Ciao Marino

marino borgogni e ivano marescotti

Aveva un entusiasmo contagioso Marino Borgogni, scomparso ieri, e il Valdarno Cinema Fedic era la sua creatura. Ricordi personali di una persona conosciuta poco più di un anno fa che mi ha fatto sentire subito a casa quando mi ha chiamato a collaborare col festival, di cui mi ha colpito subito la semplicità e la professionalità.

marino borgogni e ivano marescottiE' difficile parlare della scomparsa di una persona conosciuta appena un anno fa e con la quale sono subito entrato in sintonia. Difficile perché l'entusiasmo contagioso, la passione verso la sua creatura, il Valdarno Cinema Fedic, la trasmetteva ogni giorno, dalla preparazione fino al brindisi finale di fine festival. Tutto nuovo per me, chiamato a collaborare per l'organizzazione della 30° edizione. Fino ad allora lo conoscevo appena e mi era stato presentato fugacemente in una delle precedenti edizioni dove mi aveva colpito per la semplicità e la professionalità con cui organizzava dentro il Cinema Masaccio gli incontri con gli ospiti importanti.

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Marino non è stato mai invadente ma aveva sempre l'occhio vigile, attento che tutto funzionasse. E poco più di un anno fa, intorno alla metà di novembre, Marino in qualità di Presidente del Valdarno Cinema Fedic mi aveva accolto non come se fossi stato l'ultimo arrivato ma come uno di casa. Mi ero seduto vicino a lui "mi dispiace ma ti affumicherò" mi diceva accendendosi l'ennesima sigaretta" seguita poi dalla sua inconfondibile risata profonda. Poi, come se facessi parte della sua squadra di sempre, mi diede in mano il bilancio, con tutti gli inevitabili tagli da fare rispetto alla precedente edizione. Mentre stavo lì, pensavo: "Come farà a fare il festival con questo budget", abituato alle spese di altri festival con cui in passato ho collaborato. Ebbene, non solo ce l'ha fatta, ma ce l'ha fatta alla grande. Riuscendo ad invitare, assieme al Direttore Artistico Francesco Calogero, alcuni ospiti tra cui Sarah Maestri, Ivano Marescotti, Lorenzo Balducci, Giorgio Colangeli, Leo Gullotta e Gino Paoli. Riuscendo a dare visibilità ad alcuni film del concorso alcuni dei quali, come Appartamento ad Atene, sono poi usciti in sala.

Lo chiamavo sempre al suo cellulare dalla strada, con i rumori del traffico. "Ma dove sei?" E rideva di nuovo. E dopo la riunioni sul festival: "Ma non vieni a mangiare con noi?". L'Osteria dell'Angelo era forse uno dei suoi ristoranti preferiti. Lì era di casa e mi ha fatto provare uno dei tipici piatti locali, lo stufato alla sangiovannese.

Quello che mi sorprendeva di Marino è che non si faceva mai prendere dall'ansia neanche quando mancavano pochi giorni al festival. La disperata ricerca per il Premio Marzocco, "forse ho un contatto, ti richiamo domattina", e poi andavo lì alla sede della Fedic vicino al cinema. Io telefonavo, lui aspettava pazientemente accendendosi un'altra sigaretta. Sempre gentile con tutti, mi è parso che avesse quasi adottato tutti i ragazzi che collaborano col Festival. Non ho visto mai da parte sua una parola fuori posto, una reazione scomposta. Solo indicazioni, date con semplicità, mettendo tutti sullo stesso piano, una lezione rispetto ai tanti organizzatori di eventi che perdono la testa alla prima difficoltà.

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Altra lezione da Marino. Il metodo nella selezione. Prima, quando facevo parte di alcuni comitati che dovevano scegliere i film, c'erano dei sistemi elaborati e complicatissimi. Lì invece lui ne aveva adottato uno semplicissimo, usando i tre colori del semaforo: verde (piace senza riserve), giallo (con riserva), rosso (non piace affatto). E quando su un film, in un senso o nell'altro, andava in minoranza, non faceva una piega e accettava subito quello che avevano deciso gli altri tre componenti del gruppo. Quando lo chiamavo, Marino aveva visto già i film prima degli altri e me ne parlava approfonditamente. Durante le riunioni poi si ricordava ogni dettaglio. E prima di ogni giornata di festival, c'era solo un breve confronto di idee, poi si partiva. E poi, durante i pranzi e le cene, quando gli stavo vicino, era veramente un archivio di aneddoti, molti divertentissimi come quello di una nota attrice del passato che si aspettava il Mercedes che la portasse da Roma a San Giovanni Valdarno. Oppure di un altro attore che si era deciso di non invitare perché "non gli piaceva la cucina toscana".

Mi dispiace Marino di non aver potuto lavorare maggiormente con te. Ma le cose che mi hai insegnato in un anno sono tante. E quella più importante è che si può lavorare bene senza stress. Avrei voluto parlare con te della prossima edizione. Ma al tempo stesso sono stato fortunato di averti conosciuto.

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