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Chi vuole e chi può acquisire Warner Bros. Discovery?

Continua l’operazione di vendita della major americana, tra nuove offerte e indiscrezioni. Nel dibattito entra anche James Cameron che si scaglia contro Netflix

La scorsa settimana la discussione sulla possibile vendita di Warner Bros. Discovery si era concentrata su un’indiscrezione di Variety che parlava di un’offerta da 71 miliardi di dollari presentata da Paramount Skydance insieme ai fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi. Paramount aveva però subito smentito la notizia. Nello stesso periodo si era comunque tornato a parlare dell’interesse crescente del Medio Oriente verso i media e l’intrattenimento – soprattutto per via della visita del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a Washington – ma senza alcun riscontro concreto su un loro coinvolgimento nelle trattative per WBD. Giovedì 21 novembre è scaduto il termine per la presentazione delle offerte preliminari. Paramount Skydance, Comcast e Netflix hanno iniziato così una competizione che potrebbe diventare la più importante operazione di consolidamento hollywoodiano dell’ultimo decennio. Paramount si è mossa con la proposta più grossa, puntando all’acquisizione dell’intero gruppo, dagli studios alle piattaforme streaming fino alle reti TV. Comcast e Netflix hanno invece scelto un approccio più selettivo, concentrando le proprie offerte sulla divisione studio e sulla componente streaming, senza intenzione di inglobare il comparto televisivo.

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Uno dei problemi resta il prezzo. Paramount aveva già fatto tre proposte, tutte respinte, l’ultima da 23,50 dollari per azione. Il board di WBD, però, punta a una cifra più vicina ai 30 dollari. In ogni caso l’azienda ha già deciso che se nessuna offerta verrà giudicata all’altezza, WBD è pronta a dividersi in due società entro la metà del 2026, separando gli asset più richiesti da quelli più difficili da vendere. WBD ha chiesto a tutti i contendenti, inoltre, di presentare rilanci o proposte migliorate entro l’1 dicembre. Solo allora il board valuterà se avviare trattative esclusive con un unico gruppo o mantenere aperto il processo verso più interlocutori. La situazione attuale è che nessuno degli offerenti ha ancora messo sul tavolo la cifra definitiva. Sul fronte regolatorio, le dimensioni dell’operazione dell’operazione porterebbero inevitabilmente le autorità antitrust statunitensi a valutare con attenzione i rischi di concentrazione, sia in ambito cinematografico sia in quello dello streaming. Anche senza il diretto coinvolgimento di capitali esteri, eventuali partnership o partecipazioni minoritarie potrebbero richiedere il passaggio attraverso il CFIUS, il comitato che si occupa dei rischi per la sicurezza nazionale.

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Il presidente Donald Trump è entrato apertamente nella vicenda supportando la cordata degli Ellison – Larry, CEO di Oracle, e David, fondatore di Skydance Media – che puntano all’acquisizione con la Paramount Skydance. Il sostegno di Trump deriva dal fatto che gli Ellison potrebbero ridurre l’influenza della CNN – insieme a HLN e TNT fa parte dei canali televisivi via cavo di WBD – e anche, secondo alcune indiscrezioni, dalla preferenza di un’acquisizione che unisca due grandi studi hollywoodiani invece di un’operazione più centrata sullo streaming come quella proposta da Netflix.

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Riguardo l’intera operazione di vendita è intervenuto anche James Cameron, che ha criticato l’idea di una possibile acquisizione da parte di Netflix. In un’intervista con Matt Belloni di The Town, il regista ha dichiarato: “Penso che Paramount sia la scelta migliore. Netflix sarebbe un disastro. Mi dispiace, Ted, ma dai. Sarandos ha dichiarato pubblicamente che il cinema in sala è morto. ‘La sala è morta. Fine della citazione'”. Belloni, nel corso dell’intervista, fa notare che Netflix prometterà le uscite in sala in caso di acquisizione, e Cameron di tutta risposta: “È un’esca per allocchi. ‘Metteremo il film in sala per una settimana, dieci giorni, così ci qualifichiamo per gli Oscar‘. Per me è marcio alla radice. Un film deve essere fatto come film da sala, e gli Academy Awards non significano nulla se non significano sala. Credo che l’istituzione sia stata cooptata, ed è una cosa orribile”.

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