CONVEGNO "CINEMA E POLITICA" – Arte, globalizzazione, diversità culturale

convegno_1Dopo l'anteprima della giornata di ieri, dedicata al cinema e al mondo orientale, con la proiezione di due documentari diretti da Huang Wenhai, Xuan Hua De Chentu di e Wo men (We – Noi), quest'ultimo già premiato a Venezia nella sezione Orizzonti, si è ufficialmente inaugurato, presso il Teatro Palladium di Roma, il convegno “Cinema e politica: cinema, media e democrazia nell'era della globalizzazione”, organizzato dall'Università di Roma Tre. Il programma della giornata ha visto una ricchissima discussione attorno al tema Arte, globalizzazione, diversità culturale, presieduta da Carlo Felice Casula, a cui hanno partecipato docenti, saggisti e giornalisti del calibro di Alberto Abruzzese, Pierre Sorlin, Giulietto Chiesa e Luciana Castellina.
L'occasione giusta per riflettere sulla politica del linguaggio visivo in ambito estetico, analitico e giornalistico. Alberto Abruzzese (IULM, Milano) con la relazione Multiversalità dei media: globalizzazione e destino, partendo dalle riflessioni di Lukàcs secondo cui “il teatro è il luogo dell'uomo, dimensione del presente e quindi luogo del destino; laddove il cinema è privo di destino ma è il luogo del corpo”, ha proposto una riflessione sul fortissimo legame che c'è tra il concetto di Apocalisse e le immagini, su come il pensiero apocalittico sia strettamente connesso al vedere. L'Apocalisse come rivelazione attraverso le immagini, allora. E da qui il Cinema come strumento di connessione e di utilizzo della piattaforma del film con i valori occidentali di città, cittadinanza e professione sociale. Il cinema come città ideale con cui ricostruire nuovi parametri (post-apocalittici?) da applicare al rapporto politico tra immagini e spettatore. Che è poi un territorio analitico non troppo dissimile da quello affrontato da Pierre Sorlin (Università Parigi Sorbonne Nouvelle) nel suo intervento sull'immagine virtuale nel villaggio globale. Strumento di scoperta o di manipolazione antidemocratica?
Sorlin pur partendo dall'assoluta libertà creativa garantita dalle tecniche digitali (lo spettatore o giocatoreconvegno_2 finalmente in grado di entrare nel testo) e dalle forti connessioni esistenti tra il videogame e il film (il modello cinematografico come prima forma di influenza per il realismo del videogame), elenca due punti basilari inerenti la virtualità: 1) la povertà, ancora oggi innegabile, della qualità tecnica del digitale; 2) il fortissimo monopolio industriale che dirige le nuove forme interattive, con i giochi e le tecniche digitali che anziché essere strumento di libertà finiscono con l'essere uno strumento di dominazione politica. Paradossalmente è allora il Cinema, secondo Pierre Sorin, ad avere la possibilità di coprire di nuovo una funzione di libera espressione, proprio per il suo ruolo sempre meno importante e prioritario nella società contemporanea rispetto al linguaggio delle immagini inteso complessivamente. Nel momento in cui il cinema diventerà un materiale secondario, potrebbe tornare a essere una forma “libera”.

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