Clifford. Il grande cane rosso, di Walt Becker

Dal personaggio dei libri per bambini creato da Norman Bridwell un film semplice e lineare che è come una bella promessa non mantenuta e somiglia a uno stanco sequel.

New York diventa la metropoli da devastare. Clifford è la possibile incarnazione tra Godzilla e Frankenstein anche se più attenuata mentre l’evcentrico uomo del parco che si occupa degli animali potrebbe uscire dal cinema di Tim Burton. È una fiaba sulla diversità anche se Walt Becker punta l’acceleratore sul tono sgangherato di Svalvolati on the Road ma non riesce a tenere la contagiosa follia di quel film. Clifford. Il grande cane rosso si porta dietro le tracce di La carica dei 101 soprattutto all’inizio quando il cucciolo si nasconde in un nascondiglio mentre gli altri cani vengono portati via. Dopo aver vagabondato per la metropoli, finisce nelle mani di Emily Elizabeth, una ragazzina che non si è mai integrata a scuola con le sue compagne ed è affidata alla custodia dell’inaffidabile zio mentre la madre è dovuta andar via per lavoro. In una notte però Clifford si trasforma in un enorme cane di oltre tre metri e gestirlo diventa una missione quasi impossibile. In più attira l’attenzione del boss di una compagnia, la Lyfegro, che fa esperimenti sugli animali.

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Alla base c’è il personaggio dei libri per bambini creato da Norman Bridwell e la serie animata del 2000. La partenza di Clifford. Il grande cane rosso è più che promettente. Ci si potrebbe trovare in una fiaba Disney degli anni ’80 analogica, uscita dritta da un VHS: una bambina isolata bullizzata in una scuola per ricchi, uno zio che dorme in un camper e poi John Cleese che è una specie di mago e trascina in un luogo dei sogni. Clifford cattura ad ogni movimento. Il rosso nelle strade di New York è una continuo schizzo enorme di vernice, un passaggio irruento e travolgente che però il film non asseconda ma tende a normalizzare. Niente di male, è  pur sempre un film per famiglie. In più la protagonista Darby Camp è da poco uscita dall’inferno nascosto di Big Little Lies dove era una delle due figlie di Reese Witherspoon. Clifford è sempre impaurito. Quando è piccolo un piccione gli toglie il cibo di bocca (ancora Disney), quando è grande ha addosso la paura dello sguardo degli altri. La dimensione fantasy è però accennata e poi eliminata. C’è la lotta contro il nemico di turno è un rassicurante sguardo sulla diversità. “Non è pericoloso, è solo differente” urla Emily Elizabeth.

Certo è semplice e lineare e sotto questo punto di vista porta a casa il risultato. Ma il colpo di testa che va a canestro, l’addio al porto stile Miami Vice di Michael Mann con la ragazzina e il cane al posto di Colin Farrell e Gong Li e la corsa su Manhatthan Bridge che aveva illuso su un volo spielberghiano sono stati qualcosa di più di una promessa che non è stata più mantenuta. Walt Becker preferisce invece rinchiudersi nella sicurezza del quarto film su Alvin Superstar di cui ha firmato la regia. Clifford già sembra il secondo, terzo, quarto sequel e non è proprio una cosa positiva. Meglio tornare sull’animazione dei libri all’inizio e alla fine del film e ripartire. Sempre con il fantasma di John Cleese.

 

Titolo originale: Clifford the Big Red Dog
Regia: Walt Becker
Interpreti: Darby Camp, Jack Whitehall, Sienna Guillory, John Cleese, Izaac Wang, Tony Hale
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 96′
Origine: UK, USA, Canada 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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