"Come l'acqua per gli elefanti", di Francis Lawrence

come l'acqua per gli elefantiSi può provare a fare un esperimento e immaginare cosa sarebbe potuto diventare Come l'acqua per gli elefanti se l'avesse diretto lo sceneggiatore Richard LaGravenese anziché Francis Lawrence. In questo adattamento per lo  schermo del romanzo di Sara Gruen, si assiste infatti a dei tentativi di decollo poi purtroppo sempre rientrati, come se il film volesse dirigersi da tutt'altra parte rispetto al punto in cui si trova. La scrittura sembra combattere con il libro, lo sguardo di Lawrence invece adagiarcisi, pur nei tentativi di mantenere quel nomadismo nel vuoto che in qualche modo ha caratterizzato al momento il suo film più riuscito, Io sono leggenda. Al centro del film c'è Jacob (Robert Pattinson); dopo l'inaspettata morte dei suoi genitori la sua vita cambia all'improvviso: lascia i suoi studi di veterinaria e perde la casa. Per sopravvivere, riesce a farsi arruolare nel circo dei Benzini Brothers gestito da un sadico direttore (Christoph Waltz). Il ragazzo poi si innamora della moglie dell'uomo, Marlena (Reese Whiterspoon), la vedette più in vista dello show che si esibisce come acrobata. Jacob potrebbe essere come una specie di ultimo sopravvissuto che entra in una dimensione onirica come Robert Neville di Io sono leggenda. In quest'ultimo caso c'era New York deserta, qui i treni in corsa da dove vengono gettati in movimento i lavoratori in sovrannumero (quasi residuo di L'imperatore del nord di Aldrich) e le tappe provvisorie dei tendoni del circo che chiudono lo spazio attorno. Quasi un intero flashback raccontato dalla voce del protagonista anziano, traccia di un cinema sentimentale che riporta nelle zone del Nick Cassavetes di Le pagine della nostra vita, opera che era così esibizionista da apparire alla fine sincera. Le luci di Rodrigo Prieto in Come l'acqua per gli elefanti restano però solo come gli elementi esteriori ed evidenziano più la cornice dello sfondo, spesso incapace di animarsi veramente malgrado la bravura dei tre protagonisti, con Christoph Waltz che scatena la tensione anche con un solo sguardo, Reese Whiterspoon che illumina da sola il set confermando spesso di essere anche troppo brava rispetto i film che interpreta e mettendo così ancora più in evidenza il fatto che si trova a recitare in un film modesto, e Robert Pattinson che forse oggi è una delle poche incarnazioni romantiche in grado di scarnificarsi della sua fisicità. I numeri del circo vengono attraversati fugacemente, la solidarietà tra i componenti vittime del loro padrone appare solo una piatta trasposizione dalla scrittura. Le lacrime, rispetto quelle di Nick Cassavetes, sono preconfezionate. E il modo in cui sono filmati i protagonisti, accentuati dal trucco e inseriti in un décor che, per materializzare l'America delle Depressione, rischia di diventare ancora più fasullo, non sono dissimili dai personaggi di derivazione fumettistica di Constantine. Si sente la mano di LaGravenese invece nel modo in cui si descrive il rapporto tra Jacob e l'elefante, quasi un ritorno a L'uomo che sussurrava ai cavalli che lo sceneggiatore ha scritto assieme ad Eric Roth per Robert Redford, e a un certo punto c'è un unico lampo, la rivolta nel circo con animali un fuga e tragedia annunciata. Solo in quell'istante quel cinema così timorosamente trattenuto (e Lawrence non ha assolutamente la mano per fare questo) esplode. Poi, ritorna impaurito dietro quel suo anonimo formalismo, come il Robert Towne senza più ispirazione di Chiedi alla polvere. Come se i personaggi dovessero a questo punto rientrare dal libro da cui erano usciti.  

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Titolo originale: Water for Elephants

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Regia: Francis Lawrence

Interpreti: Robert Pattinson, Reese Whiterspoon, Christoph Waltz, James Frain, Paul Schneider, Hal Holbrook

Distribuzione: Twentieth Century Fox

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Durata: 122'

Origine: Usa, 2011