COMICS – Su fronti opposti: "Neonomicon" di Alan Moore e "Sacro Terrore" di Frank Miller

Sono stati probabilmente i due maggiori numi tutelari della rivoluzione dei comics avvenuta negli Ottanta, i fautori di quell’onda restauratrice che ha risollevato il fumetto supereroistico dalla crisi profonda del decennio precedente: se si apre un qualsiasi volume di storia o critica fumettistica, tra i nomi di spicco di quel periodo non possono certamente mancare Alan Moore e Frank Miller, i cui rispettivi Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro sono tutt’ora considerati veri e propri capisaldi del genere (insieme a Maus di Art Spiegelman), due opere in grado di raccogliere l’eredità monumentale del maestro Will Eisner e di trasformare il fumetto in vera e propria forma d’arte agli occhi dell’opinione pubblica. Al di là delle facili catalogazioni (il fumetto era arte ben prima di loro), questi due autori, così diversi per stile e sensibilità, hanno avuto l’indubbio merito di aver iniziato il grande pubblico (cioè i lettori Marvel e DC) a una complessità di contenuti che fino a quel momento era riservata prevalentemente a prodotti certamente non di largo consumo. Oltre ai titoli già citati, chi oggi volesse avvicinarsi per la prima volta al mondo dei fumetti non potrebbe assolutamente fare a meno di autentici capolavori come V for Vendetta, The Killing Joke, From Hell, Swamp Thing (Moore) e Ronin, Elektra Assassin, Batman Year One e Daredevil: Born Again (Miller), solo per elencarne alcuni.

 

Due autori diversissimi tra loro, dicevamo: ciò che invece li ha accomunati negli ultimi anni è stato il progressivo allontanamento (in tempi e modi differenti) dai colossi dell’industria editoriale – questi ultimi  sempre meno disposti a garantire loro libertà creativa – per rifugiarsi nelle più comode e tranquille realtà indipendenti. Ma oltre a questo, anche la loro produzione è divenuta sempre più rarefatta: se Miller si è lasciato tentare dalla regia cinematografica (la collaborazione a Sin City e il disastroso The Spirit), Moore, dal canto suo, ha fatto parlare di sé più per i coloriti commenti riguardanti le trasposizioni hollywoodiane delle sue opere (oramai celebre l’espressione per il Watchmen di Zack Snyder: “un piatto di vermi vomitati”) e per le sue attività collaterali (è anche mago, romanziere e musicista), che non per il suo lavoro di fumettista, ormai concentrato quasi unicamente sul completamento del capolavoro La Lega degli Straordinari Gentlemen. L’ultima volta che si è sentito parlare di loro due insieme è stato qualche mese fa, a riguardo del movimento Occupy Wall Street (che, come noto, ha assunto come simbolo la celebre maschera di V): in quell’occasione Frank Miller ha criticato aspramente i manifestanti definendoli come “un branco di zoticoni, ladri e stupratori, una folla scalmanata, alimentata da nostalgia dell’epoca di Woodstock e un putrido e falso senso di giustizia” (è possibile leggere interamente il suo intervento qui); la risposta di Alan Moore non si è di certo fatta attendere (“Saranno vent’anni che evito di guardare quello che produce Frank Miller.”), a dimostrazione dell’abisso incolmabile che ormai separa i due autori. Rigidamente conservatore il primo, spirito anarchico e ribelle il secondo: ora che sono tornati contemporaneamente sugli scaffali delle librerie con le loro ultime opere, è possibile evidenziare ancora di più, se possibile, il divario che separa questi due stili assolutamente antitetici, quasi due mondi paralleli, certamente due sguardi diversissimi sul medium fumetto.

 

Neonomicon nasce come continuazione di Il cortile, una breve storia di neanche 50 pagine tratta da un racconto di Alan Moore stesso ma sceneggiata da Anthony Johnston. In essa lo scrittore inglese prendeva spunto dagli universi di H.P.Lovecraft per immaginare la discesa negli abissi della follia da parte di un investigatore, chiamato a risolvere una bizzarra catena di omicidi; nonostante il limite di pagine imposto dal racconto, Il cortile già lasciava intravedere una brillante rilettura delle tematiche lovecraftiane: la porta attraverso la quale raggiungere dimensioni extracorporee (concetto centrale nell’opera dello scrittore americano) qui non è altro che un linguaggio (l’Aklo), una droga capace di mostrare all’individuo gli innumerevoli mondi che si sprigionano oltre quella che William Gibson chiamerebbe la nostra “prigione di carne”. Disegnato in bianco e nero dal bravo Jacen Burrows, Il cortile è stato in seguito colorizzato ed inserito come introduzione all’edizione definitiva di Neonomicon, miniserie in quattro numeri con la quale Alan Moore ha deciso finalmente di riprendere il discorso lasciato incompiuto con il suo racconto, stavolta occupandosi personalmente della sceneggiatura.

 

Neonomicon nasce dichiaratamente come un lavoro alimentare (qui la divertente ammissione di Moore a proposito), caratteristica che sin da subito ha spinto molti ad etichettarlo frettolosamente come prodotto “minore” o “su commissione”: può certamente non trattarsi di un’opera sentita e necessaria, alla quale dedicare anni di studi e approfondimenti per portarla a compimento (come ad esempio il mastodontico From Hell), ma l’impressione che si ha non appena terminata la lettura è che, indubbiamente, ci si trova dinanzi a una riflessione filologica e assai complessa di tutta la maggiore produzione lovecraftiana. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un vero e proprio revival nei confronti dei racconti dello scrittore di Providence, tanto al cinema quanto nei fumetti: ebbene, si può affermare senza dubbio alcuno che finora nessuno era stato in grado di sviscerare e reinterpretare questa poetica come ha fatto Alan Moore con il Neonomicon. Traslando l’azione ai giorni nostri (anziché negli anni venti), Moore attualizza le principali tematiche presenti nell’opera del maestro americano rileggendole sotto una luce completamente diversa: da qui il titolo, Neonomicon, non un semplice gioco di parole per richiamare il celebre Necronomicon, bensì un significato del tutto inedito in grado di gettare le basi per una nuova lettura lovecraftiana (di più non sveliamo, per non rovinare la sorpresa). Esattamente come il discorso che sta portando avanti con La Lega degli Straordinari Gentlemen (forse l’opera più teorica, stratificata e, quindi, sottovalutata di Moore), Neonomicon agisce su differenti piani di lettura, rivelandosi una finissima operazione intellettuale il cui unico difetto – sempre che tale possa definirsi – è probabilmente quello di poter essere compresa appieno solamente da chi già conosce il lavoro di Lovecraft: come nei suoi racconti infatti, l’Orrore è il viatico necessario per ricongiungerci con l’origine della nostra esistenza; esistenza il cui scopo, dapprima celato e incomprensibile, alla chiusura del cerchio si rivelerà ai nostri occhi con tutto il carico di dolore e disperazione che ne consegue. Decisamente interessante poi è anche l’utilizzo che Moore fa del sesso, sia da un punto di vista grafico che semiotico: proseguendo una personale sperimentazione ai limiti della pornografia (che ha trovato il suo punto più alto in Lost Girls, disegnato dalla moglie Melinda Gebbie), il Nostro si è qui “permesso” di esplicitare tutto quello le pagine dei racconti lasciavano sottintendere in maniera aleatoria. Tra le molte (troppe) etichette che sono state attribuite a Lovecraft nel corso degli anni, infatti, ci sono anche quelle che lo dipingevano come personaggio misogino e succube di una vera e propria repulsione nei confronti dell’atto sessuale: è indubbio però che le “unioni raccapriccianti” da lui descritte fossero appunto una chiara allusione a tutto ciò, e il genio di Moore sta proprio nell’utilizzare questa iconografia erotica latente come mezzo per il coronamento di un percorso di formazione “al contrario” (pure qui, non anticipiamo nulla). Ma anche volendosi limitare agli aspetti più immediati e superficiali del racconto, Neonomicon si dimostra comunque una lettura piacevolissima e colta allo stesso tempo, un’opera ricca di rimandi più o meno espliciti all’universo della letteratura fantastica, da Arthur Machen a Clark Ashton Smith a Ambrose Bierce, nonché ottimamente disegnata da un Burrows decisamente in gran forma. Insomma, un fumetto talmente complesso e ricco di significati da leggere e rileggere più volte, dinanzi al quale non si può far altro che inchinarsi al cospetto di una mente brillante e fresca come quella di Alan Moore: davvero, alla faccia del lavoro “alimentare” o “minore”.

 

Tutt’altro discorso invece per Frank Miller: il suo approccio, si sa, non è mai stato di quelli cerebrali, anzi. Autore più di pancia che di cervello, ha sempre rappresentato il mondo attraverso le tinte manichee dei suoi profondissimi bianchi e neri (basti pensare al lungo ciclo di Sin City): senza chiedere niente a nessuno, senza mai sentire il bisogno di giustificarsi (o scusarsi) per le idee messe in campo. E anche stavolta è andato fino in fondo, forse persino troppo. Il suo Sacro Terrore è stato al centro di aspre polemiche ben prima di venire pubblicato, rinnovando le solite (stanche) accuse di fascismo, razzismo e via dicendo. Che Miller non fosse un democratico, è oramai cosa nota. Il suo conservatorismo di destra continua a stare scomodo a molti, ma l’impressione è che si tratti più di un disagio preconcetto che altro: diciamo questo perché siamo convinti che qualsiasi cosa (libro, film, fumetto, musica o altro), prima di essere giudicato, andrebbe affrontato. A prescindere dalla posizione politica del suo autore, la quale dovrebbe rimanere di scarso interesse almeno fino a quando non arrivi a coinvolgere i contenuti stessi dell’opera.

 

Sacro Terrore vede finalmente la luce dopo un iter creativo a dir poco travagliato: il progetto nasce qualche anno fa con il nome di Batman: Holy Terror, quando fu Miller stesso ad anticipare l’identità del nemico dell’uomo pipistrello, e cioè nientemeno che Osama Bin Laden. Nelle intenzioni iniziali sarebbe dovuto essere il terzo capitolo della grande saga di Miller cominciata nel 1986 con Il ritorno del Cavaliere Oscuro e proseguita nel 2001 con Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora: la cattura e uccisione del leader talebano però, e soprattutto il rifiuto drastico della DC Comics dinanzi allo sviluppo del progetto, hanno portato l’autore a rivolgersi presso la casa editrice indipendente Legendary Comics, trasformando l’identità del protagonista nel più anonimo Fixer e recuperando il formato 28×21 già sperimentato con 300. Collocando l’azione in una metropoli di fantasia chiamata Empire City (ma il riferimento a New York è palese, data anche la presenza di una simil statua della libertà), Sacro Terrore racconta la lotta senza quartiere di un giustiziere mascherato contro un nemico invisibile: il terrorismo islamico.  Dedicato alla memoria del giornalista e regista olandese Theo Van Gogh, il volume è narrativamente e ideologicamente ridotto all’osso: buoni contro cattivi, senza sfumature di sorta. Un urlo di rabbia cieca e incontrollata, lontanissimo da qualsiasi forma di perbenismo o politically correct, che però non lascia nulla dietro di sé. Oggettivamente, molte accuse suonano comunque ridicole: Miller fascista? Piuttosto, rileggersi con attenzione Il ritorno del Cavaliere Oscuro, atto di accusa di un conservatore tanto deluso dalla politica reaganiana quanto preoccupato dell’instaurazione di un governo molto prossimo al fascismo (quello vero); se infatti in Sacro Terrore è innegabile un certo qualunquismo di fondo nei confronti dell’Islam, non per questo il modello statunitense/occidentale ne esce a testa alta (con le caricature di Obama, Michael Moore, Putin, Rumsfeld, Condoleeza Rice e altri ancora). E quindi? Di fronte all’insensatezza di alcune critiche aprioristiche, la tentazione di voler parlare bene di un fumetto come Sacro Terrore era alta: purtroppo, non lo si può negare, ci si trova davanti a un prodotto fin troppo ingenuo e superficiale, che non guarda minimamente alla complessità del reale preferendo risolvere il tutto a suon di armi ed esplosioni. Anche graficamente, non siamo ai livelli di un tempo: se la prima parte del volume è ottima, con un chiaroscuro densissimo che sembra rimandare al Miller dei tempi migliori, nella seconda è evidente una certa stanchezza nel segno, veloce e tirato via, generando una fastidiosa sensazione di disomogeneità. Come se la fretta di consegnare un lavoro rimandato troppo a lungo avesse avuto la meglio sulla qualità: insomma, dopo tutti questi anni di attesa, era lecito aspettarsi qualcosa di più (anche perché la lettura si esaurisce in pochi minuti).

 

Neonomicon è uscito in Italia lo scorso autunno, registrando subito il tutto esaurito. Sarà ristampato il prossimo mese, con nuove copertine variant da collezione.

 

Sacro Terrore è disponibile da aprile.

 

Entrambi i volumi sono editi in Italia da Bao Publishing (www.baopublishing.it).

 

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    Con tutto il rispetto per la sua produzione artistica, Alan Moore è di uno snobismo repellente. Continua a sputare sulle trasposizioni cinematografiche dei suoi fumetti (spesso, per sua stessa ammissione, senza neanche averle viste), quando dovrebbe essere quantomeno grato al grande schermo: è merito dei fratelli Wachowski se "V for Vendetta" è stato promosso da cult per pochi a icona della contemporaneità. Quando qualcuno ti fa il favore di renderti immortale, potresti almeno evitare di dirne peste e corna.

    Quanto a Frank Miller, è sempre stato un grande sopravvalutato (per dire, "Sin City", tolta la primissima miniserie, è un fumetto dalla stupidità imbarazzante: rivela una concezione del mondo a livello di prima pubertà), ma nella sua rozza franchezza mi è comunque più simpatico di Moore.

    E sempre viva Grant Morrison.

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    Scoprii Moore e Miller da ragazzino su corto maltese(fine anni '80)e mai mi sarei aspettato che un giorno avrei letto dichiarazioni ignobili come quelle che tutti e 2 fanno da anni.Come capita spesso le opere di certi autori sono (molto) migliori delle persone che le hanno prodotte.Entrambi hanno detto (quasi)tutto da anni e mi sorprende il fanatismo di certi fans che apprezzano tutto quello che porta la firma degli autori senza il minimo senso critico.Per es. lost girls di Moore è uno dei peggiori fumetti che abbia mai letto e quasi non sono riuscito a finire di leggerlo.