"Conan the Barbarian", di Marcus Nispel

Conan the BarbarianChe Marcus Nispel avesse nelle corde il mondo barbarico dell'acciaio e i violenti duelli di spada di epoche remote e fantastiche ce lo aveva già segnalato il Pathfinder di qualche anno fa. Affidabile mestierante decisamente ignaro di stile e poetica, il regista tedesco ha il merito di non prendere come referente l'ineguagliabile Conan il barbaro che John Milius diresse nel 1981, preferendo rimanere a distanza di sicurezza con la sua onesta versione di un nuovo Prince of Persia, in cui a troneggiare anzichè il muscoloso Jason Momoa finisce con l'essere anche stavolta il prezioso comprimario Stephen Lang. Nispel dà un certo ritmo al suo film d'avventura (la cui visione in 3D è sostanzialmente superflua), permettendosi anche di dilatare più del previsto il prologo dedicato all'infanzia di Conan e abbandonando ogni tentazione epico-filosofica di ascendenza nietzschiana (ancora Milius certo). Conan the Barbarian non è comunque il remake del protitpo di tren'anni fa, sebbene la fonte originaria permanga anche stavolta nell'opera fantasy dello scrittore Robert E. Howard. Questo Conan più che un eroe nordico sembra essere la rappresentazione estatica di un ideale mitologico proveniente dal mondo arabo, un guerriero alle prese con architetture bizantine e sortilegi esoterici. In questo capitolo, dopo aver visto morire il padre e sterminato tutto il suo villaggio sotto i suoi occhi, Conan riesce a portare a termine la propria vendetta scontrandosi con il folle Khalar Zym, il quale è convinto, dopo aver assoggettato tutte le tribù della terra al fine di ricostruire un'antica maschera magica, che solo attraverso il sacrificio di una sacerdotessa purosangue riuscirà a portare a compimento il suo progetto di potere e distruzione. La vittima predestinata è Tamara, la donna che Conan dovrà salvare per riuscire a sconfiggere Khalar Zym e la figlia strega Malique. Nell'opera di Nispel tutto fila liscio, rispettando a più riprese le regole della confezione (risoluzione finale e innamoramento dei protagonisti compreso). Il problema semmai risiede ancora una volta nella medietà del suo tocco, nel dna di un cinema forse eccessivamente umile, terrorizzato dal non essere sempre e comunque al posto giusto, in cui ogni immagine viene frequentemente spezzata un istante prima che riesca a respirare o a raccontarsi. A volte nel cinema di Nispel le inquadrature è come se si vergognassero di loro stesse.

Titolo Originale: id.
Regia: Marcus Nispel
Interpreti: Jason Momoa, Stephen Lang, Ron Perlman, Rachel Nichols

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Distribuzione: 01
Durata: 110'
Origine: USA, 2011

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