CINE-GUINNESS – Dalla cellulosa alla celluloide… i libri schermici

Se "la vita è un romanzo" allora un romanzo può essere cinema: la scomposizione e ricomposizione della parole stampate in immagini, colori e suoni è sempre stato un processo delicato e non sempre fonte di successo come l'asse Rowling-Harry Potter e quello Dahl-La fabbrica di cioccolato. Scopriamone insieme, in mezzo alle curiosità, vertici e miserie

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Entrambe sono pellicole sottili e non hanno pesi così differenti, ma una si chiama carta, l'altra fotogramma. E la conversione dall'una all'altra non sempre è stata facile anche se le capacità sintetiche di cui diede prova il cinematografo furono, fin dagli albori, piuttosto impressionanti se già nel 1902 Ferdinand Zecca della Pathé riuscì a condensare il celebre L'Assommoir di Zola in soli 5 minuti di proiezione con Les victimes de l'alcolisme e nello stesso anno Edwin S. Porter (regista dello storico L'assalto al treno) in soli 17 minuti illustrò, tramite 14 tableaux, La capanna dello zio Tom. Probabilmente il primo romanzo che, invece, fu adattato per lo schermo con una sufficiente fedeltà ed esaustività fu Robbery under arms di Rolf Boldrewood, cinque rulli prodotti dall'australiano C. McMahon e proiettati per la prima volta il 2 novembre del 1907 all'Athenaeum Theatre di Melbourne. E ancora un volta spunta il padrino di tutti i registi, David Wark Griffith che, nel 1910 con Ramona, realizzò assieme alla sua musa Mary Pickford la prima pellicola sul primo copyright pagato negli Usa per i diritti cinematografici sul romanzo e best-seller omonimo di Helen Hun Jackson. Sempre lo stesso Griffith con il clamoroso successo di Nascita di una nazione fece guadagnare all'autore del riprovevole romanzo razzista dal quale la pietra miliare griffithiana è tratta, Thomas Dixon, 750.000 dollari, la più alta cifra ottenuto da uno scrittore nel periodo muto, mentre Lew Wallace per il suo Ben Hur ne ottenne 600.000 per la prima trasposizione del '26 di Fred Niblo. Trasformare un libro in film può essere anche una scusa per avere subito bei contanti per le mani… Fu quello che successe quando Orson Welles, dopo aver letto solo una breve sinossi del romanzo If i die before i wake di Sherwood Kin, avendo bisogno di un prestito di 50.000 dollari per una piéce da mettere in scena a Boston, li chiese al boss della Columbia Harry Cohn e vedendolo esitante gli propose di girargli un thriller a basso costo che aveva già in mente dandogli quel titolo e che sarebbe poi diventato La signora di Shangai.

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Un pessimo affare, probabilmente il peggiore della storia di questi "trapassi", fu invece l'accordo stipulato tra due produttori inglesi che pagarono 5000 sterline per i diritti cinematografici dello spettacolo teatrale di Agatha Christie La trappola per topi subito dopo la prima nel novembre del 1952, con l'infelice clausola che il film non avrebbe dovuto essere girato prima di 6 mesi dopo la fine delle repliche: come tutti sanno ancora oggi, dopo più di 50 anni, uno dei più grandi successi nella storia del teatro continua ad essere rappresentato ininterrottamente al londinese St. Martin's Theatre e nel frattempo i due sono morti senza averne mai potuto realizzare il film! La geniale comicità stralunata espressa da un mostro sacro come James Stewart nella commedia estrema Harvey non avrebbe mai visto la luce (del proiettore) se la Universal, nel 1950, non avesse pagato il primo diritto da 1 milione di dollari nella storia del cinema per accaparrarsi la commedia di Mary Chase. E lo stesso Stewart associato alla medesima cifra ritornerà qualche anno dopo nel film del grande Billy Wilder L'aquila solitaria, tratto dal libro dello stesso aviatore Charles Lindbergh, The spirit of St. Louis (vincitore del premio Pulitzer). Ma la più alta cifra mai pagata per i diritti cinematografici di un'opera cartacea sono i 10 milioni di dollari che la Sony ha pagato nel 2002 non ad un autore ma alla casa editrice di fumetti Marvel per quelli del blockbuster Spider-man, ampiamente ammortizzati visto che il film di Raimi ha stabilito il record nel mercato Usa di raggiungere l'incasso di 200 milioni di dollari in appena 10 giorni. William Peter Blatty però fa impallidire quella cifra calcolando che come co-produttore del mirabile e immortale "horror degli horror" L'esorcista di Friedkin ricevette anche il 40% degl'incassi che furono di 300 milioni di dollari ai quali si aggiungono i 100 milioni raccolti nella re-distribuzione del 2000! Fatevi un po' i conti… Quasi a voler ribadire, dopo la citazione nei titoli di testa, da dove nasce quello che si vede sullo schermo (o per semplice vezzo esibizionistico) molti scrittori sono apparsi nei film tratti da loro opere.

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SCUOLA DI SCENEGGIATURA: LA SPECIALIZZAZIONE

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Tra le più rilevanti comparsate d'autore Erich Maria Remarque (autore del romanzo All'Ovest niente di nuovo) nel ruolo di un precettore in Tempo di vivere del 1954 (tratto da un altro suo libro), Mickey Spillane che interpretò addirittura il suo celebre investigatore privato Mike Hammer in Cacciatori di donne nel '63, Peter Benchley era un reporter nel capolavoro spielberghiano Lo squalo e compare anche in Abissi (sempre tratto da un suo romanzo), Gore Vidal un senatore nel film tratto dal suo dramma L'amaro sapore del potere del '64 mentre dalle nostre parti i fratelli De Filippo recitarono in commedie da loro scritte per il teatro come Napoli milionaria e Filumena Marturano, Mario Soldati interpretò il prof. Bardelli nel delizioso Mio figlio professore di Castellani con Aldo Fabrizi e Carmelo Bene ricoprì la parte de "l'uomo" in Nostra signora dei turchi nel '68. A parte quella fin troppo conosciuta, soprattutto per gli amanti dell'horror e i fans del romanziere, di Stephen King in Pet Sematary, tra le apparizioni recenti spicca sicuramente quella dell'85enne Arthur Miller quattro anni fa in Eden di Amos Gitai, tratto dal suo romanzo Homely Girl, come padre di Samantha Morton. Non portò molta fortuna, invece, a Gideon Sams divenire il più giovane autore ad avere il proprio libro adattato per lo schermo quando nel 1983 uscì nelle sale The punk and the princess, tratto dal suo romanzo The punk pubblicato 7 anni prima, dato che pochi mesi prima, a soli 21 anni, era morto solo nel suo appartamento senza riscaldamento di New York. A far da puntello a Shakespeare, ovviamente l'autore più trasposto al cinema con 363 versioni "fedeli", 63 "libere" e svariate parodie (con Amleto al vertice, per ben 93 volte sul grande schermo) troviamo Edgar "mani bucate" Wallace come romanziere più "cinematizzato" in ben 179 film tedeschi, inglesi e americani che riuscì comunque a morire indebitato nel '32 per 315.000 dollari nonostante le royalties e i diritti su 50 film realizzati quand'era ancora in vita, mentre quello americano più amato dalla settima arte rimane Edgar Allan Poe con 116 pellicole all'attivo che, al contrario, non vide neanche un centesimo per questo sfruttamento del suo genio essendo morto nel 1849. Stephen King è, ovviamente, lo scrittore vivente più trasposto con 35 film tra i quali rimangono indimenticabili Le ali della libertà, Carrie – Lo sguardo di Satana, Misery non deve morire, L'ultima eclissi, La zona morta, Il seme della follia e, naturalmente, Shining: magie alchemiche sbocciate dalla miscela cellulosa-celluloide.


 



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King, la vita e le opere (a cura de Il Corriere della Sera)

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