CiakPolska 2018 – Il migliore, di Lukasz Palkowski

Il nome di Jerzy Górski in Polonia è legato a doppio filo ad un cronometro che segna 24 ore, 47 minuti e 46 secondi, il tempo necessario a vincere il Double Iron Triathlon di Huntsville nel 1990.
E come se non spaventassero già le statistiche di un’impresa del genere, fatta soprattutto di chilometri macinati in bicicletta, a nuoto e a piedi, la storia di questo sportivo polacco risulta ancor più straordinaria se si considera quale sia stato lo starter da cui scattare: l’eroina.
Il migliore, di Lukasz Palkowski prova a raccontare questa storia fatta di fatica e sudore, ma anche e soprattutto di cucchiaini e lacci emostatici, tenendo insieme due universi teoricamente antitetici. 

Due mondi talmente lontani che all’inizio del film sembrerebbero annusarsi con diffidenza, convinto ognuno di non voler essere contaminato dagli eccessi dell’altro. Da una parte la tossicodipendenza come credo di vita, dall’altra lo sport come possibilità di redenzione.
Allora Il migliore si potrebbe dividere grossolanamente in due parti. La prima è anticipata da un Born to be wild degli Steppenwolf che farebbe pensare subito all’esotismo per il mondo occidentale covata da tutti quei ragazzi cresciuti nella parte orientale della Cortina di ferro, in stile Summer o Hostages. Il migliore
I palazzoni in cui si aggira Jerzy (Jakub Gierszal) sono desolanti come in una fotografia della serie Glasgow ’80 di Raymond Depardon, i pugni che il protagonista si prende in continuazione sono tosti da digerire persino se ti buchi per non sentire il dolore.
Allora serve correre, correre via più veloce di Mark Renton da Edimburgo. Serve tatuarsi in testa un obiettivo, serve scegliere la vita (choose life, guarda caso!).
Solo così quei due mondi riusciranno a mal sopportarsi, a coesistere senza far troppi danni l’uno all’altro. Il traguardo per Jerzy ora è chiaro all’orizzonte, ed è quello dell’Iron Triathlon di Huntsville.
E’ da qui parte la seconda parte del film, quello in cui Il migliore diventa definitivamente una storia di sport.
A segnare il cambio di passo netto è persino la colonna sonora, inizialmente prog rock, poi votata all’uso di cassa e chitarra sulle orme di Mark Knopfer. E conta poco se la traduzione in inglese del film (Breaking the limits) renderebbe di gran lunga di più il senso di fatica tripla che Palkowski attribuisce ad ogni gesto del suo protagonista, perché alla fine di tutto Il migliore resta un lavoro più che riuscito. Un film che va ben oltre il catechismo da «don’t give up!» ed in cui, a dire il vero, la vittoria del Triathlon è la cosa che conta di meno.

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *