Cinema Svizzero Contemporaneo – Tambour Battant, di François-Christophe Marzal

La vicenda narrata in Tambour Battant (2019) di François-Christophe Marzal (Attention aux chiens, Au large de Bad Ragaz) è ambientata nel paesino svizzero di Monchoux, nell’aprile 1970. Aloys, appassionato direttore della banda del villaggio per 13 anni, compie l’ennesimo tentativo di superare le selezioni per suonare alla prestigiosa Festa Federale della musica. I suoi musicisti però iniziano a dubitare della propria guida, letteralmente ossessionata dall’audizione (che lo perseguita anche in sogno), e chiamano in segreto un direttore professionista, Pierre Crettaz, proveniente da Parigi.

L’uomo porta scompiglio nel borgo rurale, suo luogo d’origine, dal quale si era allontanato molto tempo prima. La rivalità tra i due protagonisti si struttura su due fronti: quello musicale e quello amoroso. Se da un lato il villaggio si divide in due fazioni, una devota alla tradizione e l’altra imperniata alla modernità (il nuovo gruppo multietnico accoglie infatti giovani, donne, immigrati, persino socialisti, abbandonando la vecchia consuetudine delle divise tutte uguali), tra Aloys e Pierre si riaccendono antichi rancori legati all’amore per la stessa donna, adesso sposata con Aloys, in combutta con il marito in quanto fervida sostenitrice dei diritti femminili.

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Sullo sfondo, i primi amori e le prime marachelle della figlia Collinette, segretamente innamorata di un contadino italiano, dipendente del padre; e ancora, la difficile riconciliazione di Pierre con le sue origini e con un padre generoso da cui credeva di non essere amato.

Una commedia divertente e raffinata, nel segno di molte opere francesi precedenti, sintomo di una certa dimestichezza nel genere e della capacità di fare satira e autoironia in maniera leggera, ma mai ottusa, affrontando tematiche importanti come il rancore, la vendetta, l’amicizia, l’amore, l’affermazione femminile, il confronto e l’accettazione del diverso. 

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L’atmosfera del paesino di Monchoux può ricordare quella rurale e semplice (anche da un punto di vista culturale) di Lassay-les-Châteaux, dove vive la famiglia Bélier del film omonimo del 2014 diretto da Éric Lartigau (anch’esso imperniato sull’importanza della musica), o di Bergues (Lilla), cittadina della Francia settentrionale in cui viene spedito per punizione il direttore postale protagonista di Giù al Nord (2008, Dany Boon).

Riguardo all’intolleranza, al bigottismo e alla tematica razziale, emerge qui con forza l’immagine negativa degli immigrati italiani, considerati al tempo con disprezzo, tutti inquadrati dai pregiudizi locali come criminali. Un atteggiamento in fondo non così distante dalle iniziali incomprensioni, alimentate dalle malelingue, intercorse tra il ragazzo nero e l’anziano paraplegico di Quasi amici (2011, Olivier Nakache e Éric Toledano). In entrambi i casi l’amicizia trionfa, andando a risolvere persino quelle situazioni che sembravano impossibili da districare.

Così Pierre e Aloys, dopo gli innumerevoli scontri (memorabile quello violento e comico tra le due band a suon di strumenti), i colpi bassi (dal furto delle divise all’aggiunta del lassativo nel vino per colpire gli avversari) e le vendette private (tra baci rubati, denunce, spie), dovranno trovare il modo di convivere.

Il personaggio di Aloys subisce una trasformazione graduale che lo porta a ragionare e ad accettare alcune condizioni per non perdere tutto ciò che gli è più caro. Per questo si riconcilia con l’amico-nemico Pierre, perdona l’amata moglie, concede alla figlia di sposare l’italiano che ama. La spontaneità dell’attrazione giovanile sconfigge l’odio degli adulti, in un happy ending prevedibile, ma comunque godibile.

Tambour Battant, in programma per martedì 19 maggio, sarà disponibile in streaming per 48 ore, all’interno dell’iniziativa sul Cinema Svizzero Contemporaneo ospitata dalla Cineteca di Milano.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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