Comedians. Incontro con Gabriele Salvatores e il cast

Nelle sale dal 10 Giugno l’ultimo film del regista premio Oscar è – per usare le sue stesse parole – un film non comico ma sul comico che s’interroga sulla moralità della risata

Qual è la differenza tra un pneumatico ed un nero? La sapete? La gomma quando gli metti le catene non ti rompe il cazzo per anni col blues di New Orleans“. Lunghi attimi di silenzio in sala, la battutaccia aleggia per tutte le poltrone del Cinema Adriano fino a quando la timida risata di una giornalista interrompe l’imbarazzante stasi. – “Ecco, non dovresti ridere” – la riprende l’autore della facezia, un Gabriele Salvatores compitamente divertito alla constatazione di aver dimostrato la vertigine del politicamente scorretto. Siamo alla conferenza stampa di Comedians, l’ultimo film del regista premio Oscar presentato alla stampa prima dell’imminente uscita nelle sale il 10 Giugno, e quello che doveva essere un incontro di presentazione sfiora, considerata la stringente forza dei temi trattati, le deviazioni nell’esperimento sociologico.
Compiuto sempre col gran sorriso di Salvatores e del nutrito cast che l’accompagna – presenti tutti, come capita solo nei festival: da Christian De Sica a Natalino Balasso, dalla rivelazione Giulio Pranno al duo comico Ale e Franz – ma con spunti di riflessione ampliabili ad infinitum. Perché in un “film non comico ma sul comico“, come dice lo stesso filmmaker, ed in cui il personaggio di Eddie Barni rappresenta “il lato morale della risata” ciò che conta non è più tanto far ridere ma come lo si fa. Allo stesso tempo, in una società dove accade che “il politicamente corretto premia certi film solo perché rispettano quote di minoranza” non si deve abusare del potere dissacratore della parola. Far convivere queste due esigenze è difficile ma la soluzione può essere quella prospettata da Ale e Franz: “Per noi il limite esiste e dipende dalla sensibilità di ciascuno, noi certi argomenti come malattie ed ingiurie non li abbiamo mai affrontati“. Christian De Sica invece, capofila del cinepanettone che da sempre si è fatto alfiere della lotta contro il censore buon gusto, dissente un po’ allargando lo sguardo sia all’estero che al nostro passato: “Ricky Gervais non si pone limiti [presumibilmente nella serie The Office]. Lo stesso Albero Sordi in suo film suonava lo xilofono sulla testa delle vecchiette, adesso non si potrebbe fare“.

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Alla domanda del perché dopo la libera re-interpretazione già avvenuta ai tempi di Kamikazen – Ultima notte a Milano, Gabriele Salvatores senta il bisogno di confrontarsi per la seconda volta nella sua carriera con l’omonima opera teatrale di Trevor Griffiths che fa da base a Comedians, la risposta del regista è scontata come alcune delle freddure che infarciscono il repertorio degli aspiranti commedianti: “La sceneggiatura è molto attuale ancora oggi. Quando abbiamo fatto la versione dell’88 con Paolo Rossi e Claudio Bisio erano altri tempi, volevamo farci conoscere e l’abbiamo infarcito di gag. Lì non c’era la scuola, il maestro e l’esaminatore, questo è un copione nuovo molto più aderente all’originale. Nei titoli di coda del film ringrazio il vecchio cast di Kamikazen ma questa versione non c’entra niente con quell’opera lì. Il testo di Griffiths è del 1976 ed è molto più complesso di quello che si crede, d’altronde lui ha scritto Reds di Warren Beatty ed alcuni drammi per la BBC“. Inoltre, continua Salvatores “invecchio e le caramelle buone che mi rimangono da scartare sono sempre meno. Così ho scelto persone con cui mi piace lavorare e scritturarle. Anche perché, come dice Truffaut, quando hai un buon cast hai l’80% del film“. Ed è proprio l’amalgama del cast, che durante la conferenza si rilancia a vicenda coinvolgenti stilettate, a sorprendere grazie ad un metodo di lavorazione usato al cinema anche da Clint Eastwood: “Gli attori italiani volano da un set all’altro senza mai fermarsi. Noi invece abbiamo sfruttato l’unicità del set per fare due settimane di prova prima delle riprese nella stessa aula del film, proprio come se fossimo una compagnia teatrale. Così quando abbiamo cominciato a girare eravamo già collaudati, ci abbiamo messo quattro settimane per finirlo. Conoscevamo già i punti macchina dove piazzare le due camere e i macchinisti mi dicevano ridendo che dovevamo essere noi a dare lo stop perché gli attori sarebbero andati avanti per ore. Con le prove nascono tantissime idee e si limano i dettagli“. All’evidente cameratismo che si è creato sul set, tra comici puri come Walter Leonardi ed attori di teatro come Vincenzo Zampa e Marco Bonadei, nell’epoca della definitiva affermazione della comicità femminile manca però una presenza di genere. Salvatores rivendica la scelta, di fronte alla constatazione emersa dalla sala: “Mi sono attenuto alla scrittura di Griffiths e lì non ci sono personaggi femminili. Introdurne uno avrebbe alterato le tensioni tra i vari personaggi dato che ci sono tante battute sul sesso. Gli equilibri sarebbero saltati e avrei dovuto riscriverne larghi tratti. Ho preferito solo adattare localmente le battute“.
Ecco allora che all’aspirazione ideale del comico ad “illuminare le coscienze“, propugnata dal severo personaggio interpretato da Natalino Balasso, il regista di Comedians preferisce (inconsciamente?) le 4 regole di pragmatismo elencate da quello di Christian De Sica. Come dice infatti l’attore romano con la sua impareggiabile mancanza di filtri: “Per me il mio personaggio non dice stronzate, dice cose vere, bisogna far ridere la gente senza essere filosofi“.

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