CINEMA – 1a Festa Internazionale di Roma – Da Hong Kong a Tbilisi: tra violenza e perpetuo squilibrio. Incontro con i registi Patrick Tam e padre e figlio Babluani.

Dall'occidentale Hong Kong alla gloriosa e decadente capitale georgiana, attraverso grandi registi. Alla Festa del Cinema di Roma le conferenze sono incontri colloquiali, libere aperture di confronto, dove puoi anche avvicinare, parlare e fotografare gli ospiti stavolta senza barriere.

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Dall'occidentale Hong Kong alla gloriosa e decadente capitale georgiana, attraverso grandi registi. Alla Festa del Cinema di Roma le conferenze sono incontri colloquiali, libere aperture di confronto, dove puoi anche avvicinare, parlare e fotografare gli ospiti senza barriere. Patrick Tam, famoso soprattutto per essere stato il montatore di alcuni film di Wong kar Wai (Days of Being Wild, Le ceneri del tempo), è sicuramente uno dei maestri indiscussi del melodramma asiatico, da tempo lontano dalla regia (suoi sono, tra gli altri, The Sword, Love Massacre, My Heart is That Eternal Rose) e finalmente di ritorno con Fu Zi (After This Our Exile). Storia di un giovane padre allo sbando, lasciato dalla sua donna, divorato dai debiti di gioco e con un figlio da crescere. Cast honkonghese stellare (Aaron Kwork, Charlie Shing, Kelly Lin), presente alla conferenza e in sala pochi ma grandissimi appassionati del cinema di Patrick Tom e dell'estremo oriente. Sembrava di stare al Far East Film di Udine, per un attimo e sembrava che tutto un po' stonasse con il legno lucido di Renzo Piano. Testuali parole: "Sono veramente felice di essere ritornato alla regia, dopo alcuni anni di assenza. Aveva una grande urgenza di raccontare questa storia in cui non escono bene né la madre né il padre, ma ancora una volta vede soffrire i più deboli, i bambini. Spero che il mio ritorno possa contribuire almeno in parte ad una rinascita del cinema honkonghese, che negli ultimi anni ha subito una sorta di appiattimento creativo e visivo". Le foto:

Il regista Patrick Tam e il
bambino protagonista Ng King-To

                                                                                                Le attrici Charlie Young e
                                                                                                Kelly Lin

A presentare L'héritage (L'eredità) erano presenti i registi georgiani (padre e figlio) Temur e Gela Babluani e l'attore Giorgi Babluani (fratello di Gela). Jean, Céline e Patricia arrivano a Tbilissi dalla Francia per prendere possesso di un'eredità. Accompagnati dal loro traduttore, incontrano nell'autobus che li conduce verso la montagna, un vecchio e suo nipote. I due portano una bara vuota e si dirigono al villaggio del clan nemico dove il vecchio verrà ucciso affinché cessino le rivalità tra le due famiglie. I tre giovani francesi decidono di accompagnarli e di provare a scongiurare la tragedia. Se papà Temur, è uno dei grandi della cinematografia georgiana (vedi La migrazione dei passeri, Il fratello, Il sole degli insonni), il figlio, che parla francese e aiuta il padre nella traduzione perché parla solo la lingua del suo Paese ed originario della Georgia Occidentale, terra fortificata dalle montagne, da abitanti scontrosi e diffidenti, è avviato ad una importante carriera, dopo aver realizzato il suo primo lungometraggio, 13 (Tzameti), grande successo a Venezia 2005. Questo film è stato talmente apprezzato anche negli Stati Uniti, che nella primavera del 2007 sarà impegnato nel remake americano del film. Testuali parole di Temur: "La volontà di rompere con la disperazione, con questo soffocamento infinito che mi segue, mi perseguita e non mi molla più da quando ho imparato ad essere uomo. Forse un autoritratto, ma non un'autocritica. Un autoritratto con colori pallidi, sbiaditi. La volontà di ripassar sopra una mano di vernice…". Le foto:

La famiglia Babluani

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