Come Play – Gioca con me, di Jacob Chase

L’esordio di Jacob Chase è un horror intrappolato nel suo amore per certo cinema anni ’80, ricco di idee ma insicuro della sua natura e troppo derivativo per camminare davvero sulle sue gambe

Come Play è una storia di fantasmi. Non ci stiamo riferendo solo all’entità demoniaca che infesta lo smartphone di Oliver, un bambino autistico che deve impedire alla creatura di trascinarlo nella dimensione infernale da cui proviene ma anche ai fantasmi di certo cinema del passato i cui stilemi Come Play rincorre di continuo. A tradire la natura nostalgica del film di Jacob Chase è la Amblin Pictures, la casa di produzione di Steven Spielberg che ha aiutato il regista a trasformare il suo corto Larry del 2017 in un lungometraggio. Non è difficile, in effetti, vedere nella pellicola un film dal passo ‘spielberghiano’, che vorrebbe essere attento alle derive degli horror contemporanei, tra l’intimismo di Babadook e l’orrore visibile solo attraverso il dispositivo de L’uomo invisibile ma altrettanto interessato a dialogare con la tradizione alta del genere rappresentata, ad esempio, da un classico come Poltergeist.

Jacob Chase non è però Tobe Hooper, né possiede la profondità di Leigh Whannell o la grazia di Jennifer Kent e così ogni singolo spunto potenzialmente interessante del film, dalla rappresentazione di un orrore in realtà aumentata ad un mostro che da persecutore si trasforma in custode della sua vittima, si perde nel flusso del racconto senza il giusto approfondimento. La sensazione è che Chase non sia riuscito a dare al suo corto una profondità tale da renderlo un lungometraggio dotato di cifra propria.

Come Play esaurisce presto la spinta del suo concept, rimanendo intrappolato in un racconto ricorsivo, scandito da sequenze dal ritmo diseguale, come se la diegesi fosse indecisa sul taglio adatto per proseguire un film che si indebolisce ad ogni minuto che passa. A rimanere fermo è l’amore di Jacob Chase per il cinema di Spielberg e degli Spielberghiani degli anni ‘80, che scorre sottotraccia ai momenti migliori della pellicola, tra l’eleganza dei movimenti di macchina, la costruzione della tensione tramite strategie analogiche, fatte di lampade che esplodono ed elettrodomestici che si accendono da soli ed un finale che quasi cita quello di A.I. – Intelligenza Artificiale. Ma l’amore per i propri miti non basta e la cartografia di riferimenti costruita da Chase rimane inerte, derivativa, incapace di dare effettiva sostanza ad un film che non cammina quasi mai sulle sue gambe.

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Come Play lascia le sue idee più interessanti sulla carta e le sue effettive potenzialità rimangono inespresse. È palese il desiderio di Jacob Chase di raccontare la sua storia adottando un piglio personale, ma probabilmente il regista non è riuscito a elaborare il modo più efficace per farlo in tempo per il primo ciak firmando quello che è un affettuoso omaggio a certo cinema del passato che dimostra tuttavia quanto sia complesso concepire un dialogo con quella dimensione se a gestirlo sono mani inesperte.

Titolo originale: id.
Regia: Jacob Chase
Interpreti: Gillian Jacobs, John Gallagher Jr., Azhy Robertson, Rachel Wilson, Ebony Booth, Winslow Fegley
Distribuzione: Prime Video
Durata: 96′
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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