CinemAsia – Avidità e bellezza in Cina

the truth of beauty

Due film mettono in forma di commedia l'ossessione della nuova Cina per il successo e i soldi: The Truth of Beauty di Aubrey Lam si concentra sulla chirurgia estetica, mentre The Biggest Toad in the Puddle di Ho Wi Ding prende di mira un minatore inaspettatamente vicino a diventare ricco. La rubrica è a cura di www.asiaexpress.it

the biggest toad in the puddleLa crescita spericolata e apparentemente inarrestabile del colosso cinese sta radicalmente trasformando la società, sia quella urbana che quella rurale. Molti film in passato hanno indagato l'emergere di una mentalità votata al guadagno (facile) e all'arrivismo sociale, sia sul versante indipendente che su quello più commerciale – come nel caso delle tante commedie romantiche legate al mondo dell'alta finanza e delle grandi aziende multinazionali.

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A distanza di poco tempo si presentano due film che rimangono equilibrati tra taglio sociologico e aderenza a stereotipi di genere (la commedia sentimentale da un lato e la tragicommedia corale dall'altro): il fattore interessante è che i due registi sono cinesi, ma provengono dall'esterno della Cina Popolare. Aubrey Lam è una cineasta hongkonghese, cresciuta professionalmente come sceneggiatrice per Peter Chan, con all'attivo tre studi di caratteri sempre a cavallo tra autorialità e sentimenti popolari: dopo la parziale delusione di Anna & Anna (2007), con The Truth About Beauty si lancia in una co-produzione su suolo cinese, coadiuvata dalla supervisione di Chan stesso. Ho Wi Ding è un regista di origini malesi che ha studiato negli Stati Uniti ed è di stanza a Taiwan. Ha all'attivo due lungometraggi (Pinoy Sunday, del 2010, e My Elder Brother in Taiwan, del 2012) che facevano della crossculturalità, presa con leggerezza, la loro cifra stilistica. Con The Biggest Toad in the Puddle si lancia nel mercato della Cina Popolare e costruisce una storia più ambiziosa.

the truth of beautyEntrambi i film scelgono di mettere a nudo cupidigia e aspirazioni di successo smodate tramite la lente deformante della commedia. The Truth of Beauty si concentra sulla mania per la chirurgia estetica, che contagia una neolaureata in cerca di prima occupazione: i risparmi spesi per una operazione di ritocco agli occhi si trasformano nel primo gradino di una dipendenza, in quello che è visto come un investimento per fare carriera. The Biggest Toad in the Puddle segue le peripezie di un minatore lasciato a casa, con stipendi in arretrato, che si vede assegnato un lotto di terra come compensazione per una superstrada che costeggerà il suo villaggio: nel terreno l'uomo scopre una fonte termale che potrebbe trasformarsi in una miniera d'oro, tanto che tutti i potenti, compreso il suo ex capo, cercano di ingraziarselo. Si tratta di soggetti semplici, svolti senza sorprese, che mettono da parte il cinismo o affondi troppo pe(n)santi, per offrire uno specchio ilare dei vizi di una nazione ossessionata dai soldi, nel superamento ormai dichiarato (e dichiarabile anche dal cinema) della retorica confuciano-socialista.

the biggest toad in the puddleThe Truth of Beauty, con l'onnipresente voice-over scanzonato della sua ingenua protagonista, una convincente Bai Baihe, ricalca molti cliché delle rom-com più recenti (con l'unico guizzo di far impersonare l'interesse sentimentale al comico hongkonghese Ronald Cheng). Anche la costruzione delle scene più grottesche – il cedimento di una protesi durante una trasferta di lavoro, il “rivoluzionario” sistema NoBra – non trascende mai da uno spirito popolareggiante, che non ha l'obiettivo di ferire. Eppure il film, proprio nella via intermedia che sceglie di perseguire, riesce a far sorridere, approdando a un finale non banale, anche se parziale (perché solo alle donne dovrebbe essere richiesto di apparire sempre perfette e giovanissime?).

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The Biggest Toad in the Puddle è ambientato in un villaggio fittizio della provincia di Hebei, nel nord della Cina, città natale a cui fa ritorno un minatore messo in mobilità dai tagli di budget. Il periodo di riposo forzato cui si sta dedicando si interrompe con la scoperta di una fonte d'acqua calda che improvvisamente lo riposiziona a livello sociale. Ho Wi Ding non forza la mano, e sfrutta i soliti rovesciamenti di fortuna per mostrare i cambiamenti antropologici insiti nel (possibile) arricchimento improvviso. La struttura narrativa è quindi molto classica, ma il film rimane divertente e appassionante grazie soprattutto al suo cast, che riesce nell'impresa di far risultare simpatici e apprezzabili la divertita serie di doppiogiochisti e arrivisti che raffigura.

 

La rubrica è a cura di www.asiaexpress.it

 

 

IL TRAILER DI THE TRUTH OF BEAUTY

 

 

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