Cobra non è, di Mauro Russo

La scrittura iper-sorvegliata di Cobra non è, sceneggiata a sei mani da Alessandro Giglio, Ivan Specchio ed Angelo Petrella, permette all’esordio cinematografico di Mauro Russo, regista salentino fin qui autore di numerosi videoclip per artisti come Clementino, Marracash ed Anastacia, di mostrare sì di sequenze formidabili, ma non si rivela in grado di sostenere quella potenza per un periodo così lungo come quello di un film. I limiti di Cobra non è non stanno infatti nella sua natura derivativa (anche se la conta delle citazioni e degli influssi satolla già ad una prima visione) quanto, paradossalmente, nella ricchezza dei suoi personaggi, tutti molto ben caratterizzati e caricaturali. Di fronte ad un protagonista che dolentemente sceglie di “non essere”, gli altri esponenti di un sottobosco criminale così variopinto da far impallidire perfino quello di Guy Ritchie – che avaro in questo senso non lo è mai stato – riempono la scena con la loro follia perfettamente coreografata.

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Sia dal punto di vista visivo che da quello strutturale il primo film di Mauro Russo è caratterizzato da questo precisissimo ordito narratologico, sicuramente pensato per lungo tempo prima di trovare la sua uscita su Amazon Prime Video dal 30 Aprile. Lungi dal voler delimitare il suo debutto nel lungometraggio nella solita rete critica, è interessante notare come più che ai poliziotteschi e horror seventies da lui stesso richiamati duranti le interviste egli s’interfacci più con tanto cinema italiano a metà strada tra l’underground e il mainstream degli ultimi venticinque anni. A partire dalla dimensione notturna che ha chiari echi de L’odore della notte e Zora la vampira, Russo riesce a far dialogare il gusto prettamente esterofilo del suo cinema con gli oramai classici non-luoghi della provincia italiana: le strade livide, i night-club ai neon, i locali lisergici che servono da tappeto visivo per far scorrere i titoli di testa. E così con squisita naturalezza cinefila eco-terroristi vegani incrociano le strade con un rapper italiano in caduta libera, villain Rom uccidono l’Americano che intinge il suo regno criminale nel sangue sadico (la scena della tortura è stata girata da Ruggero Deodato, a dimostrazione di come l’eredità del pulp nostrano dopo Quentin Tarantino abbia assunto anche una dignità intellettuale), ladri forbiti rubano valigette di artisti concettuali. Di fronte ad un materiale di siffatta anarchia situazionista Cobra non è sceglie però di non andare fino in fondo.

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Scruta l’abisso del B-movie, la sua spesso accidentata spericolatezza accarezzandone forme e situazioni senza mai farsene a sua volta coinvolgere. Ne è prova la scelta di far esplodere le micce borderline fin lì filmate soltanto nella sequenza d’animazione finale, unica vera deflagrazione splatter del lungometraggio.

 

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Regia: Mauro Russo
Interpreti: Denise Capezza, Roberto Zibetti, Yoon C. Joyce, Gianluca Di Gennaro, Scott Harrison, Max Pezzali
Distribuzione: 102 Distribution
Durata: 102′
Origine: Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (2 voti)