Ciao Libertini! Gli anni Ottanta secondo Pier Vittorio Tondelli, di Stefano Pistolini

A 30 anni dalla prematura scomparsa del grande scrittore, un documentario prodotto da Sky Arte ne rievoca opere, vita privata e contesto storico.

Il tratto caratteristico del “postmoderno di mezzo” risiede dunque nel vorticoso missaggio di tutti i look preesistenti e nel trovare proprio nelle sovrapposizioni nuovi stimoli estetici. (…) La fauna del “postmoderno di mezzo”, sempre con il telecomando a portata di mano, cambia programma ogni centottanta secondi. Il corto circuito elettronico che stiamo gustando, fatto di continui riverberi e interferenze, ci porta così, ineluttabilmente, al supermaneto definitivo del postmoderno, verso un nuovo ellenismo in cui – mentre replicanti galattici bussano minacciosi alle porte del pianeta – la fauna risponderà in sublime souplesse: “Arriva la fine del mondo e ho tutto da mettermi“. (1985 – P.V. Tondelli, Un weekend postmoderno)

L’aria bulimica e contagiosa da “fine del mondo” che Pier Vittorio Tondelli racconta nel suo ultimo libro “ufficiale”, appunto Un weekend postmoderno uscito nel 1990, è quella dell’euforica accensione e dell’altrettanto euforico spegnimento generazionale durati l’arco di un decennio. “È stata la generazione più libera che c’è mai stata” dice Giovanni Lindo Ferretti, tra gli intervistati di questo documentario di Stefano Pistolini prodotto da Sky Arte e dedicato allo scrittore di Correggio. Dalle ceneri del 1977 al technicolor degli anni ’80. Anni di grande ricchezza economica ovviamente e quindi di mostre, rassegne, discoteche, nuova moda italiana, videoclip e videoarte, successi letterari in cui Tondelli era pienamente immerso e che ha raccontato nei suoi libri. Anni di innegabile individualismo anche. E di morte. “Non siamo i registi della nostra vita” dice ancora Ferretti, che a un certo punto parla degli anni ’80 anche come anni di un lungo necrologio. Eroina, AIDS, disimpegno politico.

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Ecco questi anni di cui probabilmente Tondelli è stato il più lucido scrittore e teorico, insieme all’amico Roberto Freak Antoni (e a quelli di Frigidaire aggiungiamo noi!), li ha vissuti e testimoniati, per poi abbandonarli appena sono finiti, il 16 dicembre 1991. “Aveva solo 36 anni, se ci penso mi vengono i brividi” ricorda l’amico scrittore Mario Fortunato, che poi commentando l’incredibile prolificità tondelliana, spalmata in soli dieci anni a partire dal 1980 del controverso Altri libertini passando per Pao Pao, Rimini, gli scritti per il teatro, il cinema, le rubriche musicali, le cronache per quotidiani, riviste e il capolavoro Camere separate, aggiunge: “Forse è vero che ognuno di noi dentro di sé ha il sentore del tempo che ha a disposizione. Come se Pier sapesse che doveva sbrigarsi!”.

Una volta superato lo shock di vedere Walter Veltroni provare a fare il punto su “anni difficili e caotici”, su Controcultura e Lotta Armata diventa cruciale ascoltare le parole di chi quegli anni li ha vissuti artisticamente e ha conosciuto Tondelli nel privato. Ci sono Ferretti, Fortunato, Paolo Landi, Elisabetta Rasy, e molti altri protagonisti del mondo artistico e intellettuale del periodo. Emergono aneddoti curiosi: la musica come costante fonte di ispirazione per la scrittura, il suo salotto con il televisore a terra sintonizzato h24 su Videomusic, come fosse un’installazione artistica. E la questione forse più spinosa di tutte da sempre, su cui il documentario non prende posizione ma racconta diversi punti di vista: la conversione al cattolicesimo compiuta dall’autore, omosessuale, in punto di morte e la liceità o meno di rileggere retrospettivamente in termini religiosi la sua opera letteraria.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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