CinemAsia – La dura giornata dell'ispettore Go

a hard day

Nella tradizione del thriller coreano più elaborato, Kim Seong-hoon, alla seconda regia, gestisce con montaggio serrato e costruzione a incastri dei colpi di scena una storia di ricatti, omicidi e corruzione. La polizia ne esce come un corpo in metastasi, impregnato di illegalità: qui  però l'interesse non è sociologico, quanto spettacolare. La rubrica è a cura di www.asiaexpress.it

a hard dayI thriller sono un genere consolidato e frequentato spesso dall'industria cinematografica sudcoreana, almeno fin dal successo di Shiri di Kang Je-gyu nel 1999. Da allora si sono susseguiti esempi sia di noir impegnati, come Memories of Murder (Bong Joon-ho, 2003), sia di prodotti più commerciali, come Blind (Ahn Sang-hoon, 2011) o The Man from Nowhere (Lee Jeong-beom, 2010) – per restare su titoli distribuiti anche in Italia. Pur partendo da un nervo sociale scoperto, la corruzione nella polizia, A Hard Day appartiene apertamente a quest'ultimo gruppo: il setting è solo un pretesto per una corsa a perdifiato nella lotta tra un agente particolarmente sfortunato e il suo misterioso ricattatore.

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L'ispettore Go è un poliziotto della omicidi piuttosto impegnato: con figlia ancora piccola a carico, deve seppellire la madre, appena deceduta, e al contempo affrontare una retata della disciplinare, che rischia di scoperchiare una rete di corruzione capillare nel suo dipartimento. Come se non bastasse, nella notte Go ha un incidente stradale, in cui travolge e uccide un passante. Deciso a non farsi scoprire, l'uomo carica il cadavere nel bagagliaio e mette in piedi un piano per seppellirlo nella stessa bara della madre, in modo non venga mai ritrovato. Il giorno seguente però un testimone anonimo chiama in centrale per segnalare un incidente non riportato. Sotto c'è qualcosa di ben più complicato.

a hard dayKim Seong-hoon è bravo a giocare con i cliché consolidati del genere: partendo da una sceneggiatura limata a lungo, si destreggia con un crescendo di complicazioni che mettono alle strette l'ambiguo protagonista. In passato dedito più che altro alla commedia, il regista irradia il suo action con tocchi di umorismo nero – dai personaggi sopra le righe alle coreografie incisive in cui le persone coinvolte hanno continui contraccolpi. A Hard Day conserva quell'aura violenta che si è ormai abituati ad associare a noir sudcoreani, ma con un tono scanzonato e gioviale che ne depotenzia l'impatto. La storia scorre con ritmo cadenzato, e pur non sorprendendo mai fino in fondo, riesce a divertire grazie all'incedere perfettamente dosato. La narrazione è divisa in blocchi precisi (le premesse, l'occultamento del cadavere, il mistero del ricattatore, le conseguenze – e così via), che riescono però a integrarsi in un blockbuster autoconsapevole, che potrebbe tranquillamente essere territorio fertile per un remake hollywoodiano di successo.

Nel 2014 il box office in Corea del Sud è stato dominato da film in costume come The Admiral: Roaring Currents, The Pirates e Kundo: Age of the Rampant, mentre i noir sono stati relegati in secondo piano, nonostante qualche deciso tentativo come The Target, Man on High Heel o No Tears for the Dead. A Hard Day, che un po' inaspettatamente li ha battuti nella guerra degli incassi, rischia perciò di restare uno degli esempi meglio riusciti dell'annata, nonostante difficilmente possa saziare i palati più abituati agli exploit di queste latitudini.

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La rubrica è a cura di asiaexpress.it

 

IL TRAILER DI A HARD DAY

 

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