Culture diffuse. Le associazioni del terzo settore incontrano Roberto Gualtieri

Il candidato sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha incontrato le associazioni del terzo settore, confrontandosi con richieste di partecipazione e proposte per rilanciare la scena culturale capitolina

Si è svolto ieri negli spazi del Teatro Marconi il primo degli incontri di Culture diffuse, che riunisce al suo interno diverse reti di coordinamento legate alle arti allo scopo di dialogare con i candidati sindaci di Roma. Questo primo evento ha avuto come interlocutore Roberto Gualtieri, ex-Ministro dell’Economia e candidato sindaco per il Partito Democratico, al quale sono state portate le proposte e le rimostranze del circolo ARCI, del Coordinamento Regionale Scuole d’Arte (CO.R.S.A.), del Forum Nazionale per l’Educazione Musicale, del Forum Terzo Settore Lazio, di Fed.It.Art.-Lazio e dell’Unione Teatri Romani.

La richiesta comune rivolta a Gualtieri è stata quella di una decisa e forte discontinuità con le amministrazioni precedenti: queste sono state manchevoli di supporto, non in grado di coordinare e fornire un interlocutore chiaro nemmeno prima della pandemia. Questo ha portato a una frammentazione del settore, impossibilitato a formare relazioni solide con le istituzioni. Basti pensare che le scuole d’arte, a livello giuridico e normativo, non esistono e per questo ogniqualvolta abbiano bisogno di un contatto istituzionale si perdono in selve burocratiche che le rimandano da un ufficio a un altro. Per questo, viene chiesta un’interazione tra le associazioni del terzo settore con gli assessorati alle politiche sociali e alle politiche scolastiche, creando Borse di Studio per le Arti e interventi scolastici laboratoriali, facendo valere una volta per tutte il Diritto alla Musica e alle Arti per tutte le bambine e i bambini.

La parola chiave ascoltare si traduce anche in altre proposte generali: innanzitutto, quella di creare una cabina di regia permanente composta dalle varie associazioni capitoline e regionali (che verrebbero iscritte in un registro unico), in modo da creare un dialogo costante con chi il territorio lo vive in prima persona. Quella che viene proposta è infatti una progettualità comune su larga scala, che riguardi anche una partecipazione delle associazioni nelle scelte di bilancio del Comune e nella gestione delle grandi istituzioni culturali di Roma, come per esempio l’Auditorium, spesso gestite come fossero delle torri d’avorio.

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Un’altra delle richieste comuni è stata quella di semplificare le procedure amministrative, soprattutto per quel che riguarda l’utilizzo degli spazi pubblici. Ottenere la concessione di una piazza, anche per le norme vigenti anti-terrorismo, richiede tortuose procedure burocratiche estremamente limitanti (viene chiesta per questo l’abolizione della delibera 140) e peggiorate ulteriormente dal protocollo COVID, definito da Vito Scalisi di ARCI Roma “una follia”. Allo stesso modo, è stata proposto il superamento dell’”eventismo”, ossia della logica che un grande evento non possa trasformarsi in un’esperienza stabile ma debba essere estemporaneo e legato a un breve periodo di tempo. A questo proposito, accanto alla proposta di una grande fiera dello spettacolo, c’è anche quella della riprogrammazione radicale dell’Estate Romana, fondata nel 1977 da Renato Nicolini, che viene definita, in maniera dispregiativa, alla stregua di una sagra di paese.

L’intervento di Roberto Gualtieri non ha affrontato nello specifico le proposte avanzate da Culture diffuse. Sicuramente, però, ascolto è una delle parole chiave del discorso del candidato sindaco, secondo cui la crisi culturale che affronta Roma non è dovuta solamente da contingenze estreme, ma anche da un deficit di programmazione con quel tessuto associativo diffuso che regge la vita culturale della città. Accanto alla visione di una Roma che deve essere anche capitale culturale per centralità e attrattività, Gualtieri dice di vedere la cultura come una risorsa trasversale, che investe diversi ambiti della vita dei cittadini e che non deve essere assimilata totalmente alla dimensione industriale ed economica (considerazione sulla quale sorgono sempre più dubbi con l’ex Ministro che sceglie di parlarne spesso in termini economici: “la cultura è un diritto del contribuente”).

Accanto alla visione c’è il metodo, ossia quello di creare una diffusione e una prossimità dei luoghi di cultura, in linea con l’ambiziosa idea di Roma “in quindici minuti”. Viene anche ribadito il principio di sussidiarietà, cardine anche della Legge Cinema Franceschini, che vede nello stato una funzione di supporto, di alleato delle forze sociali. L’occasione per far ripartire la cultura di Roma sarà, per Gualtieri, l’Estate Romana, che “dovrà essere grandiosa” nella sua funzione riconciliatrice, che ottemperò così bene sul chiudersi degli anni ’70 nel pieno degli Anni di Piombo.

L’incontro si conclude con il candidato sindaco che si fa portare la sua amata chitarra e suona Estate sul palco.

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