titolo manifesta la risposta poetica dell’ex-leader dei REM a questa situazione. Cantando semplicemente su una base pre-registrata di Aaron Dessner, il cantante si riprende con l’imperante modalità audiovisuale di questi due mesi: la cam del computer senza stacchi lo segue sin dagli iniziali momenti d’indecisione sull’avvenuta accensione fino a quelli finali dove ci regala il sorriso di circostanza prima della chiusura. Il testo racconta con dolcezza di quello che manca durante questo isolamento ma anche, con sottile e penetrante ambivalenza, “where did this all begin to change the lockdown memories can’t sustain“.
E una similare presa di coscienza sui cambiamenti (irreversibili?) avvenuti con la diffusione dell’attuale tipo di Coronavirus, raccontata però con lo stile unico che li contraddistingue, è stata fatta dai The Tiger Lillies. In poco meno di un mese dall’inizio delle restrizioni prese da un riluttante Boris Johnson la band britannica ha addirittura pubblicato un intero album dal chiaro titolo Covid-19 con le ancora più cristalline tracce che vanno da titoli come “Cough” a “Keep Washing Your Hands“, da “Corona Was a Beer Once” a “Social Distancing“. Come spiegato dal frontman Martyn Jacques: “My only way of staying relatively sane has been to sing songs about the madness of this . Here’s the album we’ve recorded, me isolating in my studio in Berlin, my band member Adrian isolating in his studio in Athens. Covid-19’“. Interessante in questo senso come il fatto che la globalizzazione abbia sì favorito la diffusione del virus ma sia anche il modo per rispondere alla sua perdurante esistenza.

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Gli Spanish Donkey, ensemble formato da tre campioni della scena avant, hanno pubblicato due tracce di venti minuti ciascuno, “Isolation 1” ed “Isolation 2“, registrate a distanza nei loro 3 rispettivi studi e mixate successivamente da Jamie Saft. Questi stranianti due pezzi, improvvisazioni estemporanee di suoni spesso volutamente scordati e oscuri, sono il perfetto accompagnamento di questi tempi che si preannunciano bui ancora per molto tempo.
E basta fare un giro sulla pagina Amplify2020 di BandCamp per capire come le reazioni di gran parte del mondo musicale mondiale siano giocate su questa tetra attesa e sulla paura che bisognerà suonare ancora per molto tempo a distanza. Le composizioni ambient di field recordings e flussi astratti di musica contemporanea vengono raccolte quotidianamente dal fondatore di Amplify2020, Jon Abbey, che racconta: “on March 20, 2020, we began posting newly recorded pieces from sound artists around the world and we plan to continue to do so until the world situation has taken a decided turn for the better, no matter how long that may take”. In un mood simile a quello dei vari David Grubbs o Vanessa Rossetto che partecipano al progetto Amplify, una divinità del clarinetto come Ben Goldberg registra e pubblica ogni giorno un nuovo pezzo sul suo Plague Diary: “All live music has stopped and we are confined to our homes. Not sure what to do. I can record at home. So I will aim to publish a piece each day”.
Insomma i mezzi tecnologici sembrano in grado di intercettare la perenne sensazione di incertezza e mutazione che ci accompagna: il producer milanese Chelidon Frame sta lavorando all’installazione web Covid-19 Data Sonification, che reinterpreta in forma sonora i dati giornalieri sul virus. Tramite l’estrazione dei dati ufficiali sulla situazione italiana dal progetto covid19api, un algoritmo studiato appositamente trasforma ogni giorno le cifre di casi confermati, pazienti dimessi e nuovi decessi in onde sonore in continua evoluzione. Giorno dopo giorno, con l’evolversi della situazione, i numeri cambiano, e insieme a loro si trasformano anche le frequenze dei suoni che si agitano in forma grafica, abbandonando lentamente l’armonia iniziale.

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