Cinquanta sfumature di rosso, di James Foley

Amare (senza) rabbia. Sembra essere precipitato così il cinema di James Foley a contatto con la saga letteraria di successo di E.L. James. Con 50 sfumature di rosso chiude la trilogia che vede protagonisti Christian (Jamie Dornan) e Ana (Dakota Johnson). Si sono appena sposati e pronti a vivere la vita nel lusso. La ragazza poi ha avuto anche una promozione nella casa editrice dove lavora. Ma il suo ex-capo Jack Hyde (Eric Johnson), licenziato a causa sua, giura vendetta e inizia a perseguitarla.

Dopo il nero (migliore), Foley passa al rosso. E viene totalmente intrappolato in un’estetica sommersa dalle superfici, dalle luccicanze dei vetri, delle auto, dei gioielli, della stanza rossa dove fare sesso con Ana legata al cancello. Tutto il riciclaggio di volti ambienti, spazi della trilogia che ripartono dal primo Cinquanta sfumature di grigio. E il finale ripercorre tutti i flash del passato della loro storia. Cercarci una lettura ‘autoriale’ è forse un segno distorto. Però una delle poche letture che ci sono possibili è intanto quella di provare a inquadrare Cinquanta sfumature di rosso all’interno della carriera di Foley. Dove dei segni cromatici come il rosso magari già se li portava dietro dal patinato ma anche affascinante thriller Perfect Stranger. E Christian e Ana possono apparire il ribaltamento di Johnny e Tracey, lui disadattato, lei di ricca famiglia, protagonisti del suo film d’esordio, Amare con rabbia.

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cinquanta sfumature di rosso dakota johnsonSi possono comprendere le operazioni su commissioni su progetti come questo già pronti a sbancare il botteghino. Quindi è anche lecito dirigerli con lsa mano sinistra. Quello che è meno perdonabile sono le scene di inseguimento come quella in cui Ana semina il suo stalker, proprio dallo stesso cineasta che quasi vent’anni fa ne aveva diretta una bellissima e mozzafiato in The Corruptor – Indagine a Chinatown.

Fifty Shades FreedInoltre del cinema-videoclip degli anni ’80 restano solo i dettagli: l’acqua, la doccia. Nove settimane e 1/2 (e la presenza di Kim Basinger nei primi due) resta solo un modello scopiazzato male. Con Jamie Dornan che ha quasi la stessa espressione in tutta la trilogia con il suo volto tormentato. E le potenzialità di Dakota Johnson tenute invece a freno proprio perché Ana doveva essere quella più aderente possibile al libro. I tormenti, gli incubi, e la minaccia del suo ex-capo sono soltanto frammenti di thriller per vivacizzare una trilogia partita col piede sbagliato e finita peggio. Che invece poteva avere un’enorme potenziale: l’incubo di essere guardati, un’ossessione voyeristica che immaginiamo nelle mani del miglior De Palma. Ma è solo un’allucinazione.

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Titolo originale: Fifty Shades Freed

Regia: James Foley

Interpreti: Dakota Johnson, Jamie Dornan, Eric Johnson, Eloise Mumford, Rita Ora, Luke Grimes, Marcia Gay Harden

 Distribuzione: Universal

Durata: 105′

Origine: Usa 2018