Condizione Assange, la mostra che non si può né potrà visitare

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma dall’11 Maggio la mostra con 40 ritratti di Julian Assange dipinti da Miltos Manetas. Il pubblico potrà però vederli solo attraverso i canali social

Cosa può fare un museo ancora chiuso in questa Fase 2 dai confini espandibili? Inaugurare una mostra che non si può visitare, ovvio. È il paradosso messo in atto dal Palazzo delle Esposizioni di Roma che dall’11 Maggio, in attesa di riaprire al pubblico le due rassegne su Jim Dine e Gabriele Basilico chiuse in seguito alle misure sanitarie del DPCM dell8 Marzo, sceglie di varare nella sala Fontana la mostra “Condizione Assange“. Dall’11 Maggio il museo ospiterà in quello spazio infatti quaranta ritratti di Julian Assange dipinti tra febbraio e aprile di quest’anno dall’artista Milos Manetas, pittore, artista concettuale e teorico il cui lavoro esplora la rappresentazione e l’estetica della società dell’informazione, fondatore tra l’altro anche del movimento artistico NEEN, il primo movimento artistico del 21 secolo. Inaugurando la settimana precedente alla prevista riapertura dei musei italiani la mostra non si potrà però visitare nemmeno quando le sale espositive dovessero riaprire le porte al pubblico. L’unica modalità di esperirla sarà attraverso i canali social di Palazzo delle Esposizioni e il profilo instagram condizione assange creato dall’artista per essere riempito di contenuti a partire dal momento dell’inaugurazione, dalle ore 18 dell’11 Maggio appunto. Pur facendo parte dell’insieme di iniziative confluite in #laculturaincasa, l’analogia tra la situazione vissuta negli ultimi due mesi dai popoli di gran parte del mondo e la reclusione del fondatore di Wikileaks è una chiave di lettura che non rappresenta il motivo fondante della mostra. Come ricordato dal Presidente di Palazzo delle Esposizioni, l’artista Cesare Pietroiusti: “Condizione Assange è un’operazione che parte dal lavoro di un artista, Miltos Manetas, e dalla sua decisione, presa già prima della quarantena planetaria, di dedicare il suo lavoro – un quadro al giorno – alla particolarissima condizione di un uomo, Julian Assange, che rischia la pena di morte per avere deliberatamente e ostinatamente scelto di divulgare dei segreti (altrui). Questi piccoli ritratti a olio su tela vengono, appena fatti, mostrati dall’artista sul suo canale Instagram, e donati alla prima persona che li chiede”.

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Lo stesso Manetas, pur dichiarandosi in un’intervista “grato ai regolamenti contro l’epidemia che hanno chiuso il Museo, cosi il concetto della mostra diventa ancora più intrigante” riconosce che “per me, le opere non possono essere viste dal vero non perché il Museo è chiuso ma perché Assange vive, ormai da anni, da sequestrato: non lo puoi vedere di persona – anche se puoi vedere innumerevoli foto e video suoi. Abbiamo infatti deciso che, se per caso la sua condizione si risolve mentre la mostra è in corso, apriremo anche noi “Condizione Assange” al pubblico al più presto possibile, che sia per un mese, un giorno, un’ora, non ha importanza!”. Se la sensibilità del pubblico verso qualunque forma di detenzione è infatti ai massimi livelli speriamo che il particolare momento in cui “Condizione Assange” viene inaugurata riesca a far tornare i riflettori su uno degli abusi occidentali più scandalosi del nuovo millennio. Come ricordato da questo appello sottoscritto da migliaia di giornalisti, “Julian Assange è attualmente detenuto nel carcere di alta sicurezza di Belmarsh, nel Regno Unito, in attesa di essere estradato e poi processato negli Stati Uniti in base all’Espionage Act. Assange rischia una condanna a 175 anni di prigione per avere contribuito a rendere pubblici documenti militari statunitensi relativi alle guerre in Afghanistan e Iraq e una raccolta di cablogrammi del Dipartimento di Stato USA. Prima di essere imprigionato nel carcere di Belmarsh, Assange ha trascorso oltre un anno agli arresti domiciliari e sette anni all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove gli era stato riconosciuto l’asilo politico. In questo tempo, sono stati violati i suoi più essenziali diritti: basti pensare che è stato spiato durante conversazioni confidenziali con i suoi legali da organizzazioni alle dirette dipendenze dei servizi USA. Nell’aprile del 2019, il governo Moreno ha permesso alla polizia britannica di entrare nell’ambasciata per arrestarlo. Da allora, Assange è detenuto in regime di isolamento per 23 ore al giorno e, secondo la testimonianza di chi lo ha potuto incontrare, è fortemente sedato. Le sue condizioni fisiche e psichiche nel tempo sono nettamente peggiorate”. Per usare la grammatica della pandemia: per Julian Assange fine-lockdown quando?

 

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