Crazy for Football, di Volfango De Biasi

Questo è un film politico” dice Volfango De Biasi. Ossia un film che vuole innanzitutto sensibilizzare la polis descrivendo una realtà sommersa (quella dei dipartimenti di salute mentale e di alcuni pazienti in particolare), ma soprattutto un film che vuole mischiarsi alla realtà che racconta impegnandosi direttamente nel complesso tentativo di un reinserimento sociale. Da questo punto di vista è un progetto pienamente riuscito: il sodalizio tra il Presidente dell’associazione italiana di psichiatria sociale (Santo Rullo) e il regista romano (una collaborazione che resiste dal 2004, anno del primo documentario Matti per il calcio) torna a mettere al centro lo sport come felice mediazione tra i pazienti e il mondo circostante. Il successo del primo film in molti paesi del mondo, infatti, ha creato una sensibilità comune tra gli psichiatri che ora utilizzano sempre più il calcio come terapia e cura possibile: il sogno (realizzato) diventa allora organizzare un Mondiale per pazienti psichiatrici da giocarsi in Giappone.

Matti per il calcio, allora, supera i confini e diventa Crazy for Football. Il film parte  dalle selezioni che un allenatore di serie A di calcio a 5 (Enrico Zacchini) e un preparatore atletico d’eccezione (l’ex pugile Vincenzo Cantatore) organizzano per scegliere i “calciatori” che formeranno la prima nazionale italiana di calcio di categoria. Un documentario che esce istantaneamente all’aria aperta (una prima presa di posizione politica, si va oltre l’ospedale, oltre «l’incubo che si tramuta in sogno»), dando spazio alle sessioni atletiche, alle testimonianze dei ragazzi, alla nascita di amicizie forti e diatribe inevitabili. Il film corteggia intelligentemente i territori della commedia che De Biasi conosce benissimo (il reiterato riferimento a L’armata Brancaleone di Monicelli è rivelatore in tal senso) costruendo un solido arco narrativo che si sovrappone alla vera vita di questi ragazzi colta tra allenamenti, viaggio, partite e rapporti umani. E allora Ruggero, Antonio e gli altri vengono pedinati in una quotidianità fatta di abbracci e litigi, sorrisi e musi lunghi, insomma la “nostra” vita di tutti i giorni. Perché le regole del calcio si basano su una collettività che funziona solo se si stabilisce una fiducia reciproca, scegliendo tra i tanti passaggi possibili quello più utile alla squadra. Il calcio diventa così “esperienza che richiama alla mente la memoria emotiva di quando non si era malati”, come dice Santo Rullo, aiutando a raccontare e condividere i giorni bui del passato. Insomma un film sempre in movimento che appassiona, diverte e (solo come conseguenza) “fa riflettere”. Una bella sorpresa.


Regia: Volfango De Biasi

Origine: Italia, 2016
Distribuzione: Luce
Durata: 75′