COMICS – Star Wars #1: un nuovo inizio

di Giacomo Calzoni e Davide Di Giorgio

PERC SÌ – Con spirito allegro e leggiadro
di Giacomo Calzoni

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A due anni di distanza dall’acquisizione dei diritti di Star Wars, e con l’approssimarsi dell’uscita del film di J.J. Abrams prevista per il prossimo dicembre, la Disney sta cominciando a mostrare i frutti del lavoro e dell’impegno sull’universo creato da George Lucas; universo che non riguarda più solamente il cinema ma che, come da perfetta tradizione lucasiana, interessa ormai da decenni anche altri settori dell’intrattenimento: dai videogiochi alla televisione, passando per i fumetti, i giochi di ruolo, il merchandising e quant’altro. La prima stagione della serie televisiva Star Wars Rebels si è conclusa con un bilancio più che buono da un punto di vista qualitativo: tutti i dubbi e i pregiudizi che lasciavano temere un target di riferimento troppo infantile sono stati dissipati da un atteggiamento rispettoso (forse anche troppo) nei confronti dello spirito della trilogia originale, caratterizzato da una narrazione solida e coinvolgente che ha saputo alternare momenti di grande intensità – concentrati soprattutto nella seconda metà – e una buona dose di genuino intrattenimento. Mentre il mercato videoludico è in attesa dell’uscita di Star Wars: Battlefront (prevista per l’autunno), quello fumettistico è già in fermento da diversi mesi, grazie a una nuova serie regolare il cui primo numero, lo scorso gennaio, ha stracciato qualsiasi record risultando il fumetto più venduto negli Stati Uniti dal2l’inizio degli anni Duemila. Con un tempismo tutto sommato sorprendente per un prodotto Marvel (che, ricordiamo, è anch’essa una divisione della Disney), Panini Comics Italia lo ha appena distribuito per il mercato italiano: il numero uno di Star Wars è ora disponibile sia in edizione classica che nel cofanetto Il lato chiaro della forza, contenente anche le cinque edizioni variant realizzate appositamente per l’occasione. Piccola premessa, indispensabile per chi non ne fosse già a conoscenza: si tratta del primo arco narrativo a fumetti appartenente al nuovo canone, mentre tutta la precedente produzione Dark Horse è stata dichiarata “non canonica”. Questa distinzione si è rivelata necessaria nel momento in cui la Disney ha deciso di produrre nuovo materiale cinematografico, fumettistico e narrativo, poiché l’universo espanso di Star Wars (ovvero tutto ciò che non rientra nei sei film e nella serie tv The Clone Wars) è talmente vasto che sarebbe stato impossibile rispettarne la coerenza interna, per non parlare ovviamente dell’evidente difficoltà di realizzare una nuova trilogia senza rovinare la sorpresa a tutti gli appassionati che avessero già letto i fumetti e i romanzi pubblicati negli ultimi venti anni. Riassumendo, quindi: le due trilogie cinematografiche già esistenti, The Clone Wars e la futura produzione targata Disney sono “canone”; tutto il resto è “non canone”. Prendiamo ora in analisi il fumetto vero e proprio: il formato è quello americano classico, quindi questo numero uno è in realtà solamente un assaggio di poche pagine, certamente insufficienti per formare un’opinione compiuta. Alcuni aspetti però sembrano chiari sin da subito, a partire dal fatto che la Marvel abbia assoldato per l’occasione alcuni tra i più grandi talenti della propria scuderia: a Jason Aaron (storia) e John Cassaday (disegni), due nomi che sono garanzia di qualità e professionalità, è spettato il compito di realizzare questo primo prodotto, unendosi così al team di realizzatori guidati dalla Lucasfilm (che ha ancora l’ultima parola sulla supervisione e sulle direttive generali delle sceneggiature). La storia è ambientata pochi mesi dopo la battaglia di Yavin, collocandosi quindi tra Una nuova speranza e L’impero colpisce ancora: vi ritroviamo Luke Skywalker, Leia Organa e Han Solo, nel tentativo di distruggere il generatore di una fabbrica militare dell’Impero, vero e proprio leit motif che si inserisce all’interno della migliore tradizione narrativa della saga. L’intenzione sembra allora quella di riconquistare la fiducia degli appassionati delusi dalla trilogia dei prequel, e infatti tutta la nuova produzione Disney finora sta facendo riferimento esclusivamente alla trilogia classica; un atteggiamento forse poco coraggioso dal punto di vista artistico, ma che da quello economico sembra necessario per rilanciare al meglio il marchio Star Wars (nella speranza che anche i fan più ortodossi, un giorno, capiscano la grandezza del progetto globale di Lucas4…). Star Wars #1 si apre con una tavola che è un dichiarato omaggio alla sequenza iniziale di tutti i film delle due trilogie, e in poche pagine riesce a ricreare l’atmosfera avventurosa e lo spirito fanciullesco dei vecchi episodi, grazie anche alla presenza dei comprimari storici e del villain per eccellenza (Darth Vader). Ironia, tanta azione e un immancabile cliffhanger finale, dosati con perizia millimetrica quel tanto che basta per mantenere alta l’attesa in vista del proseguimento della storia: insomma, un progetto che al momento sembra avere tutte le carte in regola per conquistare quei lettori desiderosi di un prodotto intelligente e coinvolgente; ovviamente è ancora presto per abbandonarsi a facili entusiasmi, ma Disney e Marvel sembrano partite con il piede giusto, e l’ottimo riscontro ottenuto sembra la migliore dimostrazione che l’interesse nei confronti dell’universo di Guerre stellari è ancora altissimo, e riguarda un pubblico di tutte le età.

PERCHÉ NO – Rifondazione o staticità?

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di Davide Di Giorgio

Un milione di copie vendute nella sola America – soprattutto in virtù delle innu3merevoli copertine variant che hanno attirato i lettori “completisti” – e il plauso unanime della critica fanno accostare alla lettura del nuovo mensile di Star Wars con un certo timore reverenziale. E forse il problema inizia già lì: da un’anticipazione che ha caricato il nuovo fumetto di grandi poteri ed eccessive responsabilità, per dirla con un motto ben noto in casa Marvel – e usato non a caso, poiché è la Marvel ora a raccontare questo universo dopo tanti anni di dominio da parte della Dark Horse. Oltre al successo c’è infatti anche l’onere di essere il primo esemplare a fumetti del nuovo corso disneyano, quello che ha azzerato la continuity pregressa che aveva spaziato in lungo e in largo per la galassia lontana lontana, raccontando antefatti, storie inedite e seguiti dell’esalogia lucasiana. Che di fronte a una simile abbondanza di materiali si scelga di ripartire dal trio classico formato da Luke Skywalker, Leia Organa e Han Solo, per certi versi è quindi inevitabile: è il primo passo di una rifondazione, che non riesce però a cancellare una certa sensazione di già visto, di inerzialità rispetto a un universo che ha altrove dimostrato di poter essere oltremodo fecondo anche allontanandosi dai comodi territori del già noto. Ma non è solo questo a non convincere dopo la prima lettura: è il grado zero di un’avventura talmente pensata per essere “familiare” al pubblico di vecchia data, da cancellare non solo il pregresso, ma anche il classico: non siamo nemmeno nei territori della prima trilogia cinematografica, con i suoi conflitti e i personaggi ben definiti, ma “soltanto” in quelli del primissimo Guerre stellari, dove i personaggi sono archetipi che si esprimono per battute fulminanti e si infiltrano nelle stazioni da battaglia, fra scenari sabbiosi e spaziali che marcano il confine di un quadro sostanzialmente bicromatico, fatto di bianchi e neri, buoni e cattivi. Il che lascia spazio anche ad alcune forzature rispetto a quanto si vede nell’universo cinematografico, che con tanta insistenza ci è stato ribadito essere ora un reale tutt’uno con quello cartaceo.
Proprio perché, da lettori, siamo immersi in un’offerta di materiali che ha alle spalle già tanto, viene facile il parallelo con le storie proposte da Panini Comics nel mensile parallelo: ecco, il nuovo Star Wars assomiglia alle strip d’epoca pubblicate in coda alle storie più recenti. E’ basico, è ingenuo, ma anche un po’ grezzo e primitivo. E’ qualcosa che poteva andare benstarwarshottopic-118064e nel 1977, ma la presunzione Marvel-Disneyana sta nel non tenere conto che, al di là delle semplici (e sopravvalutate) beghe da continuity, i personaggi hanno ormai alle spalle un vissuto che in qualche modo non può essere dimenticato per tornare, come se niente fosse, al giorno dopo l’uscita di Guerre stellari nelle sale. Il rischio è passare da un’idea dinamica della Saga a una più statica, un po’ come i disegni di John Cassaday, un po’ troppo “congelati” nell’aderenza esteriore ai modelli cinematografici. Eppure, sempre rivolgendosi al parallelo, gli esempi virtuosi non mancano: al Darth Vader marveliano che usa i suoi stormtrooper come scudi umani è preferibile il Dart Fener e lo squadrone perduto di Haden Blackman e Rick Leonardi (in italiano nei numeri 1-5 del vecchio mensile), che crea una perfetta cerniera fra l’irriducibile e spietato guerriero della prima trilogia e l’umano fallace e disposto comunque a fare squadra con i sottoposti della seconda. Un personaggio, insomma, che ha una dimensione, sulla quale si può continuare a costruire o ricostruire. Unire passato, presente e, nel contempo, creare un’opera che stia nella contemporaneità è possibile, basta osare un po’ di più. Speriamo che il prosieguo smentisca la tiepida impressione iniziale.