Cosa fai a Capodanno?, di Filippo Bologna

C’è dell’innegabile ambizione dietro Cosa fai a Capodanno? di Filippo Bologna, il film che apre la stagione dei film di natale, a più di un mese di distanza dalla fatidica data dicembrina. L’esperto sceneggiatore (che ha lavorato, tra gli altri, allo script di Perfetti Sconosciuti) sceglie per il proprio debutto alla regia una storia corale, impersonata da un cast pieno di volti noti del cinema italiano, dove una serie di coppie, estranee tra loro, si riunisce in una baita isolata per festeggiare l’ultimo dell’anno con una serata tra scambisti. A parte l’ultimo particolare, il primo riferimento che viene in mente durante i minuti iniziali, è subito quello di The Hateful Eight di Quentin Tarantino, accentuato dall’accompagnamento acustico tipico del western e da una narrazione che in principio sembra richiamare quella episodica. Ma è solo il primo dei tanti generi e maestri con cui Bologna vuole coraggiosamente giocare e fronteggiarsi, spaziando dai Coen alla black comedy fino a quella “scollacciata” tutta nostrana.

Il film deve infatti molto a Marco Risi e al suo sfortunato L’ultimo Capodanno, presenta addirittura alcuni medesimi spunti di trama e personaggi (nonché uno degli attori, Alessandro Haber), tanto da sembrarne un omaggio. Il problema è che questo pastiche di citazioni e caratteri, finisce col diventare il più grande limite allo sviluppo della storia. Il risultato è quello di un prodotto che si fa via via confuso, che disorienta lo spettatore invece di coinvolgerlo. All’inizio sembra volersi affidare alla comicità della coppia di borgata formata da Ilenia Pastorelli Luca Argentero, poi li mette da parte per investire sul sempre impeccabile Haber, cambiando continuamente la propria focalizzazione, i propri toni e stili di rappresentazione. Non scegliendo volutamente una direzione precisa, il regista non riesce ad infondere unità ai propri protagonisti sulla scena, rendendo la visione complessa e faticosa, divertendo anche poco.

Cosa fai a Capodanno?, d’altro canto, si vuole indubbiamente distinguere dai cinepanettoni, senza però riuscire a porsi come reale alternativa. Finisce piuttosto col risultarne in qualche modo succube, mettendo in scena un gruppo eterogeneo di culture e ceti sociali, accettando quei classici cliché e, anzi, facendone quasi il verso. Accenna solo in maniera stereotipata e poco naturale i temi universalmente dibattuti al giorno d’oggi nel nostro paese, come se dovesse farlo ma senza averne davvero voglia.
E allora, nelle sue mancanze, il film di Bologna potrebbe essere inteso, da un certo punto di vista, come un fedele specchio dell’industria della commedia italiana, confusa e alla disperata ricerca di un’identità. In fondo la stagione natalizia non è mai stata più schizofrenica di così, tra il primo cinepanettone targato Netflix (diretto dal già citato Marco Risi e scritto da Enrico Vanzina) e il ritorno della coppia Boldi-De Sica in Amici come prima. Con Checco Zalone unica certezza  atteso a gennaio, lontano dalla concorrenza. Volendo tener da parte il poco artistico discorso economico, viene soprattutto allora da chiedersi se questi film siano ancora in grado quantomeno di raccontare il nostro Paese, bisognoso di ritratti più reali, più veritieri, più onesti e decisamente meno innocui.

Regia: Filippo Bologna 
Interpreti: Luca Argentero, Ilenia Pastorelli, Alessandro Haber, Vittoria Puccini, Isabella Ferrari, Ludovico Succio, Valentina Lodovini, Riccardo Scamarcio, Massimo De Lorenzo, Carlo Ruggeri 
Distribuzione: Vision Distribution 
Durata: 93′ 
Origine: Italia 2018