Confess, Fletch, di Greg Mottola

Un thriller comedy retto dal primo all’ultimo minuto dal carisma gigione di Jon Hamm, forse troppo, che però fa ben poca strada sulle sue gambe.

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Greg Mottola torna al lungometraggio dopo sei anni ma il suo cinema non è ancora uscito dall’empasse in cui è invischiato da tempo. Lontani dall’affascinante piglio nostalgico degli inizi, i suoi film sono infatti sempre più incolori, affettuosi ma privi di carattere, sostenuti da un cast di caratteristi, sia essa la coppia Pegg/Frost di Paul o il quartetto Isla Fisher, Zach Galifianikis, Gal Gadot e Jon Hamm de Le spie della porta accanto piuttosto che da una visione autoriale definita.

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E allora non stupisce che sia lo stesso Jon Hamm a coinvolgere Mottola nello sviluppo di questo Confess, Fletch, film fortemente voluto dall’attore e sorta di sequel reboot di un piccolo franchise comedy thriller anni ’80 con protagonista Chevy Chase nei panni di Irwin “Fletch” Fletcher, giornalista curioso, furbo e guascone impegnato a sgominare cospirazioni o a risolvere i delitti della borghesia americana. Il “Fletch” di Hamm è invece un reporter specializzato nei crimini d’arte ed è chiamato a ritrovare i dipinti rubati al padre della sua fidanzata. Sulle tracce di un trafficante di Boston, però, Fletch si ritroverà accusato ingiustamente d’omicidio e sarà quindi costretto a scappare dai due detective che gli danno la caccia mentre, lentamente, capisce di ritrovarsi in un gioco più grande di lui.

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In prospettiva, dunque, Confess, Fletch pare davvero il film che svela in maniera più scoperta il passo del cinema più recente di Mottola. Ma dopotutto è inevitabile. Il regista è forse spinto fuori dalla sua comfort zone come mai prima d’ora, teso tra le ingerenze di un attore/produttore di peso come Jon Hamm ed un progetto molto più difficile da gestire di quanto sembri, legatissimo a dinamiche di un genere che non è così scontato Mottola sappia gestire al meglio.

Ed in effetti è un po’ come se la regia si chiudesse a riccio, a partire, forse, dallo strano setup in cui si sviluppa la storia, impantanato in una strana, confusa singolarità temporale in cui il linguaggio elegante di certo thriller anni ’80 viene contaminato da riferimenti alla pandemia. Quello di Mottola non è però un ricercato gioco con la retromania. È piuttosto il fiacco tentativo di ricreare in provetta l’atmosfera dei film originali, quasi ammettesse sottotraccia di non voler spingersi a ipotizzare altro che non sia il già noto, anche a costo, certo, di optare per un’atmosfera polverosa, antiquaria, tra yacht club di lusso, case borghesi, inserti romani da cartolina, oltreché, ovvio, per una scrittura da detection fuori dal tempo, farraginosa, che più di una volta manda il racconto fuori giri.

Confess Fletch

Greg Mottola non sembra tuttavia preoccupato della strana china che ha intrapreso il film. Come prevedibile, la regia preferisce in effetti caricare tutto il peso del film sulle spalle del protagonista Jon Hamm. E, in prospettiva, è forse la scelta più saggia che si potesse fare. Perché Hamm è comunque una calamita di carisma e tutto Confess, Fletch è effettivamente scritto dal suo umorismo arguto e straniato, dai suoi tempi, dai botta e risposta in controtempo che ha con gli altri personaggi. Ma è evidente che Mottola si spinga troppo oltre. Jon Hamm diventa infatti sempre più l’unico centro attorno a cui gravita il film, a tal punto che il racconto, gradualmente, si allontana dalle atmosfere del comedy thriller per diventare quasi uno strano esperimento pseudo teatrale, con ogni sequenza che di fatto è uno sketch tutto fondato sul dialogo tra Fletch ed uno dei sospettati. Ma in realtà pochissimi tra i comprimari (forse solo Kyle McChlaclan) riescono a stare al suo passo, e per questo l’attore si ritrova spesso da solo a gigioneggiare sulla scena e a controllare il flusso di un racconto che, però, si fa sempre più statico.

Di questo passo il film gira pericolosamente a vuoto e lo spettatore si ritrova a perdere interesse, in sostanza, per tutto ciò che non entra in contatto con l’umorismo seducente di Fletch.

Mottola probabilmente prova a riprendere il controllo giusto un attimo prima della fine, con una scena in interni che vorrebbe essere giocosamente non sense ma che in realtà è solo una sequenza rigidissima che dimostra in modo evidente il forte squilibrio che intercorre tra il protagonista ed il resto del cast.

Non è probabilmente mai entrato effettivamente in campo e si è già arreso, Mottola, rassegnato ad un film che si accontenta di intrattenere stancamente per la canonica ora e mezza ma che, di fatto, è un progetto di pura ragioneria, che rimane nel seminato senza una spinta, un sussulto, uno sguardo davvero personale su tutto il sistema.

Alla fine, parafrasando lo Stregatto di Caroll, l’ultima (forse l’unica) immagine del film che persisterà nella nostra mente sarà il sorriso garbato di Jon Hamm, salvezza e al contempo maledizione di Confess, Fletch.

 

Titolo originale: id.
Regia: Greg Mottola
Interpreti: Jon Hamm, Lorenza Izzo, Kyle McLachlan, Marcia Gay Harden, John Slattery, Ayden Mayeri
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 98′
Origine:  USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
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