“Ciliegine”, di Laura Morante

ciliegine1L'esordio alla regia di Laura Morante, rimette in circolo una voce fuori campo della stessa attrice, alla fine di Tutta la vita davanti, di Paolo Virzì. Una voce che sembra nutrirsi della favola sentimentale e che sembra ridurre la distanza tra ambizione e frustrazione. Forse è l'unico appiglio stilistico nostrano (oltre la presunta collaborazione di Gianni Amelio al montaggio), in Ciliegine, opera parigina, di una donna nevrotica e insoddisfatta, praticamente androfoba, disperatamente in lotta con l'altro sesso, fin al momento in cui conosce un uomo particolare, che crede, per circostanze fortuite, essere gay, quindi “innocuo”. Lo stesso Antoine (Pascal Elbé), innamorato follemente di Amanda (Laura Morante), glielo lascia credere, nella speranza di poterla comunque lentamente conquistare. Nasce un forte trasporto tra i due, pur non riuscendo a chiarirsi fino in fondo. C'è una strana e ambivalente anima in questo esordio autoriale. La leggerezza e la semplicità di un racconto che sembra poggiarsi lievemente sui sogni come fossero desideri esauditi, ma anche riferimenti cinematografici e letterari, più o meno espliciti, di un certo rilievo. Bisogni e desideri: è questa la precaria condizione su cui si equilibra il film e le aspettative registiche. Commedia sofisticata che si trasforma in parodia della commedia romantica, contemplatrice, compiaciuta, come immersi in un acquario rumoroso e fosco.

 

ciliegine2Corpi che si agitano in una sorta di bolla di sapone, mentre fuori nevica. A muoverli è sempre il senso di solitudine, di vuoto, l'ossessione per la felicità, mentre il tempo scorre rapido, incessante, frantuma sogni. Laura Morante insegue, in modo abbastanza evidente, la grazia, la crudeltà e l'ironia di Alain Resnais. Per certi versi ci riesce, anche se i suoi personaggi, favoleggiando, non sono ancora quelle meravigliose marionette, prigioniere nel teatro di Guignol, ma un Guignol tragico. Con Resnais i personaggi li sogni, poi prendono corpo, poi cominciano a muoversi. Lo stile personale di Laura Morante è un calco in gesso, una “fantasia pompeiana”, come la Gradiva di Wilhelm Jensen (Freud ne scrisse un saggio psicoanalitico), racconto ispiratore per l'autrice. Ciliegine è un bassorilievo, una “screwball comedy”, avanzante, con un piede che poggia completamente sul terreno, l'altro retrostante è sollevato e tocca il terreno solo con le punte delle dita. Un modo di camminare certamente grazioso, accattivante, ma ancora inesorabilmente marmoreo e da rianimare e dirigere verso la realtà. Quale realtà? La stessa che percepisce Amanda, testarda, dal carattere difficile, come Lucy (altro riferimento più o meno esplicito…), nella striscia fumettistica della nevrosi, in cui ci si preoccupa di cosa siamo e di cosa stiamo diventando. “Che ne pensi della sicurezza Ciccio?”; “La sicurezza è dormire in macchina sul sedile posteriore… ma non dura! Ad un tratto si è cresciuti e le cose non vanno più in quel modo! Ad un tratto è finita e non potrai più dormire sul sedile posteriore! Mai più…”. Anime alla ricerca di un equilibrio (e forse uno stile proprio), menti che intingono solo l'alluce nella piscina (ancora acquario) della vita.

 

 

 

Titolo originale: La cerise sur le gâteau
Regia: Laura Morante
Interpreti: Interpreti: Laura Morante, Pascal Elbé, Isabelle Carrè, Samir Guesmi, Ennio Fantastichini
Distribuzione: Bolero Film
Durata: 100'
Origine: Francia, 2012