"Correndo con le forbici in mano" di Ryan Murphy

Cinema in assenza di intimità e di dolore, avviluppato all'idea poco felice di accatastare corpi celebri (la stessa Paltrow, Alec Baldwin, Brian Cox, Joseph Fiennes) e di risolvere il racconto in una sarabanda ammuffita di bizzarrie.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Weekend sotto il segno della follia. Cristicchi vince il Festival di Sanremo e la Paltrow sbarca in sala continuando a rincorrere gli spettri della pazzia, peraltro già saggiata con ben altra intensità in Proof. Coincidenze? Certo che sì. Anche se abbiamo come l'impressione di essere pilotati da temi all'ordine del giorno, da canzoni/film dibattito che si insediano nei meandri dell'opinione pubblica, pronti ad esplodere nella grancassa mediatica e a rintronarci con una valanga di finestre, di osservatori, di parole…


Senza filtro (apparentemente…), senza distanza, senza lucidità (forse).


Non è deformazione professionale (o forse sì..) ma torniamo per un attimo a Sanremo, mai come stavolta molto 'cinematografico'. Nelle parole finali di Baudo, un avvertimento, un monito, una constatazione: il festival ha segnato la fine delle 'canzonette' e il rilancio dei grossi temi. Quali? Pazzia, mafia, disoccupazione, e via dicendo.


Un festival 'impegnato'dunque con al suo centro il tema della follia che arriva addirittura a vincere, anzi, a stravincere.

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Cristicchi dà del tu al tema, te lo fa respirare a pieni polmoni e non si rifugia nella terza persona singolare. Parla in prima persona, declinando la malattia mentale al presente vissuto/sofferto/attraversato in prima persona ('mi chiamo Antonio'…)


Denuncia? Sì, ma filtrata attraverso una storia d'amore che scorre in filigrana e che poi trova il coraggio di esplodere in quel volo finale, tutto immaginario, eppure tutto reale, anche se solo mimato in piedi sulla sedia…


Un volo insomma, che significa affrancamento e che odora magnificamente di corpi liberati dall'amore o magari soltanto dalla capacità di ricordare davvero la persona bramata/desiderata/perduta.


Quel 'volo' oltre la pazzia che manca all'opera prima per il cinema di Ryan Murphy (regista e creatore dell'ormai celeberrimo Nip Tuck), incapace di farci respirare gli spasmi nervosi dei corpi, le loro attrazioni pericolose, le loro storie.


Cinema in assenza di intimità e di dolore, avviluppato all'idea poco felice di 'accatastare' corpi celebri (la stessa Paltrow, Alec Baldwin, Brian Cox, Joseph Fiennes) e di risolvere il racconto in una sarabanda ammuffita di bizzarrie adatte a borghesi vogliosi di evadere dal solito tran tran.


Cinema senza respiro, incapace di scalfire la programmaticità artificiosa dello script (ad opera dello stesso Murphy), vagamente scostante…


Lontano dallo snobismo cerebrale de Il calamaro e la balena, ma anche dalla generosità lampeggiante di Thumbsucker

Titolo Originale: Running With Scissors


Regia: Ryan Murphy


Interpreti: Annette Bening, Brian Cox, Joseph Cross, Gwyneth Paltrow, Joseph Fiennes


Distribuzione: Sony Pictures


Durata: 122'


Origine: Usa 2006

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