Con tutto il cuore, di Vincenzo Salemme

In equilibrio tra cinema popolare e borghese, il film del regista campano è una commedia degli equivoci che viaggia spedita tra sgrammaticature lessicali e leggere invettive morali.

È ancora una volta l’incubo la dimensione adatta a far deflagrare il cinema di Vincenzo Salemme, fargli posare a terra le redini della conduzione registica e lasciar che il suo splendido corpo attoriale si liberi dalle necessità drammaturgiche dell’opera per esplodere in una performance puramente comica, libera di abbattere i paletti entro cui volutamente s’incanala. La risata così a lungo trattenuta, perché fino a quel momento sommessa, prorompe e diventa un punto di non ritorno per lo stesso lungometraggio, ormai consapevole di non poter tornare più indietro sulle pacificate strade del cinema borghese a cui ha aderito in gran parte fino a lì. In Con tutto il cuore, la scena del turbolento sogno fatto dal protagonista Ottavio Camaldoli in cui egli si vendica parossisticamente – quell’abito giallo! – dei piccoli grandi soprusi perpetrati a suo danno dal preside, dall’amministratore di condominio, da salumieri ed edicolanti vari è molto più del classico assolo comico che il regista riserva all’interprete. Perché rappresenta sia la vivacità del suo cinema, ancora magnificamente capace di queste schegge, ed allo stesso tempo ne evidenzia i suoi limiti proprio per questa episodicità frammentaria.

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Adattando ancora una volta per lo schermo uno dei suoi testi teatrali, Con tutto il cuore racconta la storia di un anodino e attempato professore di latino e greco a cui viene trapiantato il cuore di O’ Barbiere, feroce delinquente (la camorra non viene mai significativamente nominata, come ad escluderla dalla sovraesposizione mediatica che invece film e serie compiono ormai da vent’anni) ucciso dal rivale Mangiacarne. La mamma del defunto, l’altrettanto temibile Donna Carmela (Cristina Donadio), cerca allora di rendere “o’ fesso” il veicolo di una vendetta postuma che possa riabilitare la potenza della famiglia offesa da questo sfregio. Lo spunto narrativo che in altre occasioni è stato declinato secondo varianti horror qui è invece la base di partenza per una girandola di situazioni comiche basate proprio sulla tentata coercizione a delinquere di un uomo a cui viene richiesto, forzando le leggi della scienza, di ereditare il violento patrimonio genetico del donatore.

Salemme ha buon gusto nel non calcare la mano nella facile parodia dell’ambiente criminale lasciando comunque il giusto spazio al magnetismo kitsch di Donna Carmela e al tonto fratello gemello di O’ Barbiere. Semmai, da buon direttore di interpreti quale è sempre stato, è più interessato alla costruzione corale di macchiette caratteristiche del costume e del modo di vivere napoletano, dallo spiantato di Pozzuoli che si traveste da badante indiana pur di raggranellare qualcosa al raccomandato pasticcione che “fa” l’infermiere ma che con molta sincerità afferma di non esserlo perché non ha mai avuto l’esigenza di studiare. Ed è come sempre mirabile la capacità di Salemme di riuscire ad emergere proprio dalla capacità di adeguarsi ai tempi comici del suo cast, reclutato tra gli amici di sempre (Maurizio Casagrande) e i colleghi teatrali (Vincenzo Borrino). Probabilmente la cifra più debole di questa trasposizione cinematografica sta invece nella (malintesa) voglia di affibbiare ad un copione eminentemente divertente la coloritura morale che la diversità del mezzo audiovisivo richiede. Anche se per fortuna limitate ad un paio di scene ambientate non a caso a scuola, metafora da sempre del pedagogismo più ovvio proprio per la sua natura didattica, Con tutto il cuore si lascia andare a qualche sottolineatura retorica che, in ogni caso, non zavorrano più di tanto la sceneggiatura. Anche perché a Salemme basta davvero un’alzata di spalle per condannare con la sua impareggiabile mimica da Arlecchino borghese o di Pulcinella dei quartieri alti – o di uno Sciosciammocca intellettuale, per tornare all’ieri passando dall’oggi – i vizi di Napoli. Che sono grandi come il suo cuore, si sa, e che continuano a trasmettersi ai suoi abitanti anche senza bisogni di trapianti. Ma se il sangue del mite Ottavio Camaldoli non è stato avvelenato da quello marcio di O’ barbiere forse per il capoluogo partenopeo c’è ancora speranza.

 

Regia: Vincenzo Salemme
Interpreti: Vincenzo Salemme, Serena Autieri, Cristina Donadio, Maurizio Casagrande, Antonio Guerriero, Sergio D’Auria
Distribuzione: Medusa
Durata: 90′
Origine: Italia, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.75 (4 voti)
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