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Crime 101. La strada del crimine, di Bart Layton

Un grande, disperato noir sul fallimento delle identità e delle ambizioni infestato dal fantasma di Michael Mann ed in cui il mito resiste solo come luminoso (ma inutile?) spazio di fuga.

Cosa passa nella mente di qualcuno che si finge qualcun altro? si chiedeva Brad Layton nel suo fulminante esordio The Imposter. E ora, quindici anni dopo, quella domanda continua a rimanere senza risposta e, anzi, si è perfino complicata. Cosa succede, ad esempio, se si prova ad essere qualcun altro ma non ci si riesce? E ancora: è più interessante interpretare un ruolo ambito o ragionare proprio sul nostro fallimento nel non poter essere chi vorremmo?

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Crime 101. La strada del crimine è in effetti soprattutto un film puntellato di personaggi che volevano essere qualcuno o qualcos’altro ma che non ci sono riusciti e per questo sono finiti in una sorta di limbo esistenziale, sottomessi a crudeli rapporti di potere e costretti a decisioni difficili pur di svoltare le loro vite.

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C’è ad esempio Sharon, agente assicurativa veterana messa tuttavia da parte da quell’azienda verso cui nutriva straordinarie aspettative. Poi c’è Lou, agente dell’antirapina fuori dagli schemi. Da tempo sta inseguendo un ladro apparentemente imprendibile e porta a termine i suoi colpi sull’interstatale 101. È ossessionato da una caccia all’uomo a un fantasma quando in realtà, glielo dicono tutti, in questo momento, con meno colpi di testa sarebbe stato il capo della squadra di cui fa parte. E infine c’è Mike, che è quel fantasma a cui Lou sta dando la caccia, rapinatore metodico e apparentemente infallibile che però è deciso a chiudere i conti con il lavoro grazie anche ad un colpo milionario di cui forse proprio Sharon potrebbe essere complice.

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E infine, al di sopra di tutti loro, c’è proprio Bart Layton, che gira questo neo noir metropolitano tratto da Don Winslow ossessionato dal doppio, dagli specchi, dalle distorsioni della verità quasi “come se” fosse Michael Mann, con lo stesso rigore, la stessa chiarezza registica, la stessa attenzione alla dimensione action.

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Crime 101

O forse no, o perlomeno non totalmente. Perché imitare pienamente i maestri è impossibile. Semmai si possono citare, evocare, come in effetti Layton fa a partire forse proprio dal modo in cui riprende il Mike di Chris Hemsworth, spesso di tre quarti o di profilo, mentre è in silenzio, quasi fosse un parente lontano del Nick Hathaway di Blackhat. Ma poi c’è l’approccio tutto “manniano” di raccontare le rapine ma addirittura il modo in cui certe stanze delle innumerevoli case mostrate nel film, quelle che danno sul mare, ricordano appartamenti simili visti tra Heat e Manhunter. Si tratta, però, ovviamente, di copie di copie, pallide imitazioni. Imitare davvero i maestri è forse impossibile, si diceva. Più interessante è allora raccontare quel fallimento, soffermarsi, ancora meglio, su cosa rimane di un mondo quando il suo custode è lontano e la sua fiamma si è spenta.

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Ecco in questo senso Crime 101 è un film a suo modo disperato, diretto con attenzione e mano ferma da Layton ma sempre con l’acqua alla gola come i suoi personaggi, bloccato in una Los Angeles ostinatamente periferica, incastrato in spazi abbandonati, quasi liminali, in case dalle stanze tutte uguali, anonime, set di un film finito tempo prima (di Michael Mann?), in silenziosi garage in penombra. E sullo sfondo, il caos, il disordine, ciò che riemerge dopo che uno sguardo rigoroso è sparito dall’equazione, come un virus che intacca gradualmente uno spazio altrimenti perfetto.

E Layton, coraggiosamente, accetta il rischio, osserva il mondo di Crime 101 e i suoi personaggi affogare nel non senso, racconta questo disordine quando esplode sulla scena (come nella rapina a Santa Barbara o nel finale), a volte riesce a imbrigliarlo, a trarne vantaggio per il film, come nelle sequenze di inseguimento che giocano a ritrovare lo spirito di Friedkin e Yates nella freddezza della metropoli contemporanea. A tratti riesce persino a tendere una mano ai protagonisti, a trascinarli fuori dal caos. E sono i momenti migliori, passaggi che ci restituiscono dei personaggi umanissimi, fragili, che quando la giostra si ferma sono costretti a confrontarsi con i loro fantasmi e lottano costantemente per non venirne soverchiati.

È proprio a loro forse che Layton (anche sceneggiatore) pensa all’ultimo atto, che davvero sembra un grande tentativo di esorcismo con cui riportare simbolicamente tutto a casa e rompere definitivamente i ponti con questo sistema caotico.

Magari tornando ai classici, alle atmosfere dei caper movies anni ’70 à la Thomas Crown (con Steve McQueen, attore amatissimo da Mike forse non a caso), all’etica e al cameratismo di certi western in cui anche due pistoleri rivali potevano rispettarsi in un modo tutto loro. Ad un cinema, per dirla meglio, in cui tutto era forse più chiaro, in un’ultima fuga nel mito, per non soccombere alla realtà.

 

Titolo originale: Crime 101
Regia: Bart Layton
Interpreti: Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Halle Berry, Barry Keoghan, Monica Barbaro, Nick Nolte, Jennifer Jason Leigh, Corey Hawkins, Tate Donovan, Paul Adelstein, Devon Bostick, Drew Powell
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 139′
Origine: UK, USA, 2026

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
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Il voto dei lettori
2.75 (8 voti)

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