"Cuccioli – Il codice di Marco Polo", di Sergio Manfio

cuccioli il codice di marco poloApproda nelle sale italiane l’allegra brigata dei Cuccioli che ha guadagnato la sua fama con una lunga gavetta televisiva (le quattro serie tv di grande successo prodotte dal Gruppo Alcuni in collaborazione con Rai Fiction). Qualcuno parla già di “spaghetti-cartoon” proprio per sottolineare come il cartone animato dei Manfio Bros’ (Sergio e Francesco Manfio) stia tentando di tracciare una personale strada maestra per il futuro cinema d’animazione di casa nostra. E, proprio per questo motivo, il parallelo non appare per nulla fuori luogo: esattamente come nei primi “spaghetti-western”, è assente in quest’opera la pretesa da parte degli autori di imitare le grandi produzioni d’oltreoceano preferendo, piuttosto, proporsi come una possibile alternativa al loro stile.

Via quindi le soluzioni più vorticose della tecnologia 3D (sia pure per necessità di budget) per dare spazio ad una struttura drammaturgica più solida (nei limiti di un’opera pensata evidentemente per bambini di otto anni al massimo) e a personaggi che, nonostante la loro apparente “zoomorfia” o, anzi, proprio grazie ad essa, trasmettono ai piccoli spettatori una immediata empatia e concedono loro – perché no – la possibilità di un’ identificazione ponedosi come l’immagine speculare dei tanti “cuccioli” in sala.

I protagonisti della vicenda sono il coniglietto Cilindro, la rana Pio, la papera Diva, la gattina Olly, il pulcino Senzanome e il cagnolino Portatile, il quale, fungendo da coordinatore dell’azione, richiama gli altri cinque all’ordine per ricercare il codice di Marco Polo e salvare la città di Venezia dai perfidi piani della Maga Cornacchia che, per saldare un vecchio conto in sospeso con la città lagunare, vuole privarla della sua caratteristica principale: l’acqua.

Le vicende del film prendono vita in una dimensione spazio-temporale completamente al di fuori di ogni ordine logico, così da rendere possibili non solo i rapidi spostamenti dei personaggi dall’Italia, all’ Himalaya, fino al deserto Africano, ma anche l’affascinante accostamento di atmosfere e architetture gotiche (vedi il castello della Maga Cornacchia) ad una realtà moderna e tecnologica richiamata dal frequente uso dei cellulari, dall’iniziale inseguimento automobilistico di Olly sulle strade di Chicago e, soprattutto, da un’evidente attenzione nei confronti di una certa “cultura dell’immagine” rintracciabile nella presenza di strumenti quali le telecamere a circuito chiuso, le macchine fotografiche (la maga Cornacchia si preoccupa di immortalare il momento del prosciugamento della laguna con una foto rigorosamente digitale), nonché, su un terreno più fantastico, nelle figure di un libro che prendono vita e raccontano il passato della maga e nei disegni (virtuali) che diventano l’unico veicolo comunicativo per il pulcino Senzanome.

Infine, appare innegabile la natura meta-cinematografica di questo film che più e più volte parla di sé stesso, ironizza sulla (significativa) assenza di effetti speciali e supereroi, gioca con le citazioni e si preoccupa di chiamare in causa lo spettatore interpellandolo direttamente o fingendo che egli possa ascoltare e riferire le segrete trame della perfida Maga Cornacchia. Qualcuno sosterrà che possa trattarsi solo di una “sofisticheria intellettualeggiante” degli autori, ma quel che è certo è che i bambini in sala capiscono il gioco e alla fine del film, incoraggiati dai protagonisti, battono tutti insieme le mani a ritmo per facilitare il crollo dei Castelli Paralleli e decretare, così, la definitiva sconfitta della maga e dei suoi imbranati scagnozzi.

Regia: Sergio Manfio
Interpreti (voci italiane): Monica Ward, Laura Lenghi, Paolo Lombardi, Edoardo Nevola, Gigi Rosa, Paola Giannetti
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 94'

Origine: Italia, 2010