Cyrano, di Joe Wright

Una rilettura moderna della commedia di Rostand ispirata al musical del 2018 di Erica Schmidt a cui manca un po’ di solarità ma riesce a rendere la storia ancora avvincente.

C’è spesso un testo letterario alla base del cinema di Joe Wright, da Jane Austen (Orgoglio e pregiudizio) a Lev Tolstoj (Anna Karenina) fino a J. M. Barrie (Pan – Viaggio sull’isola che non c’è) e Ian McEwan (Espiazione). Al di là dei risultati, ogni volta viene fuori un film diverso. I film del cineasta londinese si fanno assorbire dal testo, ma poi lo spogliano della dimensione temporale e lo modernizzano. Il modo di mostrare i sentimenti e le passioni per Wright sono immutabili. Le strade per rivelarli e rivitalizzarli però possono essere molteplici ed è per questo che la sua filmografia va in più direzioni. Con Cyrano adatta la commedia in cinque atti di Edmond Rostand dopo Augusto Genina (1923), Fernand Rivers (1945) Michael Gordon (1950 con cui il protagonista José Ferrer ha vinto l’Oscar) e l’adattamento più celebre del 1990 firmato da Jean-Paul Rappeneau con Gérard Depardieu. Non ci sono sostanziali variazioni nella storia. Cyrano non è bello ma ha una grande abilità verbale con cui ridicolizza i suoi nemici ed è anche un formidabile spadaccino. È innamorato di sua cugina Roxanne che però gli rivela che è innamorata di un altro uomo, il cadetto Christian, anche se non ha mai parlato con lui. Su richiesta della ragazza, Cyrano si prende cura di lui e scrive per conto suo le lettere d’amore. Di mezzo però c’è pure il conte De Guiche, che vuole sposare Roxanne e, dopo essere stato respinto, medita la vendetta.

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Alla base del film c’è soprattutto il musical off-Broadway di Erica Schmidt del 2018 che, come nel film, ha come protagonista Peter Dinklage da dove riprende la variazione più evidente nel protagonista; il limite fisico di Cyrano non è più il naso enorme ma l’altezza. Il regista potrebbe giocare sul sicuro affidandosi ai meccanismi collaudati del musical. E in parte lo fa riproponendo alcuni dei brani cantati dei due personaggi principali come Overcome o affidandosi all’intensità di Haley Bennett con Someone to Say all’inizio e soprattutto Every Letter. Non era facile rendere ancora avvincente una storia così conosciuta. Cyrano però ci riesce. Dietro la sua eleganza, c’è ancora un meticoloso lavoro sullo spazio che si potrebbe confrontare a quello dell’omaggio a Hitchcock nel film Netflix La donna alla finestra realizzato sempre quest’anno che si può vedere già dall’inizio nella mutazione dello spettacolo, dove si passa dalla rappresentazione teatrale al duello e poi nel cambio totale della scena con il paesaggio innevato al fronte. Ma soprattutto ricrea un’atmosfera magica nella famosa scena del balcone dove Cyrano diventa invisibile e, nell’oscurità, presta a Christian non solo le parole ma anche la voce. Forse fatica un po’ a reggere la durata di oltre due ore. Ma, nella sua apparente uniformità è un’altra bella sfida al classicismo letterario-cinematografico. C’è un po’ di cappa e spada alla Christian-Jacque i giochi verbali con cui Branagh si è divertito con Shakespeare in Molto rumore per nulla. Ecco, da questo punto di vista, il film aveva bisogno di un po’ più di luce e potenziale gli elementi più da commedia. In realtà già ci aveva pensato Steve Martin con Roxanne. Ma forse a Wright interessava più il lato mélo. Le lacrime sulle lettere e il finale sono totalmente nelle corde del cineasta e la confidenza di Peter Dinklage soprattutto ma anche Haley Bennett con i loro personaggi lo aiutano ancora di più. Alla fine Cyrano è la versione riuscita di Pan. L’isola che non c’è.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.33 (3 voti)
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