Come le foglie al vento, di Douglas Sirk

“Nella tragedia greca l’esistenza terrena ha sempre un termine. Morendo, l’eroe è nello stesso momento liberato dai tormenti della sua vita. Nel melodramma l’eroe continua a vivere, in un disperato lieto fine.” Douglas Sirk

Tetralogia del melò. Quattro personaggi attraversati dal vento di sentimenti non corrisposti. Marylee Hadley (Dorothy Malone) ama Mitch (Rock Hudson) che invece è infatuato di Lucy (Lauren Bacall) che invece sposa Kyle Hadley (Robert Stack) che è segretamente innamorato di Mitch.

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Un quadrilatero ad alta tensione erotica che è travestito da apologo sulla decadenza delle grandi famiglie dei petrolieri americani come nel contemporaneo Il gigante (1956) di George Stevens. Douglas Sirk parte dalla conclusione della vicenda inquadrando la folle corsa della gialla Allard 32X di Kyle attraverso le torri petrolifere e presentando i personaggi principali sulle note di Written on the Wind eseguita dai The Four Aces. Le parole della canzone (“The promises we made are whispers in the breeze , they echo and they fade just like our memories…”) sono il passepartout per entrare dentro la tempesta emotiva dell’opera come quel cumulo di foglie sospinte dal vento dentro l’abitazione degli Hadley. Il clima competitivo è esaltato dalla rivalità tra Mitch e Kyle coinvolti in un sotterraneo gioco di attrazione-repulsione (con forti componenti omoerotiche) e dai duetti tra la ninfomane Marylee e la irreprensibile segretaria Lucy che è comunque affascinata dal lusso dei petrolieri texani. La figura autoritaria rappresentata dal patriarca Jasper Hadley ha generato una prole con irrisolvibili conflitti edipici: Marylee, non potendo trovare il surrogato della figura paterna in Mitch, si abbandona al sesso compulsivo (“mi piacciono le mischie”); Kyle pur avendo raggiunto la ricchezza sente la propria inadeguatezza rispetto al giudizio del padre (“non devi riempire il bicchiere ma solo far finta di riempirlo”) e si ubriaca per allontanarsi dal modello di Mitch, uomo professionale e onesto.

Come in tutti i film di Douglas Sirk, i personaggi sono alla ricerca di quello stato di grazia che è andato perduto con la maturità: qui il paradiso è rappresentato da un luogo in riva al fiume che Sirk evoca con riusciti flashback sonori. Sono voci spensierate, leggere, ancora ignare di un futuro pieno di complicazioni. I tre ragazzini Marylee, Kyle e Mitch diventano adulti aprendo voragini di affetto impossibili da colmare, ritornano al fiume per aspettare qualcosa o qualcuno che non arriva. “Non sprecare la tua vita ad aspettarmi” dice Mitch a Marylee che reagisce buttandosi tra le braccia del primo benzinaio che incontra. Non a caso la tragedia deflagra nel momento in cui scompare la figura paterna, ultimo baluardo all’autodistruzione: mentre Marylee balla forsennatamente sulla musica di Temptation, in montaggio alternato assistiamo all’incidente di Jasper Hadley che esce di scena travolto per il senso di colpa per la propria progenie scellerata. Douglas Sirk lavora sulla scenografia e sugli interni ottenendo un effetto barocco: colori saturi, fondali finti, macchina da presa molto mobile come se le tempeste emotive lasciassero la propria impronta sulle cose e sugli oggetti. Il simbolo di un potere maschile decadente è rappresentato da bottiglie di whisky (di contrabbando), auto da corsa, pistole (sotto il cuscino o nascoste dietro i libri), torri petrolifere che troneggiano ovunque come grandi falli. Per la legge del contrappasso la virilità di Kyle viene definitivamente azzerata dalla notizia che le difficoltà nell’avere figli non dipendono da Lucy: mentre il medico dà il triste annuncio, Kyle si volta e vede ballare Lucy amabilmente con Mitch. Chissà se è più geloso per Mitch o per Lucy? Douglas Sirk regala momenti d’ironia con il personaggio di Marylee (Dorothy Malone vinse meritatamente l’Oscar 1957 per migliore attrice non protagonista): prima rifila una battuta acida alla neo-sposa Lucy (“condoglianze per il tuo matrimonio”), poi in una cena a quattro in cui sono palesi gli sguardi degli amori incrociati esclama un “pensate se le luci si spegnessero adesso” che smaschera la reale portata del desiderio sessuale represso.

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Basato sul romanzo Written On The Wind di Robert Wilder, Come le foglie al vento è un melodramma amaro che nasconde dietro le passioni dei quattro protagonisti la parabola discendente di un paese troppo impegnato nell’arricchirsi per accorgersi degli scompensi emotivi dei suoi figli. “Era assetato d’affetto ma ne ha trovato così poco”. Più le torri puntano verso il cielo, più questi bambini sperduti si trovano lontani dal Paradiso, in un lieto fine disperato.

 

Titolo originale: Written in the Wind
Regia: Douglas Sirk
Interpreti: Rock Hudson, Lauren Bacall, Robert Stack, Dorothy Malone, Robert Keith
Durata: 92′
Origine: USA, 1956
Genere: Mélo

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)