CINEMA – 1a Festa Internazionale di Roma – "Akeelah and the Bee", di Doug Atchinson (Alice nella Città)

E all'improvviso si scopre che Alice nella Città è probabilmente la sezione più sorprendente della Festa di Roma, proprio in virtù dei suoi film che seguono le formule collaudate del "cinema per ragazzi", un cinema onesto, sincero ed ispirato, solido e spesso emozionante – senza mezzi termini: Akeelah and the Bee è un'opera commovente, luminosa, capace di rapire le classi di scuola elementare presenti in sala, coi bambini che fanno il tifo per la protagonista ad alta voce, le suggeriscono le pronunce giuste quasi potesse sentirli dallo schermo, applaudono a scena aperta, poi seguono assorti la vicenda. Un'atmosfera in un certo senso benaugurante in cui immergersi nella visione della storia di Akeelah, undicenne di colore con un talento innato per lo spelling, la suddivisione in lettere delle parole in lingua americana: ma Akeelah è una ragazza di un quartiere povero, un quartiere nero, e la modesta scuola che frequenta non ha mai mandato propri studenti alle Gare di Spelling che frequentemente vengono organizzate negli Stati Uniti – Campionati per bambini perbene, figli di genitori perbene, bianchi e borghesi, seppure inevitabilmente non americani, ispanici, asiatici. Ma la folle ascesa di Akeelah verso la conquista della Medaglia d'Oro alla Finale Nazionale dei Campionati di Spelling saprà trasformarsi nella rivalsa, nella rivincita sociale di un intero quartiere, un'intera classe sociale, un'intera Comunità. Gli intenti del regista (razza caucasica)  Doug Atchinson e del produttore del film, Laurence Fishburne – impegnato anche nella parte del Professor Larabee, preparatore personale della piccola Akeelah afflitto dal ricordo della figlia morta e della moglie perduta – sembrano allora chiaramente quelli di realizzare uno Spike Lee per ragazzi. E il film sembra possedere gli stessi straripamenti emozionali tipici del cinema di Fratello Spike, gli stessi decolli retorici che aprono il cuore e riempiono gli occhi di luce: come tutte quelle sequenze di Akeelah nel quartiere, supportata da tutta la sua gente nella preparazione per la Finale, dal boss della gang del fratello maggiore come da tutte le compagne di scuola, dalla madre un tempo restia alla "perdita di tempo" e costretta a sgobbare tutto il giorno da quando è rimasta vedova con tre figli a carico Angela Bassett alla sorella con figlio neonato che frigna durante la gara, tutti si uniscono in un unico abbraccio intorno alla bambina che è diventata il simbolo di qualcosa di più grande di lei, una possibile vittoria in territorio nemico, vendetta simbolica contro l'arroganza dei "bianchi". Seppur condotto secondo i canoni del film "ragazzo talentuoso si allena e vince un torneo prestigiosissimo", Akelaah and the bee si concede qualche piccola, struggente e deliziosa invenzione visiva nei momenti in cui vengono visualizzate le tecniche mentali della bambina per ricordarsi lo spelling di una frase durante la competizione: è la lavagna di Prof. Larabee inquadrata a metà, o i volti felici di tutte le persone che le vogliono bene, uno dopo l'altro a suggerire una lettera ciascuno, in occasione della parola che le darà la vittoria. Un istante che davvero rimanda allo Spike Lee più sentito e meravigliosamente sentimentale.

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