Citizenfour, di Laura Poitras

Nel giugno 2013, i quotidiani The Washington Post e The Guardian pubblicano dei documenti top secret riguardanti le operazioni di sorveglianza e compromissione di massa da parte della National Security Agency (NSA) . La loro fonte è un ex impiegato della stessa agenzia, Edward Snowden. Sei mesi prima, a gennaio, la regista Laura Poitras viene contattata tramite email criptate da Snowden (che si firma col nickname di Citizenfour) che la informa del suo progetto. La regista accompagnata dai giornalisti Glenn Greenwald e Ewen MacAskill si reca ad Hong Kong per incontrare Snowden. Nasce

così Citizenfour, documentario che testimonia in prima persona il passaggio delle informazioni in possesso di Snowden alla stampa. E che dona un volto, ed una vita, ad una delle figure cruciali della politica internazionale degli ultimi anni.

La situazione in cui Laura Poitras si ritrova durante la creazione di Citizenfour è probabilmente una delle massime aspirazioni di un documentarista. La regista non dovrà ricostruire il fatto a partire da documenti e testimonianze, ma il suo prodotto sarà parte integrante dell’evento. Laura Poitras è lì, invisibile, e filmando scrive un pezzo della nostra storia sapendo già di essere novità e repertorio allo stesso tempo. La stanza d’albergo dove Edward Snowden prepara i giornalisti alle imminenti divulgazioni è un punto di rottura della storia degli Stati Uniti D’America, il Watergate del nuovo millennio. Come se l’opinione pubblica americana sia per sempre condannata a vivere in un continuo stato di paranoia, nell’oscuro presentimento che il proprio sogno sia solo un’illusione e che il tradimento sia dietro l’angolo. E puntualmente la coscienza collettiva viene violata. Snowden ha dato una forma concreta all’incubo americano e Laura Poitras l’ha tradotto in immagini.

E l’inquietudine aumenta da un punto di vista esterno alla storia di Citizenfour. Certo, il diritto alla privacy, la sua violazione e l’incredibile rete di controllo passiva costruita dall’NSA sono elementi che non possono essere recintati all’interno dei confini degli U.S.A. Eppure si ha l’impressione che nei modi, così come nella portata, quella in corso sia una battaglia propria dei citizen americani e poco più. I documenti di Snowden per molti saranno stati solo un’eco lontana d’oltreoceano, e le incredibili capacità narrative della Poitras non fanno che aumentare l’insensato dubbio di trovarci di fronte a una fiction, a qualcosa di posticcio. Definitivamente inscindibile dalla forma/racconto di Citizenfour, sembra che la verità per poter affermare la sua indiscutibilità debba passare per delle tappe necessarie della finzione cinematografica (ritmo della suspense, impulso all’happy ending, deviazione al to be continued). È impossibile non rimanere assorbiti nelle due ore di ri-costruzione, eppure a tratti si ha la sensazione di essere su un binario pensato esclusivamente per cogliere in fallo lo spettatore e spogliarlo di qualsiasi difesa. Citizenfour è un bellissimo cinema che ingloba la realtà ma crea dei (non)confini disturbanti, Laura Poitras, scelta da Swoden in prima persona, sa di non essere un semplice testimone e cerca qualcosa in più. E se l’obiettivo è quello di amplificare e giustificare la paranoia del comune cittadino, a risultare ancor più ingigantita è l’ansia di chi vive e ragiona per immagini: il terribile sospetto che dietro ad ogni inquadratura ed impercettibile stacco di montaggio, si celi una realtà ben più problematica.

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Titolo originale: Id.

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Regia: Laura Poitras
Interpreti: Edward Snowden, Glenn Greenwald, Jacob Appelbaum, Julian Assange
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 114′
Origine: Germania,Usa 2014

 

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