CinemAsia – Zhong Kui e la battaglia degli spiriti

Qui Peter Pau non solo cura la fotografia, ma produce e co-dirige, supportato da Zhao Tianyu. Il risultato però è altalenante. Articolo a cura di www.asiaexpress.it

Peter Pau, direttore della fotografia di stanza a Hong Kong, è venerato sin dal premio Oscar per La tigre e il dragone (Ang Lee, 2000). Da allora ha partecipato a produzioni magniloquenti, come The Promise (Chen Kaige, 2005), e si è fatto strada a livello produttivo, con lo sguardo rivolto anche all’estero, come dimostra Special ID (Clarence Fok, 2013), veicolo per le gesta marziali di Donnie Yen. Zhong Kui: Snow Girl and the Dark Crystal rappresenta un nuovo tassello nel suo personale cammino, con cui cerca l’affermazione definitiva, inserendosi nel filone del fantasy a effetto portato alla ribalta dal Ching Siu-tung di The Sorcerer and the White Snake (2011) e dal Tsui Hark di Flying Swords of Dragon Gate (2011) e consacrato dal box office da record di The Monkey King (Soi Cheang, 2014).

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zhong kuiQui Peter Pau non solo cura la fotografia, ma produce e co-dirige, supportato da Zhao Tianyu, giovane regista della commedia romantica a episodi The Law of Attraction (2011) – senza contare che si riserva un cameo come Re del Cielo (pare di evincere senza neanche troppa autoironia). Un tentativo evidente di far emergere il suo nome non solo come maestranza artigianale qualificata e qualificante, ma come autore commercialmente consistente. Il proposito è realizzato solo parzialmemte: il film, uscito nel periodo più ambito, durante le feste per il nuovo anno lunare, è andato discretamente bene, ma senza sfondare. E anche la resa drammatica è piegata da qualche ombra di troppo.

zhong kuiIl personaggio principale, Zhong Kui, è un cacciatore di demoni ben radicato nella tradizione mitologica cinese, ma è stato poco sfruttato in veste di protagonista al cinema, probabilmemte anche per la sua intrinseca scarsa fotogenia, trattandosi di un eroe sfigurato (appare peró come metafora nel dramma quasi-femminista Woman Demon Human di Huang Shuqin, del 1987). In questo film si trova a dover rubare dagli inferi un potente cristallo e a doverlo difendere nella notte più pericolosa dell’ultimo millennio, il quindicesimo giorno del settimo mese lunare, in cui i tre regni – celeste, infernale e terreno – possono congiungersi. L’impianto avventuroso è equilibrato dall’aspetto romantico, la tormentata storia d’amore con una donna misteriosa, che si rivela essere un demone del gelo, inviato sulla terra per recuperare il cristallo. La semplicità dell’intreccio è per fortuna movimentata da un ribaltamento di prospettiva su quale sia l’ordine morale delle azioni, che pemette di arrivare allo showdown finale senza troppi patemi.

zhong kuiIl connubio è ben pensato, ma il risultato finale è inficiato da una certa freddezza di fondo. I legami sentimentali non hanno il tempo di sedimentare, non aiutati dalla scarsa alchimia tra i due protagonisti. Mentre il bel Chen Kun riesce in qualche modo a convincere del suo tormento interiore, Li Bingbing rimane perennemente imbambolata, imbrigliata in un ruolo poco espressivo. Non li aiuta l’invadenza degli effetti speciali, una costante che permea l’intera pellicola e dona l’aspetto di uno spin-off di un gioco per console alle sequenze più elaborate, in cui gli attori in carne e ossa sono totalmente rimpiazzati dalle loro controparti in Cgi. L’amalgama di melodramma e spiriti, che ha spinto al successo film come Painted Skin (2008) e il suo seguito, finisce così per disgregarsi.

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Zhong Kui: Snow Girl and the Dark Crystal non è però un totale fallimento. Effetti speciali, afflato romantico e spleen filosofico evocano un mondo altro ricco di suggestioni, in una visione del mondo che anche nei suoi passaggi più insicuri si colloca come macchina dell’immaginario alternativa a quella hollywoodiana.

 

Articolo a cura di www.asiaexpress.it

 

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