COMICS – Genesi di Wolverine: Arma X e Origini

Wolverine comic: Arma XQuando nel 1974, sulle pagine di L’incredibile Hulk n. 181, Wolverine fece la sua prima comparsa ad opera di Len Wein e John Romita Senior, nessuno in casa Marvel si sarebbe aspettato il grande, grandissimo successo di pubblico al quale il personaggio sarebbe andato incontro: un successo che nel 1988 lo avrebbe addirittura portato ad ottenere l’onore di una testata tutta per sé. La principale ragione di tale gradimento è sicuramente da imputare al fascino e all’alone di mistero che tale mutante anomalo porta con sé: rozzo, violento, iracondo e assassino sono solamente alcune delle sue caratteristiche principali, ma quello che lo ha sempre distinto dai suoi colleghi di carta è stato un passato oscuro del quale, per molto tempo, il lettore non è riuscito a sapere assolutamente nulla. Nel 1982 la storica miniserie in quattro episodi Wolverine (Chris Claremont ai testi, Frank Miller ai disegni) gettò per prima una luce diversa sul personaggio, spostandolo nel Giappone della yakuza e mettendo in mostra un aspetto di Logan fino a quel momento inedito (al centro di tutta la vicenda c’era infatti l’amore per una donna, Mariko). Nonostante le numerose dichiarazioni della Marvel sulla ferma intenzione di non svelarne mai le origini, la crisi creativa che negli anni 80 coinvolse la figura del supereroe comunemente inteso portò la Casa delle Idee a tornare sui propri passi, mettendo in cantiere una miniserie che cercasse di mostrare in maniera esplicita l’esperimento che trasformò definitivamente Logan nel personaggio che tutti conoscevano; un’operazione che fino ad allora non era mai stata tentata in tutto l’universo Marvel ma che, nonostante fosse giustificata da motivi meramente economici, si trasformò in quello che ancora oggi viene ricordato come uno dei migliori prodotti supereroistici di tutti i tempi: Wolverine: Arma X. Affidata allo scrittore e disegnatore inglese Barry Windsor-Smith, la miniserie in tredici parti fece la sua prima comparsa nelle edicole statunitensi nell’aprile 1991, catturando immediatamente l’attenzione di lettori ed appassionati: priva di uno sviluppo narrativo tradizionale, tutta la vicenda è un tour de force dai toni quasi horror, nella quale la figura pressoché muta di Wolverine, prima ancora che personaggio, è corpo. Un corpo martoriato e violentato nel quale un team di scienziati impianterà il famoso scheletro di adamantio, al fine di ottenere la perfetta arma per uccidere: la complessa struttura delle tavole è costruita in maniera tale da impedire al lettore qualsiasi forma di distrazione, mentre l'occhio viene rapito da un intricato sistema di vignette e didascalie (spesso in ordine antiorario, da sinistra verso destra) e da una polifonia di voci fuori campo; il tutto rafforza quindi la sensazione di angoscia e tormento che pervade la storia, grazie anche al sapiente utilizzo di colori scuri e all’insistenza – quasi cronenberghiana – sulle carni di Wolverine, sempre più sfumate in un intrigo di cavi, sangue e strumenti da laboratorio. Un processo lento e straziante, ma anche una messa a nudo del suo animo, un viaggio verso la natura più selvaggia e bestiale del suo Io: “Strappato dall’animWolverine: Originia e segnato nel profondo” – dice il professore – “il nostro amico Logan sa finalmente chi è…”. Alla fine della lettura, ovviamente, diversi quesiti rimangono ancora senza risposta: per placare la sete del pubblico, durante il corso degli anni numerosi autori si succedettero nella costruzione di quel complesso puzzle che compone il passato di Wolverine, ma è solamente nel 2001 che si raggiunge la seconda, grande tappa relativa alla genesi del personaggio: Wolverine: Origini. Grazie a un formidabile team di artisti (sceneggiatura di Paul Jenkins, disegni di Andy Kubert e supervisione generale di Joe Quesada), finalmente l’infanzia del piccolo James Howlett viene epurata di tutti i suoi segreti, grazie a un’appassionante narrazione che sembra provenire direttamente dalla tradizione della grande letteratura classica dell’ottocento: nella proprietà del tenutario John Howlett, l’arrivo della piccola orfanella irlandese Rose sconvolge definitivamente i già precari equilibri esistenti, causando l’allontanamento del violento giardiniere Logan e la sua conseguente vendetta. Dopo una lite sfociata nel sangue, James (poi ribattezzato Logan) e Rose dovranno quindi abbandonare la villa e affrontare da soli il proprio destino, nella gelida Columbia britannica dei minatori e dei cercatori d’oro. Un grande racconto di formazione cadenzato dalle pagine del diario di Rose, dove il senso della tragedia e la fatalità degli eventi divengono ben presto i veri protagonisti: divenuto adulto per necessità, Logan imparerà ad accettare il proprio ruolo nel mondo e, come un “wolverine”, andrà in cerca delle proprie radici e “non si fermerà fino a quando non le avrà trovate”.  Accanto a un enorme lavoro di approfondimento sui personaggi (John Howlett è ricalcato sul modello di James Stewart, Howlett Senior su Ebeneezer Scrooge di Dickens, e via dicendo), quello che colpisce maggiormente in Wolverine: Origini sono i meravigliosi colori pastellati di Richard Isanove, artista francese che proprio grazie a questa miniserie ha posto le basi per un nuovo modo di concepire la colorazione nel fumetto. Per raccontare al cinema la complessa genesi del personaggio, gli sceneggiatori di X-Men – Le origini: Wolverine David Benioff e Skip Woods hanno preferito attingere solo parzialmente dal materiale cartaceo di partenza: se Origini è brevemente (e liberamente) riassunto prima dei titoli di testa, ad Arma X è riservata la parte centrale del film: per ottenere un adattamento più corposo dell’universo mutante bisogna tornare indietro sino a X-Men 2 di Bryan Singer, tratto da Dio ama, l’uomo uccide (1982) di Chris Claremont e Brent Anderson.

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WOLVERINE: ARMA X

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Titolo originale: Weapon X
Anno: 1991
Storia e disegni: Barry Windsor-Smith

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Edizione italiana: Marvel Italia (Panini Comics)

 

WOLVERINE: ORIGINI

Titolo originale: Wolverine: The Origin
Anno: 2001
Soggetto: Paul Jenkins, Bill Jemas, Joe Quesada
Sceneggiatura: Paul Jenkins
Disegni: Andy Kubert
Colori: Richard Isanove
Edizione italiana: Marvel Italia (Panini Comics)