Claude Lanzmann presenta "L'ultimo degli ingiusti"

claude lanzmann

Il regista francese Claude Lanzmann ha presentato a Roma, in occasione del Giorno della Memoria, il suo documentario L’ultimo degli ingiusti in cui riabilita la figura di Benjamin Murmelstein, presidente del Consiglio Ebraico del ghetto di Theresienstadt, accusato di aver collaborato con i nazisti durante l’Olocausto

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Il regista francese Claude Lanzmann ha presentato a Roma in occasione del Giorno della Memoria il suo documentario, L’ultimo degli ingiusti, in cui riabilita la figura di Benjamin Murmelstein, presidente del Consiglio Ebraico del ghetto di Theresienstadt, accusato di aver collaborato con i nazisti durante l’Olocausto. In una lunga intervista, rilasciata negli anni Ottanta su una terrazza romana, Lanzmann mette in luce i meriti di Murmelstein e critica severamente La banalità del male e le tesi sull’Olocausto della filosofa Hannah Arendt, che proprio in questi giorni è in sala nel film biografico di Margarethe Von Trotta.

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Stasera non mi sento al meglio e ho difficoltà a parlare – ha confessato Lanzmann – ma dopotutto il film parla da solo e può essere visto anche senza l’autore. Se siete qui, credo che abbiate visto Shoah. Quello era un film epico, parlava dell’ineluttabilità del destino e aveva in sé una tensione costante, questa però è un’altra storia. Questo film parla del rabbino Murmelstein, che ho riabilitato. Non è un film epico ma parla delle debolezze umane in situazioni critiche. Murmelstein era sarcastico e ironico, ma sincero. Qui si racconta la sua storia. L’ho intervisto a Roma prima di Shoah, quando ancora non sapevo quale sarebbe stato il fulcro del mio film. I collaborazionisti ebrei mi ossessionavano a quel tempo. Non nego che siano esistiti in molte nazioni europee, ma quelli che non erano in grado di abbracciare completamente l’ideologia nazista e l’antisemitismo, molto spesso erano costretti sotto minaccia ad agire in un certo modo, e ciò nonostante hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per salvare più ebrei possibile. Murmelstein è stato l’unico decano sopravvissuto e ne ha aiutati a scappare 123.000, oltre a salvare il ghetto, che è stato l’unico a non essere distrutto. Aveva un animo aperto e un grande spirito di compassione. Era intelligente, colto, vivace e la sua memoria era intatta. Per questo lo riabilito e trovo scandaloso che, alla sua morte il grande rabbino si sia rifiutato di recitare il kaddish, la preghiera per i defunti, e gli abbia negato la sepoltura accanto alla moglie nel cimitero ebraico di Roma.”

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